Apnea notturna

Apnea notturna: sintomi, rischi e rimedi

La sindrome dell’apnea notturna: di cosa si tratta? Vediamo rischi, sintomi e rimedi

Il fenomeno dell’apnea notturna è piuttosto frequente e può riguardare bambini e adulti. Come si può facilmente intuire dal nome, le apnee notturne causano l’interruzione o il rallentamento eccessivo della respirazione durante il sonno. L’interruzione può durare da qualche secondo a pochi minuti e verificarsi una o più volte a notte. In casi gravi, si può trattare anche di oltre 30 interruzioni in un’ora. Quando si è svegli l’aria fluisce nei polmoni grazie al sostegno dei muscoli del collo che tengono aperte le vie respiratorie. Questi muscoli mentre si dorme si rilassano causando un lieve restringimento delle vie respiratorie, senza per questo impedire all’aria di entrare e uscire. Se si soffre della sindrome delle apnee notturne, invece il passaggio può trovare un’ostruzione.

Come si fa a sapere se si soffre di apnea notturna?

Durante l’apnea notturna generalmente si passa da una fase di sonno profondo ad un’altra di sonno leggero. In seguito, la respirazione torna ad essere regolare, qualche volta accompagnata dal forte russare. Statisticamente, gli uomini sono più a rischio delle donne per quanto riguarda questa patologia ma il “diretto interessato”, in genere, non ha modo di accorgersi di essere affetto dalla sindrome. Per chi vive da solo l’unico segnale di cui può rendersi conto è la sonnolenza ripetuta durante il giorno, ma spesso si finisce per attribuirla ad altri fattori. Normalmente sono le persone che dormono insieme al paziente oppure chi lo osserva e ascolta durante il sonno, come nel caso di un bambino, ad accorgersi dei sintomi. Non esistono esami del sangue che possano diagnosticare questa sindrome, quindi è importante valutare insieme al medico i “segnali” durante un periodo di osservazione.

Alcuni sintomi della sindrome delle apnee notturne

Apnea Notturna - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Apnea Notturna – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Alcuni dei sintomi “campanello d’allarme” più comuni sono al contempo delle conseguenze fastidiose di questa patologia come:

  • mal di testa frequenti la mattina;
  • problemi di memoria, apprendimento e concentrazione;
  • irritabilità, depressione, sbalzi d’umore;
  • necessità di alzarsi frequentemente la notte per urinare;
  • sensazione di bocca asciutta o mal di gola al risveglio.

Durante la visita medica presso il proprio dentista di fiducia si potrà riferire l’eventuale presenza di questi problemi. Uno dei sintomi più frequenti delle apnee notturne è il continuo e forte russare che, se interrotto da pause, è seguito da un ansimare o boccheggiare. Il russamento di solito è più forte quando si dorme supini. Russare però non significa necessariamente soffrire di apnee notturne.

Esami per chi soffre di apnee notturne

Per valutare se si hanno apnee durante la notte insieme al medico:

  • si esamineranno gli eventuali precedenti di apnea in famiglia;
  • si verificherà la presenza di gonfiori o ingrossamenti dei tessuti nella bocca, nel naso e nella gola;
  • si misurerà la frequenza cardiaca poiché la cattiva qualità del sonno di chi soffre di apnea notturna può causare il rilascio degli ormoni dello stress che la fanno aumentare.

Di fronte alla possibile diagnosi di questa sindrome si può effettuare anche la polisonnografia in ospedale o in una clinica specializzata. Oppure si può ricorrere ad un monitor portatile a domicilio, per registrare attività cerebrale, movimenti oculari, battito cardiaco e pressione.

Le diverse tipologie dell’apnea notturna

A seconda di come si verificano le apnee notturne durante il sonno, sono state classificate due tipologie:

  • si parla di apnea ostruttiva se le vie respiratorie si ostruiscono oppure collassano e l’aria che attraversa l’ostruzione provoca forte russamento. È particolarmente frequente nelle persone in sovrappeso e nei bambini con tonsille ingrossate;
  • meno frequente l’apnea centrale, causata dalla mancanza di “invio” dei segnali corretti da parte della zona del cervello che controlla la respirazione ai muscoli che partecipano alla sua attivazione. Questa è diffusa ad esempio tra chi fa uso continuo di certe tipologie di farmaci.

Le cause dell’apnea notturna

Le vie respiratorie di chi soffre di apnea notturna restano del tutto o parzialmente ostruite perché:

  • i muscoli del collo e la lingua si rilassano troppo;
  • la lingua e le tonsille sono di dimensioni eccessive rispetto all’ampiezza delle vie respiratorie;
  • l’adipe in eccesso di un soggetto in sovrappeso può far ispessire le pareti della trachea;
  • la particolare struttura ossea di testa e collo provoca il restringimento delle vie respiratorie;
  • l’età avanzata del paziente causa una diminuzione della capacità degli impulsi nervosi di mantenere rigidi i muscoli del collo durante il sonno.

Quali rischi corre chi soffre di apnea notturna?

L’apnea notturna può alterare il metabolismo contribuendo alla possibilità di andare incontro ad obesità e diabete. Se le vie respiratorie sono parzialmente o totalmente occluse durante il sonno, i polmoni non ricevono la quantità d’aria necessaria. Quindi si può verificare anche un abbassamento repentino del livello di ossigeno nel sangue. Il cervello inizierà a “disturbare” il sonno per cercare di irrigidire i muscoli delle vie aeree superiori e di tenere aperta la trachea. Ne può derivare un aumento della frequenza cardiaca, aritmie o anomalie del battito fino all’insufficienza cardiaca e conseguente rischio di ipertensione, infarto, ictus. La mancanza di sonno può portare ad incidenti sul lavoro o alla guida di veicoli.

La cura dell’apnea notturna

Nella maggior parte dei casi, per eliminare il fenomeno delle apnee notturne si consiglia innanzitutto di modificare alcune cattive abitudini e lo stile di vita. Alcuni esempi sono:

  • abolire il fumo;
  • ridurre il consumo di alcol e sostituire i farmaci che provocano sonnolenza;
  • dimagrire in caso di sovrappeso;
  • abituarsi a prendere sonno stando sdraiati su un fianco invece che supini, anche con l’aiuto di cuscini;
  • ricorrere a spray nasali o farmaci contro le allergie, per migliorare la respirazione.

Il dentista o l’ortodontista possono realizzare un apparecchio su misura per rimettere in posizione mandibola e lingua. Questi nei casi di apnea lieve terranno aperte le vie respiratorie mentre si dorme. Esiste anche la possibilità di ricorrere ad un intervento chirurgico per allargare le vie respiratorie, rimuovendo o restringendo i tessuti in eccesso nella cavità orale, oppure risistemando la mandibola. La rimozione delle tonsille può risultare idonea nei bambini in cui queste ostacolano la respirazione.

Apnea Notturna - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Apnea Notturna – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Come funziona il ventilatore a pressione positiva continua (CPAP)?

Quando i principali accorgimenti non bastano a risolvere il problema, la terapia più comune è quella con il ventilatore a pressione positiva continua (CPAP). Questa viene sempre suggerita prima di giungere alla decisione di ricorrere all’intervento chirurgico. Il ventilatore a pressione positiva continua crea una lieve pressione d’aria per tenere aperte le vie respiratorie mentre si dorme. Questo ventilatore deve essere regolato le prime volte dal personale qualificato. Il flusso d’aria dell’apparecchiatura viene modificato in base alle necessità del paziente.

Tasche parodontali e tasche gengivali

Tasche parodontali e tasche gengivali: vediamo di cosa si tratta e come si curano

La definizione di tasche parodontali si riferisce alle tasche che si formano quando la profondità del solco gengivale aumenta. Il solco gengivale è un canale stretto e poco profondo che si trova ai lati del dente. In condizioni normali quindi, il tessuto osseo e quello della gengiva si adattano perfettamente attorno ai denti. In presenza della malattia parodontale, invece, l’estensione dell’infiammazione in profondità determina la distruzione ossea e la formazione delle tasche gengivali. Queste ultime divengono sempre più profonde, rendendo disponibile un più ampio spazio per la crescita dei batteri che si accumulano ed avanzano in profondità. In tal modo l’igiene orale domiciliare e professionale non sono più sufficienti a rimuovere i batteri. In casi più gravi la parte di osso danneggiata è tale da dover ricorrere all’estrazione dentale.

Principali cause delle tasche parodontali

Il deposito di placca è la causa principale di questo fenomeno. Se la placca non viene rimossa regolarmente provoca la distruzione dell’epitelio sulcare, il quale per difendersi si sposta più in basso. I batteri provocano solitamente gengiviti, i cui sintomi sono sanguinamenti gengivali. Quando si annidano nella tasca dentale producono tossine che distruggono gli osteoblasti, cellule responsabili della riproduzione dell’osso. Uno dei sintomi di questo stadio della malattia è la mobilità dei denti. Altre cause del formarsi di una tasca dentale possono essere:

  • il fumo,
  • lo stress,
  • la gravidanza,
  • gli squilibri ormonali,
  • le terapie farmacologiche,
  • la carenza di vitamina C e K.

Risulta evidente quindi che la prevenzione è fondamentale per diminuire drasticamente la possibilità che insorga questo problema. Una corretta pulizia dei denti è l’arma migliore per non incorrere nella formazione di tasche gengivali.

Placca batterica - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Placca batterica – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Come si cura la patologia delle tasche parodontali

Vediamo cosa fare in presenza di una tasca parodontale. Il primo passo è recarsi presso uno studio dentistico per una diagnosi corretta:

  • il paziente affetto da malattia parodontale viene sottoposto ad una visita specialistica, che si articola in un esame clinico e radiografico. Questi servono a valutare le condizioni dei tessuti di sostegno del dente necessarie per formulare una diagnosi. Il “sondaggio parodontale” si effettua inserendo una sonda millimetrata tra il dente ed il margine gengivale;
  • completata la visita, viene programmata la cosiddetta fase di terapia causale per il paziente, preposta all’eliminazione di placca e tartaro sopra e sotto gengivale. Si cercherà anche di ottimizzare il metodo da applicare per l’igiene orale domiciliare;
  • attraverso una seconda visita di valutazione si esaminano le condizioni cliniche dei tessuti parodontali ed una eventuale terapia chirurgica. Questa è finalizzata all’eliminazione della tasca gengivale e della placca sotto gengivale e alla ricostruzione dei tessuti parodontali distrutti.
Tasche parodontali e tasche gengivali - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Tasche parodontali e tasche gengivali – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Tipologie di interventi per la cura delle tasche parodontali

Esistono due tipologie di interventi chirurgici per ridurre la profondità della tasca gengivale:

  • il primo tipo di intervento consiste nel riportare la gengiva accostata all’osso per ristabilire i rapporti fisiologici. Il medico discosta i tessuti gengivali per rimuovere i batteri e leviga le superfici ossee alterate dalla malattia;
  • il secondo tipo di intervento permette di recuperare parte del danno rigenerando l’osso e il tessuto gengivale andati perduti ed eliminando la tasca dentale. Il medico procede discostando i tessuti gengivali per rimuove i batteri. In seguito può ricorrere all’applicazione di membrane, innesti di osso o proteine che stimolano i tessuti per aumentare la loro capacità di rigenerarsi.

Benefici dell’intervento di rimozione delle tasche parodontali

È molto importante ridurre la profondità della tasca parodontale ed eliminare i batteri presenti per prevenire il danno causato dalla progressione della malattia parodontale. La sola eliminazione dei batteri potrebbe non essere sufficiente a prevenire la ricomparsa della malattia.

La pulizia di una tasca gengivale profonda risulta più difficile, pertanto è fondamentale ridurne le dimensioni. La riduzione della profondità della tasca parodontale aumenta le probabilità di mantenere i denti sani. Questa naturalmente va associata alle corrette procedure di igiene orale domiciliare e professionale. In tal modo diminuirà il rischio di gravi problemi di salute correlati con la malattia parodontale.

Come prevenire il problema delle tasche parodontali

I primi sintomi della presenza di tasche gengivali sono alitosi, sanguinamento e dolore. Nel momento in cui si cominciano ad avvertire queste tipologie di fastidi in genere la malattia è già ad uno stadio avanzato. Molto spesso la presenza iniziale di una tasca parodontale, infatti, non dà alcun particolare sintomo. Per questo motivo è molto importante mantenere la buona abitudine di effettuare controlli periodici frequenti dal proprio dentista di fiducia. Nell’ipotesi in cui il dentista riscontri la presenza di tasche dentali quando si stanno ancora iniziando a formare, potrà optare per rimedi meno invasivi.

Come Scegliere il dentifricio

Come scegliere il miglior dentifricio per un sorriso smagliante

Sbiancante, antitartaro, dentifricio senza fluoro o al fluoro, nero al carbone o per denti sensibili: è davvero ampia la scelta quando si vuole acquistare il miglior dentifricio. Molti optano per un prodotto piuttosto che per un altro in base al sapore, altri scelgono basandosi sulla consistenza in gel, pasta o microgranuli. Saper valutare correttamente le differenti proprietà e i benefici portati dai vari tipi di dentifrici, però, è utile a fare un acquisto mirato. Non tutti i denti, infatti, hanno le stesse esigenze. Chiedere consiglio al proprio dentista di fiducia può essere il primo passo per eseguire la pulizia quotidiana dei denti con lo strumento più appropriato. Il medico potrà indicare anche la soluzione più idonea per dentiere e protesi.

COME SCEGLIERE IL MIGLIOR DENTIFRICIO?

La pasta dentifricia va utilizzata insieme allo spazzolino, possibilmente elettrico, ogni volta che ci si lava i denti, per eliminare i residui di cibo. Le particolari esigenze dei nostri denti come la presenza di carie, placca, tartaro o macchie e di gengive sensibili, ci aiuteranno a scegliere il prodotto giusto. I dentifrici più comuni sono quelli anti tartaro e antiplacca.

  • Per contrastare le carie ed il tartaro è da preferire il dentifricio al fluoro, il quale favorisce la rimineralizzazione dello smalto e svolge un’importante azione anti batterica. Il fluoro raggiunge la superficie dei denti e lega gli ioni calcio rafforzando l’idrossiapatite. Questo permetterà ai denti di resistere agli attacchi degli acidi della placca.
  • Per chi soffre la presenza eccessiva della placca, meglio dentifrici con clorexidina ma anche cloruro di sodio, iodio, stagno, zinco e alluminio.

SCEGLIERE IL DENTIFRICIO SBIANCANTE: PRIMA LA SALUTE, POI L’ESTETICA

Molti nuovi prodotti venduti per migliorare l’aspetto dei denti vengono presentati come“miracolosi”. La prima cosa da ricordare per scegliere il miglior dentifricio per la propria igiene orale quotidiana, però, è garantire la salute dei denti. I risultati estetici devono essere considerati in secondo luogo e solo quando non comportano un danno alla dentatura. È il caso di alcuni prodotti sbiancanti che, usati con continuità da chi ha macchie sui denti, rischiano di indebolire e consumare lo smalto. In genere, si consiglia la sospensione dell’utilizzo di questi prodotti prima di un intervento ai denti.

Cosa contiene il dentifricio sbiancante?

Come Scegliere il dentifricio - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Come Scegliere il dentifricio – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Forse ve lo siete chiesti e, pur leggendo i principi attivi sulla confezione, potreste non sapere a cosa servono. I dentifrici sbiancanti contengono vari tipi di sostanze come:

  • il fosfato di calcio diidrato, che svolge una funzione abrasiva;
  • i gel silicati disidratati e i silicati, che esercitano un’azione lucidante e pulente;
  • addensanti e leganti come i derivati della cellulosa e la glicerina;
  • elementi lubrificanti e umettanti come il polietilenglicole ed il sorbitolo;
  • dolcificanti e aromi che spesso “conquistano” gli acquirenti conferendo al prodotto un gusto particolare;
  • la clorexidina, agente anti-placca e disinfettante;
  • lo xilitolo, che addolcisce e ha anche proprietà anti-placca;
  • il carbonato di calcio che svolge funzione abrasiva;
  • l’idrossiapatite, componente naturale di ossa e denti che rinforza lo smalto;
  • il fluoro (a meno che non si scelga un dentifricio senza fluoro);
  • la cocamidopropil betaina, disinfettante;
  • il sodio laurilsolfato, detergente.

Il dentifricio nero al carbone attivo

In commercio si trovano molti tipi di dentifricio sbiancante e in genere la pasta è di colore bianco o presenta striature turchesi. Tra i prodotti in vendita, inoltre, si può trovare il dentifricio nero a base di carboni attivi di origine vegetale. Questo prodotto contribuisce a smacchiare i denti in modo non aggressivo, se usato regolarmente. In farmacia o in erboristeria potrete farvi consigliare sull’acquisto del miglior dentifricio nero. È importante verificare sulla confezione che nella composizione siano effettivamente presenti i carboni attivi.

IL MIGLIOR DENTIFRICIO IN BASE AL SAPORE

Se i vostri denti non hanno problematiche particolari e vi piace cambiare nell’utilizzo del prodotto, una possibilità sarà quella di scegliere in base al sapore. Gli aromi più comuni inseriti nei dentifrici sono:

  • timolo,
  • mentolo,
  • cannella,
  • menta piperita.

Questi ingredienti conferiscono un gusto fresco alla pasta dentifricia e lasciano nel cavo orale una sensazione gradevole che perdura a lungo. Per tutelare la salute dei denti e avere gengive sane, però, non è sufficiente fidarsi della sensazione di freschezza e la cosa migliore è fare attenzione ai principi attivi presenti nel prodotto.

IL MIGLIOR DENTIFRICIO PER OGNI ESIGENZA

  • L’uso di dentifrici a base di fluoruro può aiutare nel caso in cui si soffra di gengive sensibili. Questo tipo di gel andrebbe utilizzato in piccole quantità, per brevi periodi di trattamento e solo una volta a settimana. In caso si soffra frequentemente di colletti sensibili, quindi, è meglio consultare un medico.
  • I dentifrici a base di idrossiapatite aiutano a rafforzare lo smalto dei denti e contribuiscono alla salute orale, creando una barriera naturale contro le carie, il tartaro e l’ipersensibilità.
  • Il dentifricio sbiancante è caratterizzato dalla presenza di microsfere lievemente abrasive e detergenti.Tramite il contatto e lo strofinamento con la superficie del dente, le microsfere rimuovono le pigmentazioni dei denti. Tartaro e placca sono tra le cause di macchie sui denti ma anche fumo, bevande come il caffè e alcuni alimenti.
  • Quello salino neutralizza gli acidi nocivi presenti del cavo orale e impedisce la formazione del tartaro.

Qual è il miglior dentifricio per i bambini?

Come Scegliere il dentifricio - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Come Scegliere il dentifricio – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

La pulizia dei denti va praticata fin da bambini. Nei primissimi anni di vita, il bambino può imparare a lavare i denti anche solo con lo spazzolino e l’acqua. In seguito, oltre alla scelta dello spazzolino migliore per i denti dei piccoli, sarà importante anche quella della pasta idonea. Noi dentisti consigliamo fino ai sei anni di età l’utilizzo di un dentifricio senza fluoro. I bambini, infatti, devono fare pratica e abituarsi a non ingoiare il prodotto mentre lavano i denti. Se si ingerisce una quantità eccessiva di fluoro possono comparire segni di iperdosaggio noti come fluorosi. Un’altra possibilità per tutelare i piccoli è quella di scegliere un dentifricio bio.

SCEGLIERE UN DENTIFRICIO BIO

In commercio esistono anche tanti dentifrici naturali, ugualmente efficaci per proteggere i denti e mantenerli sani. Se ad esempio dovete scegliere un prodotto per i vostri bambini e non volete rischiare, optare per un dentifricio bio potrebbe essere la soluzione giusta. Anche in questo caso si può acquistare in base ai propri gusti, infatti tra i più diffusi ci sono:

Come Scegliere il dentifricio - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Come Scegliere il dentifricio – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

  • il dentifricio bio agli estratti di erbe;
  • il dentifricio bio all’aloe e agli oli essenziali;
  • il dentifricio bio con acqua salina.

Se siete curiosi di scoprire se abitualmente utilizzate un dentifricio bio, leggete con attenzione la confezione, dove devono essere riportati tutti gli ingredienti del dentifricio

faccette dentali

Faccette dentali: costo e opinioni

Le faccette dentali sono sempre più richieste da chi vuole ovviare ad un problema dentale estetico. Le cure dentali, infatti, non sempre portano anche a risolvere le conseguenze estetiche di una patologia. Per chi non vuole rinunciare a sfoggiare un bel sorriso, l’applicazione delle faccette estetiche dentali è una soluzione ad una serie di problemi della dentatura molto comuni. Ricordiamo tra questi: il diastema, i denti scheggiati o consumati dal bruxismo, le discromie e i lievi disallineamenti dentali. Per eseguire questa operazione si procede realizzando in laboratorio dei gusci in ceramica da attaccare ai denti interessati a seguito di un trattamento. Vediamone nel dettaglio i particolari e le eventuali controindicazioni.

COSA SONO LE FACCETTE DENTALI?

Con questa definizione ci si riferisce a delle lamine in ceramica dello spessore di circa 0.5 mm da applicare e cementare esternamente ai denti. Si possono considerare, quindi, vere e proprie protesi usate per mascherare i difetti di forma, colore o posizione dei denti. Nel caso specifico dell’applicazione sui denti storti, il vantaggio non è solo estetico ma anche nella masticazione. Attualmente si utilizzano due tipi di faccette:

  • indirette, in ceramica, le più utilizzate: hanno l’estetica migliore e sono più funzionali e resistenti. Poiché devono essere realizzate artigianalmente da odontotecnici specializzati il loro prezzo è il più elevato;
  • dirette, in composito, applicate sul dente con materiali compositi: esteticamente hanno una resa peggiore e sono meno resistenti.

Quando si parla di “ceramica” si intendono vari tipi di materiali vetrosi. Più alta è la percentuale di cristalli impiegati per rinforzarli, maggiore è la resistenza ma con una parallela diminuzione della trasparenza.

Ecco come si applicano le faccette dentali

faccette dentali - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

faccette dentali – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Per eseguire l’applicazione delle faccette estetiche dentali, il dentista procederà in questo modo:

  • limatura del dente o dei denti interessati per rimuovere dai 2 ai 3 decimi di millimetro dello smalto della superficie frontale del dente;
  • misurazione dell’impronta dentale;
  • analisi e scelta del colore più adatto;
  • prove estetiche con faccette provvisorie per valutare se siano adatte;
  • in base alle necessità e alla sensibilità del paziente, valutazione del ricorso ad un’anestesia locale;
  • trattamento del dente o dei denti con acido fluoridrico e rivestimento con materiale adesivo;
  • posizionamento della faccetta.

La limatura del dente è, di solito, ciò che preoccupa maggiormente i pazienti. Si parla di faccette noprep quando si applicano le protesi senza limare il dente. Queste si possono rimuovere come le altre ma tra le principali controindicazioni ci sono la scarsa aderenza nel tempo e il danneggiamento dello smalto in caso di rimozione.

QUANTO DURANO LE FACCETTE DENTALI?

Le faccette estetiche dentali sono considerate permanenti e possono durare per più di 10 anni ma una serie di fattori può renderne necessaria la rimozione e la sostituzione. La durata delle faccette dipende:

  • dall’accuratezza e dalla competenza del dentista,
  • dalla qualità dei materiali utilizzati,
  • dall’attenzione del paziente nella manutenzione.

Per quanto riguarda i materiali, le ceramiche feldspatiche a base di ossido di silicio permettono di creare lamine molto sottili, trasparenti e luminose. Queste, però, non sono tra le più resistenti e durature. Le ceramiche a base di ossido di alluminio e di ossido di zirconio sono molto resistenti perché totalmente cristalline. Queste però risultano più opache. Le ceramiche a base di disilicato di litio, infine, sono le più costose perché risultano le più gradevoli a livello estetico e resistenti nel tempo.

QUANTO COSTANO LE FACCETTE DENTALI?

faccette dentali - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

faccette dentali – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Il costo delle faccette dentali varia a seconda del numero di faccette e del tipo di materiale impiegato ma è, generalmente, abbastanza elevato. La spesa da affrontare prima di ricorrere a questa soluzione va considerata in rapporto alla durata, che non è “eterna”, e alla reale necessità estetica. In caso si vogliano applicare le faccette sui denti storti, ad esempio, bisogna considerare i benefici che ne potrà trarre la masticazione, oltre che l’estetica. Ci sono patologie particolari del dente che si vuole rivestire che possono rendere necessaria la rimozione del 30% dello smalto, al fine di procedere con l’applicazione. In questo caso si devono valutare attentamente le controindicazioni della limatura assieme al costo dell’applicazione.

In definitiva, si può dire che questa tecnica presenti elevate qualità, da quelle estetiche – grazie alle ceramiche di ultima generazione è possibile imitare perfettamente i denti naturali – a quelle di resistenza e di biocompatibilità. Se tale interventyo viene effettuato da uno studio professionale, il risultato sarà quello di mantenere invariato il colore originale dei denti, donando al contempo un nuovo sorriso.

stomatite aftosa

Cos’è la stomatite aftosa: terapia e sintomi

La stomatite aftosa ricorrente si manifesta nei bambini e negli adulti con delle lesioni fastidiose di piccole dimensioni all’interno del cavo orale, che si presentano ripetutamente nel tempo. L’assunzione di alcuni cibi e forte stress sono alcuni dei principali fattori scatenanti di questa infiammazione che provoca ferite nella bocca. I classici sintomi sono il bruciore seguito dalla comparsa di ulcere sul tessuto molle della bocca. Le ulcere possono comparire sulla lingua, all’interno delle labbra e delle guance, sul palato e sulle gengive. Questo problema è molto diffuso e per alcuni si manifesta con un paio di lesioni, poche volte all’anno. Per altri, invece, è più grave e si manifesta con numerose eruzioni costanti.

stomatite aftosa - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

stomatite aftosa – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

ADULTI E BAMBINI, SINTOMI DELLA STOMATITE AFTOSA

La stomatite o gengivostomatite aftosa si riconosce per la particolare intensità del dolore che dura dai 4 ai 7 giorni e anticipa l’arrivo delle ulcere. Queste somigliano a puntini di forma tonda o ovale. Sono di colore arrossato sul bordo e giallo grigiastro al centro. Hanno piccole dimensioni e non hanno l’aspetto delle vesciche come altre tipologie di lesioni del cavo orale. Spesso ne insorgono due o tre contemporaneamente e danno particolare fastidio mentre si mangia o quando si bevono liquidi caldi. I tempi di guarigione delle afte sono di massimo 10 giorni. Solo in casi di forme della patologia più gravi, come avviene nelle persone affette da AIDS, sono di grandi dimensioni e lasciano una cicatrice dopo la guarigione. Un altro sintomo della malattia è l’aumento della secrezione della saliva. Febbre e ingrossamento dei linfonodi si verificano raramente.

CAUSE DELLA STOMATITE AFTOSA

Vediamo quali sono le principali cause della stomatite:

  • i virus erpetici, la candida e gli stafilococchi sono alcuni dei microrganismi patogeni che provocano la stomatite. Questi si presentano soprattutto quando non viene curata l’igiene orale e la pulizia delle eventuali protesi dentarie;
  • l’utilizzo di sostanze antisettiche e le terapie antibiotiche possono contribuire all’insorgere del problema;
  • squilibri ormonali, malattie infettive, intossicazioni, deficit immunitari, carenze vitaminiche, possono dar luogo, tra gli altri sintomi, alle stomatiti;
  • la presenza di bordi taglienti nelle protesi dentarie è tra le cause della stomatite;
  • un’alimentazione povera di vitamine B1, B6 e B12 e non equilibrata può favorire la comparsa delle ulcere.

STOMATITE AFTOSA RIMEDI

I rimedi per la stomatite aftosa sono volti ad alleviare il dolore e non differiscono da quelli usati per la cura delle altre afte orali. L’applicazione dei preparati antisettici a livello locale contribuisce a disinfettare la bocca. Tra i farmaci prescritti comunemente dal dentista ci sono:

  • i collutori a base di clorexidina;
  • corticosteroidi come il desametasone in caso vi siano molte afte o corticosteroidi più blandi in caso ci siano poche afte;
  • compresse di prednisone;
  • farmaci immunosoppressori più forti per i casi più gravi;
  • un farmaco antivirale o antibiotico per i soggetti recidivanti e resistenti ai trattamenti.

Le cure “fai da te” in presenza di stomatite sono pericolose. Il medico, infatti, deve accertarsi che il paziente non soffra anche di un’infezione orale da herpes simplex, prima di prescrivere un corticosteroide.

Rimedi naturali per la stomatite aftosa

In attesa di un controllo dal dentista, si può ricorrere a dei rimedi naturali. Il potere lenitivo, antibatterico e anti infiammatorio delle piante e di altre sostante naturali è riconosciuto da molti. Il vantaggio di questi rimedi è che non richiedono prescrizione medica e non hanno effetti collaterali. Ecco alcuni accorgimenti per alleviare il dolore:

  • tenere una bustina tiepida di tè nero, ricco di acido tannico, sulle ulcere;
  • effettuare sciacqui della bocca con il bicarbonato di sodio, sfruttando le sue proprietà antibatteriche;
  • effettuare sciacqui con succo di limone diluito in acqua;
  • applicare sulle afte un gel a base di aloe vera, che aiuterà a disinfettare, lenire e cicatrizzare;
  • applicare a livello locale preparati lenitivi a base di chiodi di garofano.

PREVENIRE LA STOMATITE AFTOSA

stomatite aftosa bambini - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

stomatite aftosa bambini – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

La prevenzione è molto importante per evitare l’insorgere di problemi come quello della stomatite. La corretta igiene orale tre volte al giorno, con uno spazzolino e un dentifricio di buona qualità, è il primo passo. Alla spazzolatura dei denti si aggiungono l’utilizzo di filo interdentale, collutori e la periodica ablazione del tartaro eseguita presso lo studio del dentista. Anche l’alimentazione, però, aiuta a prevenire le malattie del cavo orale. La salivazione infatti può cambiare molto in base alle proprie abitudini alimentari. Se in essa è presente un eccessivo contenuto di batteri, l’igiene orale può non essere sufficiente per rimuoverli. Seguire una dieta equilibrata, povera di grassi e ricca di vitamine, contribuisce a diminuire le possibilità che insorgano infiammazioni nella bocca.

Cosa mangiare quando si soffre di stomatite aftosa?

Tra le cause per la stomatite aftosa si annovera l’assunzione di alcuni alimenti come:

  • mandorle,
  • arachidi,
  • cereali,
  • cioccolato,
  • pomodori,
  • caffè,
  • uova,
  • fragole,
  • formaggio.

Quando la malattia è in fase acuta, è meglio evitare l’assunzione di alcolici, cibi molto piccanti, acidi, speziati e salati che possono irritare e aumentare l’infiammazione.
I cibi consigliati per superare al meglio le fasi acute della stomatite sono:

  • la frutta e la verdura fresche e di stagione, sia cotte che crude e accuratamente lavate. Tra questi, ad esempio, sono da preferire kiwi, broccoli e spinaci;
  • gli alimenti ricchi di vitamina C e vitamina B12 come carne e pesce, formaggi;
  • inoltre, sono utili alla guarigione i cibi che contengono molto ferro come asparagi, fagioli e spinaci e acido folico come lenticchie e ceci.

LA STOMATITE AFTOSA È CONTAGIOSA?

Se la stomatite deriva dalla presenza di una malattia virale può essere contagiosa. In questi casi è bene prendere alcuni accorgimenti per evitarne la trasmissione, soprattutto tra i bambini. Posate e stoviglie non andranno “scambiate” tra bambini e adulti e sarà opportuno lavarle dopo ogni utilizzo. I bambini molto piccoli hanno la consuetudine di mettere spesso le mani in bocca e qualcuno succhia il dito per abitudine. Nei giorni in cui è presente la malattia, sarebbe opportuno cercare di evitare il più possibile questi gesti e pulire frequentemente le mani dei piccoli. In alternativa, sarà utile evitare che scambino i loro giochi con altri bambini dopo averli toccati e pulirli quando avranno finito di usarli.

Pulpite

Pulpite dentale: cause, sintomi e rimedi

La pulpite è un’infiammazione della polpa dentaria, ossia la parte più interna del dente che ha molte terminazioni nervose, vasi sanguigni e tessuto connettivo. Questa infiammazione è una delle più comuni cause del mal di denti e compare spesso in seguito al formarsi di una carie dentaria. Tra i sintomi più frequenti c’è il dolore, che aumenta in corrispondenza con l’assunzione di cibi caldi o freddi e ricchi di zuccheri o con la masticazione. Se non si provvede immediatamente ad una cura per alleviare il dolore e far guarire l’infiammazione, il problema può degenerare in un processo necrotico del dente, cioè della morte della polpa dentale stessa. Solo in casi come questo si deve ricorrere alla devitalizzazione, oppure alla rimozione di una parte della polpa o all’estrazione dentale.

CAUSE DELLA PULPITE

La pulpite dentale si verifica frequentemente in conseguenza di una carie profonda. Il dente danneggiato dalla carie ha lo smalto e la dentina rammolliti. Le sostanze acide prodotte dai batteri demineralizzano lo smalto e la dentina. In questo modo, i batteri e le loro tossine raggiungono la polpa del dente che viene infettata e si infiamma. Le altre possibili cause della pulpite sono:

  • masticazione scorretta;
  • mancanza di igiene orale;
  • parodontite;
  • traumi dentali;
  • ripetuti interventi invasivi ai denti;
  • bruxismo;
  • malocclusioni dentali.

Anche un dente devitalizzato può essere soggetto alla pulpite se la cura canalare non è eseguita presso uno studio dentistico che garantisca la massima igiene e attenzione durante l’intervento. È meglio, inoltre, verificare che lo studio si avvalga della collaborazione di dentisti esperti in endodonzia.

PULPITE DENTALE: COME RICONOSCERLA

pulpite - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

pulpite – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Quando insorge, la pulpite dentale inizialmente può essere priva di sintomi. I sintomi di questa infiammazione, anche nella sua fase acuta, possono essere confusi con altri problemi del cavo orale. Il mal di denti intenso ma non localizzato in un punto preciso, che sia continuo o intermittente è un primo segnale. Gli stimoli esterni come la masticazione, il caldo e il freddo peggiorano il dolore. Per individuare il problema che genera il mal di denti, in ogni caso, è necessario un controllo presso uno studio dentistico. In base all’esame del medico si potrà capire se si tratta di:

  • pulpite reversibile: quando l’infiammazione non è ancora grave e si può curare. Si riconosce dal fatto che il dolore non è sempre presente;
  • pulpite irreversibile: quando l’infiammazione della polpa si è aggravata e si verifica una necrosi della stessa. Si riconosce in presenza di forte dolore notturno e diurno e può essere anche purulenta.

COME SI CURA LA PULPITE

Ecco cosa fare in caso sia diagnosticata una pulpite dentale. Seguendo la terapia indicata dal dentista, molto probabilmente sarà necessario assumere dei farmaci per arrestare l’infiammazione ed evitare che peggiori e diventi acuta. A scopo antidolorifico sarà prescritto un analgesico per attenuare il fastidio. Un farmaco efficace per il trattamento del dolore non troppo intenso è il paracetamolo. A seconda dei casi, è anche indicata l’assunzione di un antibiotico per il controllo iniziale della pulpite.
Per eliminare la causa scatenante il dolore si dovrà effettuare un trattamento medico rimuovendo la carie la polpa del dente responsabile, effettuando di fatto una devitalizzazione.

Come prevenire l’insorgere della pulpite

Una corretta e costante igiene orale è sempre il primo passo nella prevenzione delle problematiche dentali di ogni genere. Lo stesso vale per la pulpite dentale. È importante ricordare alcune regole:

  • i denti vanno lavati tre volte al giorno;
  • lo spazzolino va sostituito ogni 3 mesi circa perché i batteri si accumulano fra le setole e queste, col tempo, si rovinano e graffiano la superficie del dente;
  • il dentifricio che contiene il fluoro è uno dei più utili nella prevenzione della pulpite perché rinforza lo smalto dei denti;
  • l’utilizzo frequente e prolungato di dentifrici che contengono sostanze che “sbiancano” i denti e sono abrasivi, invece, può rendere lo smalto più sottile;
  • l’uso del filo interdentale una volta al dì svolge una funzione importante perché permette di rimuovere accuratamente i residui di cibo che si incastrano tra le gengive;
  • il risciacquo con il collutorio antiplacca contribuisce a mantenere un’igiene ottimale della bocca.

Pulpite e mal di denti: quando controllarsi dal dentista?

La cura quotidiana dei denti parte dalla pulizia con lo spazzolino tradizionale o elettrico e il dentifricio più adatto alle proprie esigenze. Per eseguire correttamente tale pulizia è utile rivolgersi al proprio dentista di fiducia che, in base alle esigenze del paziente, consiglierà lo spazzolino migliore ed il dentifricio più adatto.
È bene farsi controllare periodicamente dal dentista per effettuare presso lo studio dentistico l’ablazione del tartaro completa per evitare l’insorgere di infiammazioni gengivale ed il conseguente mal di denti gengivale o carie. Soggetti particolarmente esposti a questi problemi possono fare una buona prevenzione grazie alle terapie indicate dal medico.

Estrazione dente del giudizio

Estrazione dente del giudizio: costo e tutto quello che c’è da sapere

I denti del giudizio sono quattro e vengono detti anche terzi molari. Generalmente nascono tra i 18 e i 25 anni di età nelle ultime posizioni dell’arcata dentale. Il termine medico per riferirsi all’estrazione del dente del giudizio è “avulsione”. Questo intervento può essere necessario per motivi di diversa natura. Oggi è ritenuto un intervento di routine che si esegue a livello ambulatoriale ma, trattandosi pur sempre di un’operazione chirurgica, prima di affrontarla è bene essere informati sui postumi, sulle possibili controindicazioni e sui rimedi alle eventuali conseguenze. Le complicazioni che più frequentemente possono presentarsi sono gonfiore e dolore o sanguinamento dopo l’intervento. Che si tratti del dente del giudizio inferiore o superiore, il costo dell’estrazione varierà a seconda delle strutture e in base alla presenza o meno di particolari anomalie del cavo orale.

ESTRAZIONE DENTE DEL GIUDIZIO: QUANDO È NECESSARIA

Estrazione dente del giudizio - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Estrazione dente del giudizio – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

L’avulsione si esegue a scopo preventivo o curativo. Nel primo caso serve a tutelare il corretto allineamento degli altri denti per evitare il generarsi di malocclusione. In età adulta, spesso si ricorre all’avulsione per limitare i rischi che l’uscita di un dente del giudizio può portare ad un terzo molare già formato. L’estrazione del dente del giudizio è necessaria a scopo curativo nei casi di:

  • affollamento dentale che rende difficoltosa l’igiene dentale quotidiana e interferisce con la normale masticazione;
  • erosione e infiammazione del dente adiacente al dente del giudizio ancora incluso nella gengiva, il quale spinge contro le radici del primo;
  • grave infezione, pulpite, carie, ascesso dentale al dente del giudizio;
  • dente del giudizio non uscito e intrappolato all’interno dell’osso mandibolare o mascellare;
  • infiammazione della gengiva causata da un dente del giudizio mal posizionato;
  • pressione esercitata dal dente del giudizio su quelli vicini che genera mal di denti cronico;
  • rottura o frattura del dente.

DOLORE DOPO L’ESTRAZIONE DEL DENTE DEL GIUDIZIO: COME EVITARE COMPLICAZIONI

Estrazione dente del giudizio - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Estrazione dente del giudizio – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

A seguito dell’estrazione del dente del giudizio quanto dura il dolore? La principale preoccupazione di chi deve sottoporsi a questo intervento sono le possibili conseguenze post estrazione. I tempi di recupero variano a seconda del caso specifico ed in genere non richiedono più di una settimana. Per evitare che si crei infezione dopo l’intervento e favorire una immediata guarigione, sarà necessario seguire scrupolosamente la terapia farmacologica e le indicazioni date dal medico. Sarà utile anche qualche suggerimento riguardo cosa mangiare dopo l’estrazione.
Il decorso post-operatorio varia di caso in caso e dipende da diversi fattori come:

  • il grado di sviluppo delle radici del dente del giudizio da rimuovere,
  • la corretta messa in atto delle precauzioni antecedenti e durante l’estrazione del dente;
  • l’osservanza delle indicazioni date dal dentista dopo l’estrazione.

Postumi dell’estrazione del dente del giudizio

Solitamente l’estrazione del dente del giudizio si effettua in anestesia locale, per contrastare il dolore durante l’intervento. Solo in casi più gravi e in presenza di pazienti affetti da sindrome ansiogena che impedisca loro di affrontare serenamente l’intervento, si ricorre all’anestesia totale. Svanito l’effetto dell’anestesia, le conseguenze più comuni sono dolore post estrazione, lieve sanguinamento, temporanea riduzione della capacità masticatoria. Anche la febbre dopo l’estrazione è abbastanza frequente ed in genere è un fenomeno transitorio, che si risolve con l’assunzione di paracetamolo. Questo tipo di intervento in molti casi si può effettuare senza punti di sutura ma talvolta è necessario metterli proprio per chiudere la ferita chirurgica.

Precauzioni post estrazione dente del giudizio

Ecco alcuni pratici suggerimenti per affrontare al meglio il decorso post operatorio:

  • la notte può essere utile dormire con la testa poggiata su due cuscini per attenuare il dolore e l’emorragia gengivale;
  • per tamponare il sanguinamento si può tenere premuta una garza sterile assorbente sulla gengiva per 30-60 minuti;
  • l’assunzione di farmaci antidolorifici e antinfiammatori prima che svanisca l’effetto dell’anestesia è spesso consigliata dal medico;
  • tenere una borsa del ghiaccio sulla guancia, all’esterno della mascella, per 10 minuti e più volte al giorno, può contribuire ad alleviare dolore ed infiammazione;
  • il cavo orale va risciacquato con collutori dopo 12-24 ore;
  • per non irritare la gengiva è opportuno consumare cibi liquidi o soffici e non troppo caldi o freddi;
  • il consumo di alcolici ed il fumo sono assolutamente da evitare.

COSTO ESTRAZIONE DENTE DEL GIUDIZIO

Il prezzo di questo intervento varia in base a vari fattori. Elemento di cui tenere conto in primo luogo è se lo si affronta in una struttura sanitaria pubblica o in una clinica privata. Il costo dipende, poi, dal tipo di incisione da effettuare: infatti, a seconda che il dente del giudizio da estrarre sia semi incluso o totalmente incluso, il prezzo subirà delle variazioni. Ne seguirà un’operazione di tipo più invasivo o meno invasivo che richiederà maggiori o minori precauzioni e tipologie di anestesia differenti. Anche la presenza di eventuali anomalie del cavo orale del paziente può condizionare la complessità dell’estrazione dentale e conseguentemente il costo dell’intero intervento. Solo a seguito di un incontro con il proprio dentista di fiducia, esperto in chirurgia orale e degli opportuni esami preventivi, si potrà valutare il costo complessivo.

Nuovi approcci chirurgici in implantologia

Il 13 Novembre presso il Relais Villa Abbondanzi di Faenza dalle 20:00 alle 22:30, il Dott. Alessandro Rossi sarà relatore di un approfondimento dal titolo:

“Nuovi approcci chirurgici in implantologia”

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Tradizione e innovazione nella moderna odontoiatria

Il 12 Novembre presso G.A.M. di Torino in via Magenta, 31 alle 20:00, il Dott. Jason Motta Jones sarà relatore di un corso dal titolo:

“TRADIZIONE E INNOVAZIONE NELLA MODERNA ODONTOIATRIA”

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