Scovolino denti o spazzolino interdentale, come utilizzarlo per un’igiene dentale ottimale

Gengive infiammate e che fanno male: quali sono le cause, cosa mangiare e come curarle

L’igienista dentale: cosa fa per la vostra igiene orale professionale

L’igienista dentale cosa fa? Quali sono esattamente i suoi compiti? Quando affidarsi a questo professionista e quando a un dentista? Alcuni pazienti incorrono in questi dubbi nel momento in cui hanno la necessità di esaminare e risolvere alcune problematiche dei denti. Molti si interrogano su cosa fa un igienista dentale e qual è il suo ruolo nella cura della corretta igiene orale. Si tratta di un operatore sanitario che possiede il titolo di studio abilitante alla professione e, su indicazione degli odontoiatri, si occupa della prevenzione delle affezioni oro-dentali.

Nel nostro studio dentistico di Milano ci avvaliamo del contributo di due igienisti dentali disponibili ad aiutare a mantenere i denti dei pazienti nella condizione migliore.

COSA FA UN IGIENISTA DENTALE

L’igienista dentale è una figura professionale sanitaria che ha svolto un completo percorso di studio e addestramento in tema di igiene orale. Coadiuva il dentista allo svolgimento di complete e complesse cure dentali ed esegue le prestazioni terapeutiche previste sul paziente. Le principali responsabilità dell’igienista dentale includono:

  • la pulizia dei denti dei pazienti da placca e tartaro;
  • l’esecuzione di controlli accurati per verificare l’eventuale presenza di carie dentale o patologie a carico delle gengive e delle radici dei denti.

Un altro ruolo che l’igienista dentale può ricoprire è di carattere estetico e riguarda lo sbiancamento dei denti.

Cosa accade nel corso di un appuntamento con l’igienista dentale?

Normalmente, una seduta di igiene orale professionale richiede circa 45′/60′ di tempo. Se il paziente la ripete con cadenza regolare e mantiene una buona igiene orale quotidiana personale, una seduta può durare anche solo 30′.

L’esame interessa i denti e le gengive e valuta la quantità di placca e tartaro presenti e l’eventuale evidenza di lesioni cariose nello smalto dei denti.

L’igienista misura la profondità del solco che si trova nella zona della radice dei denti e della gengiva. Tale manovra si chiama sondaggio parodontale. Se il solco ha una profondità maggiore di 3-4 millimetri, è possibile che la zona sia interessata da una situazione patologica denominata gengivite. Gli stadi più avanzati di gengivite portano alla malattia parodontale ed è importante che l’igienista intercetti tali situazioni al più presto possibile. Se insorge la malattia parodontale, l’igienista indirizza il paziente al dentista per lo studio e il trattamento del caso.

COME SI SVOLGE LA SEDUTA DI IGIENE ORALE PROFESSIONALE

Una volta che igienista dentale o dentista hanno esaminato in modo approfondito le condizioni del cavo orale, per provvedere a una corretta igiene orale si fissano le sedute di ablazione del tartaro. Nel corso di una seduta di igiene dentale professionale, l’igienista rimuove completamente tartaro e placca dalla superficie dei denti. Per svolgere il lavoro utilizza strumenti come le curettes e gli ablatori a ultrasuoni.

Si tratta di una procedura che ha lo scopo di preservare la salute orale, la stabilità e la cura dei denti tramite l’eliminazione:

  • delle colonie batteriche adese ai denti sotto forma di placca batterica (di consistenza molle, simile alla farina bagnata);
  • dei depositi di tartaro (che si presenta sotto forma di incrostazioni calcificate).

Questi accumuli di placca e tartaro sono molto insidiosi in quanto si formano anche in zone non visibili ad occhio nudo e di difficile accessibilità e quindi di difficile rimozione.

Cosa fa un igienista dentale competente e affidabile

Rivolgersi agli studi dentistici e agli igienisti seri è molto importante per ottenere il massimo risultato e non buttare soldi. Se il tempo necessario per una seduta di igiene orale professionale si riduce ai circa 20′, come si legge in certe pubblicità, spesso si tratta di situazioni dove in effetti non è necessario eseguire la detartrasi. Se il livello di pulizia orale è già di per sé buono, in 20′ si esegue dunque una procedura inutile oppure incompleta.

Inoltre, al termine della seduta, un igienista dentale professionale deve procedere anche:

  • alla lucidatura dei denti, per eliminare i residui di pigmenti alimentari. Inoltre, grazie alla lucidatura e depigmentazione che rendono la superficie dentale più liscia e uniforme, si rallenta la successiva riformazione della placca. In tal modo, viene anche facilitata la pulizia domiciliare con filo interdentale e spazzolino elettrico;
  • alla fluoroprofilassi, attraverso l’applicazione di mascherine al fluoro che rinforzano e rimineralizzano lo smalto.

LA CORRETTA IGIENE ORALE QUOTIDIANA

La frequenza raccomandata per le regolari sedute di igiene orale professionale è di due volte l’anno. È stato osservato che 6 mesi sono normalmente il tempo ideale per intercettare preventivamente delle problematiche che potrebbero incorrere a livello dei denti e delle gengive. In determinati casi, dopo un’attenta valutazione eseguita sulla base dell’osservazione nel tempo del paziente da parte di dentista e igienista, può essere variata tale frequenza. Questo anche in base alla capacità di pulire accuratamente i denti a casa.

Nel caso fosse opportuno, è importante prenotare anche la cosiddetta “Lezione di Igiene Orale”. Il ruolo dell’igienista dentale è anche quello di dedicarvi del tempo per istruirvi e allenarvi su come eseguire le corrette manovre di igiene orale personale e su che tipologia di strumenti utilizzare.

Quante volte al giorno si devono lavare i denti?

Noi dentisti ripetiamo sempre ai pazienti che, per mantenere una corretta igiene del cavo orale, è molto importante lavare i denti con una certa frequenza. L’abitudine ottimale sarebbe quella di lavarli dopo ogni pasto, ma ciò significherebbe, ad esempio, che una persona che segue una dieta articolata in 5 pasti al giorno dovrebbe lavare i denti 5 volte. Non tutti hanno l’abitudine di portare sempre con sé lo spazzolino tradizionale o elettrico, il dentifricio ed il filo interdentale. Inoltre, non sempre si ha la possibilità ed il tempo di fermarsi in una toilette dopo il pasto per provvedere alla pulizia dei denti. La regola, però è quella di lavare i denti almeno 3 volte al giorno.

PERCHÉ BISOGNA LAVARE I DENTI 3 VOLTE AL GIORNO?

Anche se di norma denti si dovrebbero lavare dopo ogni pasto, è importante comprendere che il processo di accumulo della placca si verifica indipendentemente dall’assunzione del cibo. In linea di massima, quindi, l’abitudine migliore da assumere è quella di provvedere alla pulizia dei denti almeno tre volte al giorno. La placca che si deposita attorno ai denti nell’arco della giornata dopo circa 8 ore comincia a calcificare e trasformarsi in tartaro. Quest’ultimo non si può rimuovere con lo spazzolino e richiede un trattamento di detartrasi. Per questo motivo si stima che il lavaggio dei denti ripetuto 3 volte nel corso della giornata, a distanza di circa 6 ore l’una dall’altra, contribuisce ad evitare la formazione del tartaro.

Chi deve lavare i denti più volte al giorno

I soggetti maggiormente predisposti alla formazione di carie dentali o che soffrono frequentemente di parodontite devono fare particolare attenzione alla pulizia quotidiana del cavo orale. Queste persone, in modo particolare, non dovrebbero far passare più di 8 ore tra un lavaggio dei denti e l’altro. In questi casi noi dentisti consigliamo anche di spazzolare i denti 4 volte al giorno:

  • la mattina, dopo colazione,
  • il pomeriggio, dopo aver pranzato,
  • la sera, subito dopo aver cenato,
  • di nuovo la sera, prima di andare a dormire.

Chi ha problemi particolari di placca, tartaro, carie o parodontite, dovrebbe recarsi presso lo studio dentistico di fiducia per la detartrasi almeno due volte l’anno e fino ad una volta ogni tre mesi. Questa routine, combinata alla corretta igiene dentale quotidiana, evitache si accumuli il tartaro tra denti e gengive.

LAVARE I DENTI TROPPO SPESSO FA MALE?

Lavare più volte al giorno i denti non fa male, ma se non si spazzolano in modo corretto possono verificarsi dei problemi. Quando lo spazzolamento è troppo energico ed il movimento viene effettuato in senso orizzontale, si può consumare lo smalto dei denti senza pulirli al meglio. Anche la scelta di uno spazzolino inadatto o con setole troppo dure può irritare le gengive. Se si effettua un movimento verticale dello spazzolino partendo dalla gengiva e proseguendo verso il dente si otterrà un risultato ottimale senza provocare danni. Non si devono dimenticare le superfici masticanti dei molari e dei premolari e la parte interna delle arcate dentali, che è molto importante anche se non visibile. Un’altra possibilità per lavare frequentemente i denti senza preoccupazioni è utilizzare lo spazzolino elettrico.

Lavare i denti - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Lavare i denti – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

DOPO AVER MANGIATO, QUANTO SI DEVE ASPETTARE PRIMA DILAVARE I DENTI?

Molti pazienti ci chiedono se si debba calcolare un intervallo di tempo tra la fine del pasto e la pulizia dei denti. I pareri dei dentisti a riguardo non sono unanimi ma la maggior parte dei medici consiglia di spazzolare i denti appena alzati, prima di fare colazione. Il motivo è che durante la colazione molti consumano cibi o bevande contenenti sostanze acide, come il succo di arancia. Queste contribuiscono ad ammorbidire lo smalto dei denti e, se si spazzolano i denti nella mezz’ora successiva alla loro assunzione, si potrebbero indebolire. Tale principio vale in linea di massima per tutti i pasti della giornata, quindi si dovrebbero pulire i denti prima di consumare qualcosa di acido, e si dovrebbe eseguire uno sciacquo con dell’acqua dopo il pasto, per ripristinare in modo veloce il pH della bocca.

LAVARE I DENTI: ALTRI STRUMENTI OLTRE ALLO SPAZZOLINO

Stabilito quante volte è necessario spazzolare i denti per una pulizia ottimale delle arcate, non si deve dimenticare l’importanza degli altri strumenti utili per l’igiene orale. Oltre allo spazzolino o allo spazzolino elettrico, infatti, è importante usare almeno una volta al giorno:

Lavare i denti - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Lavare i denti – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

  • lo scovolino, che aiuta a rimuovere i depositi di placca tra gli interstizi dentali;
  • il filo interdentale, in alternativa allo scovolino, per pulire le parti vuote tra i denti;
  • l’idropulsore, che sfrutta un getto d’acqua ad alta pressione utile soprattutto a chi porta l’apparecchio ortodontico o le protesi;
  • il collutorio, per disinfettare e rinfrescare la bocca.

Le principali cause della candidosi orale

La candidosi orale viene chiamata anche mughetto orale. Consiste in un’infezione micotica causata dalla Candida Albicans. Questa tipologia di fungo appartiene alla famiglia dei Saccaromiceti ed è presente normalmente nella bocca, in una concentrazione tollerabile ed innocua. La sua funzione, infatti, è quella di facilitare la digestione degli zuccheri. In alcune particolari condizioni, però, la micosi può proliferare e dare luogo ad un’infezione. La maggior parte dei fattori che causa l’insorgere del mughetto orale sono innanzi tutto responsabili di un abbassamento delle difese immunitarie. Come conseguenza, insorge l’infezione nella bocca.

CANDIDOSI ORALE: NEONATI E BAMBINI I SOGGETTI PIÙ A RISCHIO

Ad essere maggiormente colpiti da questa malattia sono i neonati, soprattutto in caso di parto prematuro. Il sistema immunitario dei neonati prematuri, infatti, non è ancora perfettamente sviluppato e può essere meno efficiente della norma. Il fastidio causato da tale infezione nei bambini impedisce un’alimentazione regolare. Il rifiuto del latte può essere un primo sintomo del problema. In tal caso si può verificare se ci sono placche bianche nella bocca. In caso affermativo, ci si deve rivolgere ad uno specialista per curare il bambino e permettergli di riprendere a mangiare normalmente. Le verifiche ed eventuali cure andranno fatte anche sulla mamma poiché, in caso di allattamento, il fungo si trova in genere anche sul capezzolo materno.

Altre cause del mughetto orale

I neonati ed i bambini non sono gli unici soggetti a rischio di micosi della bocca. La Candida Albicans provoca infezioni, ad esempio, in concomitanza con:

Candidosi Orale - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Candidosi Orale – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

  • un forte raffreddore o l’influenza,
  • una gastroenterite,
  • un’infezione batterica, come congiuntivite o gengivite.

Chi soffre di una malattia virale, inoltre, ha le difese immunitarie più basse della norma ed è un soggetto a rischio di mughetto orale. L’utilizzo di alcuni farmaci come gli antibiotici per periodi di tempo prolungati è un’altra causa di riduzione delle difese immunitarie. Chi è sottoposto a determinate cure farmaceutiche, quindi, può avere maggiore facilità a contrarre questa malattia. Le cure antibiotiche spesso debellano tutti i batteri, compresi quelli che svolgono una funzione positiva come alcuni batteri presenti nella flora intestinale.

Inoltre, assumere droghe, soffrire di diabete, avere contratto il virus dell’HIV, sono altri fattori che possono contribuire alla comparsa dell’infezione da Candida Albicans.

LA CANDIDOSI ORALE È CONTAGIOSA?

Se si viene a contatto con la saliva di chi ha questa infezione in corso, si può rimanere contagiati. Il contatto con la mucosa della bocca o del naso e con la saliva può avvenire prevalentemente attraverso il bacio o durante la poppata tra la mamma ed il lattante. Anche la condivisione delle posate con cui si mangia può portare al contagio della Candida Albicans. Se si è diagnosticata la presenza di questa infezione, è molto importante evitare questo tipo di contatti e, nel caso dell’allattamento, seguire precise indicazioni fornite dal medico.

SINTOMI DELLA CANDIDOSI ORALE

Riconoscere la candidosi è abbastanza facile grazie ai sintomi tipici avvertiti dal paziente. Il nome mughetto orale deriva proprio dalla pellicola biancastra che compare, in genere, sulla lingua di chi ne soffre. Talvolta il mughetto, insieme a delle placche, può comparire anche sul palato. Altri segni comunemente associati all’infezione sono:

  • leggero fastidio e pizzicore diffuso nel cavo orale,
  • bruciore molto intenso nella bocca,
  • sapori alterati e sgradevoli,
  • arrossamento intenso, dovuto all’erosione provocata dal fungo.

CURA DELLA CANDIDOSI ORALE

La candidosi orale non deve essere trascurata, poiché rischia di diffondersi in altre parti del corpo o di cronicizzarsi. Difficilmente passa da sola ed è necessario rivolgersi ad uno specialista per individuare immediatamente la cura giusta.

Candidosi Orale - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Candidosi Orale – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

La terapia più comune si basa sulla prescrizione di farmaci antimicotici che solitamente riescono ad  eliminare il problema in pochi giorni. Tra i farmaci più utilizzatici sono quelli a base di nistatina e miconazolo, i primi sono più indicati per gli adulti, gli altri per i bambini.

Altri rimedi per la candidosi orale

Per facilitare e velocizzare la guarigione dalla malattia, si possono assumere alcuni integratori insieme ai farmaci antimicotici prescritti dallo specialista. Spesso è il medico stesso a suggerire i prodotti più idonei al paziente. Nella maggior parte dei casi si consiglia di integrare la terapia con  dei fermenti lattici, per almeno 15 giorni. I fermenti aiutano la flora batterica a proliferare e a tornare attiva al fine di debellare i miceti patogeni della candidosi. I fermenti lattici si possono assumere, oltre che come integratori preconfezionati, mangiando dello yogurt.

Per attenuare il fastidio alla bocca, invece, si consigliano degli sciacqui con acqua insieme alla camomilla, oppure alla malva o al bicarbonato.

COME PREVENIRE LA CANDIDOSI ORALE

I soggetti a rischio di candidosi alla bocca devono fare particolare attenzione alla prevenzione. Le raccomandazioni principali per evitare l’insorgere del problema sono:

  • curare attentamente l’igiene orale quotidiana;
  • utilizzare spazzolini da denti puliti e sostituirli periodicamente o sostituire le spazzole in caso di dispositivo elettrico,
  • effettuare regolarmente i controlli dal dentista e l’ablazione del tartaro.

Chi soffre di diabete dovrà curarsi per mantenere la glicemia nei livelli standard indicati dal medico. Questa misura di prevenzione contribuirà ad evitare le recidive di infezione alla bocca da Candida Albicans.

L’importanza della detartrasi e della corretta pulizia dei denti

La detartrasi è una prestazione odontoiatrica molto richiesta dai pazienti che si rivolgono allo Studio dentistico Motta Jones, Rossi e Associati. Questa pratica viene anche chiamata ablazione del tartaro e consiste nella pulizia professionale dei denti. Si tratta di un’attività alla base del mantenimento della salute del cavo orale, che dona anche una sensazione di benessere e freschezza all’interno della bocca.

L’ablazione del tartaro andrebbe effettuata ogni 6 mesi ma la periodicità può variare in base al paziente. Se ad esempio si seguono scrupolosamente le indicazioni del dentista sulla corretta e frequente igiene orale può risultare sufficiente una pulizia dentale professionale anche una volta all’anno. Ci sono pazienti che presentano dei requisiti fisiologici per cui non hanno bisogno di una detartrasi frequente perché:

  • hanno una dentatura che si autodeterge bene;
  • la loro saliva ha una composizione minerale ottimale.

PERCHÈ È NECESSARIA LA DETARTRASI?

La placca è una sostanza di colore biancastro, formata da batteri che si trovano nella bocca. Questi producono un acido che col tempo corrode lo smalto dei denti e le gengive e provocano la formazione del tartaro. Grazie alla pulizia dentale professionale e alla corretta igiene orale quotidiana, è possibile prevenire la formazione del tartaro. Le ragioni principali che rendono necessaria la detartrasi sono:

  • prevenire la formazione del tartaro e della carie;
  • impedire l’insorgenza di patologie che possono compromettere la salute del paziente (in particolare cardiopatie e complicazioni del diabete).

La detartrasi serve a rimuovere i depositi di placca e tartaro dai denti. Si tratta di accumuli naturali, ma una quantità eccessiva può provocare malattie dentali e gengivali. Presso lo studio odontoiatrico Motta Jones, Rossi e Associati collaborano igienisti dentali professionisti che svolgono la detartrasi.

LE TECNICHE DI DETARTRASI E PULIZIA DEI DENTI PROFESSIONALE

Quando la formazione del tartaro è già avvenuta, l’unico modo per eliminarlo è quello di sottoporsi alla detartrasi. Gli strumenti professionali impiegati per l’ablazione del tartaro presso il nostro studio dentistico associato sono:

  • gli ablatori dentistici a ultrasuoni, che combinano la vibrazione e il flusso d’acqua pressurizzata per rimuovere la placca;
  • strumenti di precisione (raschiatori o curette), che vengono utilizzati per rimuovere i depositi di placca e lucidare la superficie dei denti;
  • la pasta abrasiva, impiegata per rimuovere le macchie di fumo e di caffè, i depositi di placca ed è utile nello sbiancamento dei denti;
  • la luce laser.

I nostri igienisti dentali valutano la salute orale del paziente per stabilire la giusta tecnica di detartrasi da applicare.

detartrasi ablazione tartaro - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

detartrasi ablazione tartaro – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

LA DETARTRASI FA MALE?

Il motivo per cui alcuni pazienti tendono a rimandare l’appuntamento annuale con l’ablazione del tartaro è che temono sia dolorosa. Nella maggior parte dei casi, quando le gengive sono sane, durante il procedimento di detartrasi si avverte solo la vibrazione provocata dall’ablatore. Questo strumento serve appunto a rimuovere la placca e il tartaro. Se non ci sono grossi accumuli di tartaro sui denti, in genere si sente soltanto un leggero fastidio. Questa è una ragione in più per non rimandare la pulizia dentale professionale. Se invece la rimozione del tartaro eseguita presso lo studio dentistico non provoca alcun tipo di sensazione, potrebbe essere il segnale del fatto che non viene eseguita correttamente. Per non dover ripetere l’operazione ed evitare di causare danni a denti e gengive, è opportuno rivolgersi a professionisti qualificati.

PREVENIRE PLACCA E TARTARO CON LA CORRETTA IGIENE DENTALE

Praticare una corretta igiene orale quotidiana è fondamentale per mantenere la salute di denti e gengive e prevenire la formazione del tartaro. Ecco come eseguirla:

  • spazzolare i denti dopo ogni pasto per circa 2 minuti, comprese le superfici più difficili da raggiungere (dietro i denti e sulla parte posteriore dei molari);
  • utilizzare uno spazzolino con setole morbide, non aggressivo sulle gengive;
  • sostituire lo spazzolino quando appare rovinato (ogni 2 mesi);
  • scegliere dentifrici non aggressivi;
  • utilizzare il filo interdentale, che è in grado di eliminare circa il 40% di placca;
detartrasi ablazione tartaro - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

detartrasi ablazione tartaro – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

  • utilizzare un collutorio antisettico e antibatterico senza alcol. L’alcol infatti secca la bocca e promuove la proliferazione batterica;
  • spazzolare la lingua, poiché vi si annidano molti batteri;
  • evitare di mangiare cibi troppo zuccherini, che rilasciano acidi nocivi per i denti;
  • bere molta acqua;
  • evitare il fumo che è tra le maggiori cause di formazione del tartaro.

DETARTRASI E PULIZIA DEI DENTI: QUALI PATOLOGIE DEL CAVO ORALE PREVENGONO?

Se non si provvede ad una corretta pulizia dei denti e alla periodica detartrasi si può incorrere nella comparsa di patologie dei denti. Le due patologie del cavo orale più diffuse sono la carie e la malattia parodontale, che può sfociare in quella che comunemente viene chiamata piorrea. La carie è provocata dalla placca batterica, ossia dai batteri che vivono e proliferano nella bocca. La malattia parodontale è provocata principalmente dal tartaro. La prevenzione della carie e delle malattie parodontali passa attraverso una corretta igiene orale quotidiana tramite un uso frequente di spazzolino e filo interdentale.

Come scegliere il miglior dentifricio per un sorriso smagliante

Sbiancante, antitartaro, dentifricio senza fluoro o al fluoro, nero al carbone o per denti sensibili: è davvero ampia la scelta quando si vuole acquistare il miglior dentifricio. Molti optano per un prodotto piuttosto che per un altro in base al sapore, altri scelgono basandosi sulla consistenza in gel, pasta o microgranuli. Saper valutare correttamente le differenti proprietà e i benefici portati dai vari tipi di dentifrici, però, è utile a fare un acquisto mirato. Non tutti i denti, infatti, hanno le stesse esigenze. Chiedere consiglio al proprio dentista di fiducia può essere il primo passo per eseguire la pulizia quotidiana dei denti con lo strumento più appropriato. Il medico potrà indicare anche la soluzione più idonea per dentiere e protesi.

COME SCEGLIERE IL MIGLIOR DENTIFRICIO?

La pasta dentifricia va utilizzata insieme allo spazzolino, possibilmente elettrico, ogni volta che ci si lava i denti, per eliminare i residui di cibo. Le particolari esigenze dei nostri denti come la presenza di carie, placca, tartaro o macchie e di gengive sensibili, ci aiuteranno a scegliere il prodotto giusto. I dentifrici più comuni sono quelli anti tartaro e antiplacca.

  • Per contrastare le carie ed il tartaro è da preferire il dentifricio al fluoro, il quale favorisce la rimineralizzazione dello smalto e svolge un’importante azione anti batterica. Il fluoro raggiunge la superficie dei denti e lega gli ioni calcio rafforzando l’idrossiapatite. Questo permetterà ai denti di resistere agli attacchi degli acidi della placca.
  • Per chi soffre la presenza eccessiva della placca, meglio dentifrici con clorexidina ma anche cloruro di sodio, iodio, stagno, zinco e alluminio.

SCEGLIERE IL DENTIFRICIO SBIANCANTE: PRIMA LA SALUTE, POI L’ESTETICA

Molti nuovi prodotti venduti per migliorare l’aspetto dei denti vengono presentati come“miracolosi”. La prima cosa da ricordare per scegliere il miglior dentifricio per la propria igiene orale quotidiana, però, è garantire la salute dei denti. I risultati estetici devono essere considerati in secondo luogo e solo quando non comportano un danno alla dentatura. È il caso di alcuni prodotti sbiancanti che, usati con continuità da chi ha macchie sui denti, rischiano di indebolire e consumare lo smalto. In genere, si consiglia la sospensione dell’utilizzo di questi prodotti prima di un intervento ai denti.

Cosa contiene il dentifricio sbiancante?

Come Scegliere il dentifricio - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Come Scegliere il dentifricio – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Forse ve lo siete chiesti e, pur leggendo i principi attivi sulla confezione, potreste non sapere a cosa servono. I dentifrici sbiancanti contengono vari tipi di sostanze come:

  • il fosfato di calcio diidrato, che svolge una funzione abrasiva;
  • i gel silicati disidratati e i silicati, che esercitano un’azione lucidante e pulente;
  • addensanti e leganti come i derivati della cellulosa e la glicerina;
  • elementi lubrificanti e umettanti come il polietilenglicole ed il sorbitolo;
  • dolcificanti e aromi che spesso “conquistano” gli acquirenti conferendo al prodotto un gusto particolare;
  • la clorexidina, agente anti-placca e disinfettante;
  • lo xilitolo, che addolcisce e ha anche proprietà anti-placca;
  • il carbonato di calcio che svolge funzione abrasiva;
  • l’idrossiapatite, componente naturale di ossa e denti che rinforza lo smalto;
  • il fluoro (a meno che non si scelga un dentifricio senza fluoro);
  • la cocamidopropil betaina, disinfettante;
  • il sodio laurilsolfato, detergente.

Il dentifricio nero al carbone attivo

In commercio si trovano molti tipi di dentifricio sbiancante e in genere la pasta è di colore bianco o presenta striature turchesi. Tra i prodotti in vendita, inoltre, si può trovare il dentifricio nero a base di carboni attivi di origine vegetale. Questo prodotto contribuisce a smacchiare i denti in modo non aggressivo, se usato regolarmente. In farmacia o in erboristeria potrete farvi consigliare sull’acquisto del miglior dentifricio nero. È importante verificare sulla confezione che nella composizione siano effettivamente presenti i carboni attivi.

IL MIGLIOR DENTIFRICIO IN BASE AL SAPORE

Se i vostri denti non hanno problematiche particolari e vi piace cambiare nell’utilizzo del prodotto, una possibilità sarà quella di scegliere in base al sapore. Gli aromi più comuni inseriti nei dentifrici sono:

  • timolo,
  • mentolo,
  • cannella,
  • menta piperita.

Questi ingredienti conferiscono un gusto fresco alla pasta dentifricia e lasciano nel cavo orale una sensazione gradevole che perdura a lungo. Per tutelare la salute dei denti e avere gengive sane, però, non è sufficiente fidarsi della sensazione di freschezza e la cosa migliore è fare attenzione ai principi attivi presenti nel prodotto.

IL MIGLIOR DENTIFRICIO PER OGNI ESIGENZA

  • L’uso di dentifrici a base di fluoruro può aiutare nel caso in cui si soffra di gengive sensibili. Questo tipo di gel andrebbe utilizzato in piccole quantità, per brevi periodi di trattamento e solo una volta a settimana. In caso si soffra frequentemente di colletti sensibili, quindi, è meglio consultare un medico.
  • I dentifrici a base di idrossiapatite aiutano a rafforzare lo smalto dei denti e contribuiscono alla salute orale, creando una barriera naturale contro le carie, il tartaro e l’ipersensibilità.
  • Il dentifricio sbiancante è caratterizzato dalla presenza di microsfere lievemente abrasive e detergenti.Tramite il contatto e lo strofinamento con la superficie del dente, le microsfere rimuovono le pigmentazioni dei denti. Tartaro e placca sono tra le cause di macchie sui denti ma anche fumo, bevande come il caffè e alcuni alimenti.
  • Quello salino neutralizza gli acidi nocivi presenti del cavo orale e impedisce la formazione del tartaro.

Qual è il miglior dentifricio per i bambini?

Come Scegliere il dentifricio - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Come Scegliere il dentifricio – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

La pulizia dei denti va praticata fin da bambini. Nei primissimi anni di vita, il bambino può imparare a lavare i denti anche solo con lo spazzolino e l’acqua. In seguito, oltre alla scelta dello spazzolino migliore per i denti dei piccoli, sarà importante anche quella della pasta idonea. Noi dentisti consigliamo fino ai sei anni di età l’utilizzo di un dentifricio senza fluoro. I bambini, infatti, devono fare pratica e abituarsi a non ingoiare il prodotto mentre lavano i denti. Se si ingerisce una quantità eccessiva di fluoro possono comparire segni di iperdosaggio noti come fluorosi. Un’altra possibilità per tutelare i piccoli è quella di scegliere un dentifricio bio.

SCEGLIERE UN DENTIFRICIO BIO

In commercio esistono anche tanti dentifrici naturali, ugualmente efficaci per proteggere i denti e mantenerli sani. Se ad esempio dovete scegliere un prodotto per i vostri bambini e non volete rischiare, optare per un dentifricio bio potrebbe essere la soluzione giusta. Anche in questo caso si può acquistare in base ai propri gusti, infatti tra i più diffusi ci sono:

Come Scegliere il dentifricio - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Come Scegliere il dentifricio – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

  • il dentifricio bio agli estratti di erbe;
  • il dentifricio bio all’aloe e agli oli essenziali;
  • il dentifricio bio con acqua salina.

Se siete curiosi di scoprire se abitualmente utilizzate un dentifricio bio, leggete con attenzione la confezione, dove devono essere riportati tutti gli ingredienti del dentifricio

Pulpite dentale: cause, sintomi e rimedi

La pulpite è un’infiammazione della polpa dentaria, ossia la parte più interna del dente che ha molte terminazioni nervose, vasi sanguigni e tessuto connettivo. Questa infiammazione è una delle più comuni cause del mal di denti e compare spesso in seguito al formarsi di una carie dentaria. Tra i sintomi più frequenti c’è il dolore, che aumenta in corrispondenza con l’assunzione di cibi caldi o freddi e ricchi di zuccheri o con la masticazione. Se non si provvede immediatamente ad una cura per alleviare il dolore e far guarire l’infiammazione, il problema può degenerare in un processo necrotico del dente, cioè della morte della polpa dentale stessa. Solo in casi come questo si deve ricorrere alla devitalizzazione, oppure alla rimozione di una parte della polpa o all’estrazione dentale.

CAUSE DELLA PULPITE

La pulpite dentale si verifica frequentemente in conseguenza di una carie profonda. Il dente danneggiato dalla carie ha lo smalto e la dentina rammolliti. Le sostanze acide prodotte dai batteri demineralizzano lo smalto e la dentina. In questo modo, i batteri e le loro tossine raggiungono la polpa del dente che viene infettata e si infiamma. Le altre possibili cause della pulpite sono:

  • masticazione scorretta;
  • mancanza di igiene orale;
  • parodontite;
  • traumi dentali;
  • ripetuti interventi invasivi ai denti;
  • bruxismo;
  • malocclusioni dentali.

Anche un dente devitalizzato può essere soggetto alla pulpite se la cura canalare non è eseguita presso uno studio dentistico che garantisca la massima igiene e attenzione durante l’intervento. È meglio, inoltre, verificare che lo studio si avvalga della collaborazione di dentisti esperti in endodonzia.

PULPITE DENTALE: COME RICONOSCERLA

pulpite - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

pulpite – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Quando insorge, la pulpite dentale inizialmente può essere priva di sintomi. I sintomi di questa infiammazione, anche nella sua fase acuta, possono essere confusi con altri problemi del cavo orale. Il mal di denti intenso ma non localizzato in un punto preciso, che sia continuo o intermittente è un primo segnale. Gli stimoli esterni come la masticazione, il caldo e il freddo peggiorano il dolore. Per individuare il problema che genera il mal di denti, in ogni caso, è necessario un controllo presso uno studio dentistico. In base all’esame del medico si potrà capire se si tratta di:

  • pulpite reversibile: quando l’infiammazione non è ancora grave e si può curare. Si riconosce dal fatto che il dolore non è sempre presente;
  • pulpite irreversibile: quando l’infiammazione della polpa si è aggravata e si verifica una necrosi della stessa. Si riconosce in presenza di forte dolore notturno e diurno e può essere anche purulenta.

COME SI CURA LA PULPITE

Ecco cosa fare in caso sia diagnosticata una pulpite dentale. Seguendo la terapia indicata dal dentista, molto probabilmente sarà necessario assumere dei farmaci per arrestare l’infiammazione ed evitare che peggiori e diventi acuta. A scopo antidolorifico sarà prescritto un analgesico per attenuare il fastidio. Un farmaco efficace per il trattamento del dolore non troppo intenso è il paracetamolo. A seconda dei casi, è anche indicata l’assunzione di un antibiotico per il controllo iniziale della pulpite.
Per eliminare la causa scatenante il dolore si dovrà effettuare un trattamento medico rimuovendo la carie la polpa del dente responsabile, effettuando di fatto una devitalizzazione.

Come prevenire l’insorgere della pulpite

Una corretta e costante igiene orale è sempre il primo passo nella prevenzione delle problematiche dentali di ogni genere. Lo stesso vale per la pulpite dentale. È importante ricordare alcune regole:

  • i denti vanno lavati tre volte al giorno;
  • lo spazzolino va sostituito ogni 3 mesi circa perché i batteri si accumulano fra le setole e queste, col tempo, si rovinano e graffiano la superficie del dente;
  • il dentifricio che contiene il fluoro è uno dei più utili nella prevenzione della pulpite perché rinforza lo smalto dei denti;
  • l’utilizzo frequente e prolungato di dentifrici che contengono sostanze che “sbiancano” i denti e sono abrasivi, invece, può rendere lo smalto più sottile;
  • l’uso del filo interdentale una volta al dì svolge una funzione importante perché permette di rimuovere accuratamente i residui di cibo che si incastrano tra le gengive;
  • il risciacquo con il collutorio antiplacca contribuisce a mantenere un’igiene ottimale della bocca.

Pulpite e mal di denti: quando controllarsi dal dentista?

La cura quotidiana dei denti parte dalla pulizia con lo spazzolino tradizionale o elettrico e il dentifricio più adatto alle proprie esigenze. Per eseguire correttamente tale pulizia è utile rivolgersi al proprio dentista di fiducia che, in base alle esigenze del paziente, consiglierà lo spazzolino migliore ed il dentifricio più adatto.
È bene farsi controllare periodicamente dal dentista per effettuare presso lo studio dentistico l’ablazione del tartaro completa per evitare l’insorgere di infiammazioni gengivale ed il conseguente mal di denti gengivale o carie. Soggetti particolarmente esposti a questi problemi possono fare una buona prevenzione grazie alle terapie indicate dal medico.

Pulizia dei denti. La guida definitiva

Chi non desidera avere un sorriso smagliante? È il sogno di molti e per realizzarlo la pulizia dei denti è importante tanto quanto la loro cura. La tecnologia oggigiorno ci consente di scegliere tra un’ampia gamma di strumenti innovativi per eseguire correttamente la pulizia dentale anche a casa. Seguendo con attenzione le indicazioni del dentista, l’uso quotidiano dello spazzolino elettrico può, ad esempio, aiutare a mantenere la salute dei denti. Ma tra i tanti strumenti a disposizione, come orientarsi per eseguire al meglio l’igiene orale quotidiana? Vediamo quali sono le buone abitudini da non perdere mai e le principali differenze tra i benefici della pulizia fai da te e quella periodica dal dentista.

QUANTO TEMPO DEDICARE ALLA PULIZIA DEI DENTI?

Molti di noi hanno difficoltà a ritagliarsi il tempo necessario per eseguire la pulizia dei denti quotidiana in modo adeguato. La mattina spesso si esce di casa di fretta e la maggior parte delle persone dimentica di lavare i denti dopo la colazione. Gli impegni lavorativi portano a consumare i pasti fuori casa e anche lavare i denti dopo pranzo può risultare complicato. La pigrizia dopo cena, poi, a volte induce a spazzolare i denti velocemente. Quanti si lamentano dei ritmi di vita frenetici? Le cose da fare sono sempre tante e, anche a causa di questo, non ci si ricorda di sostituire periodicamente gli strumenti per lavare i denti.

La pulizia dei denti: una sana abitudine

Come sottolineano i dentisti, l’igiene dentale deve diventare per ognuno di noi una buona abitudine. Portare con sé lo spazzolino e il dentifricio a lavoro non costa nulla! Sarà sufficiente lasciare un post-it sulla borsa da lavoro o impostare un avviso sul cellulare le prime mattine e poi diverrà un gesto automatico. Avete mai pensato che prendersi cura dei denti avrà dei vantaggi anche nella vita sociale? Se pranzate e bevete un caffè, avrete probabilmente l’alito un po’ più pesante per il resto del pomeriggio. Se dopo pranzo utilizzate un dentifricio rinfrescante, invece, chi vi starà vicino avvertirà una sensazione gradevole.
La sera, a casa, è necessario dedicare 4 o 5 minuti ad una pulizia completa. I primi tempi questa pratica richiederà un po’ di impegno ma quando vedrete i risultati, sicuramente non vi peserà più.

La pulizia dei denti a casa

Se non si pratica un’igiene dentale quotidiana corretta, il tartaro si accumulerà sotto al solco gengivale. In questo modo, quando si dovrà ricorrere alla pulizia professionale dei denti questa risulterà fastidiosa e durerà di più. Mentre la pulizia professionale dei denti richiede l’impiego di strumenti professionali particolari come gli ultrasuoni, il getto di glicina o bicarbonato di sodio o diversi altri strumenti manuali metallici, a casa servono:

  • lo spazzolino tradizionale oppure quello elettrico;
  • il dentifricio;
  • il filo interdentale;
  • il collutorio.

I denti vanno spazzolati con il dentifricio adatto alle proprie esigenze due o tre volte al giorno, dopo i pasti principali. Prima o dopo la spazzolamento, si deve procedere con il filo interdentale. L’impiego del colluttorio per gli sciacqui deve essere valutato di caso in caso dal proprio dentista in quanto si tratta di un farmaco disinfettante vero e proprio. Se invece si sceglie un collutorio naturale, si può usare una volta al giorno anche in gravidanza.

LA PULIZIA DEI DENTI PROFESSIONALE

Un altro errore frequente dovuto alla mancanza di tempo è quello di rimandare le sedute presso il dentista per sottoporsi all’ablazione del tartaro. In genere si tende a fissare una visita di controllo dal dentista solo quando si ha un problema o si avverte dolore e fastidio. I controlli periodici dal medico, invece, sono una pratica fondamentale per prevenire l’insorgere di molti problemi dei denti o di intervenire quando è troppo tardi. La pulizia professionale dei denti andrebbe fatta due volte l’anno ma l’esigenza può variare in base al paziente. La raccomandazione è di eseguirla almeno una volta l’anno. La pulizia dentale professionale serve a rimuovere completamente la placca ed il tartaro presenti sulla dentatura e tra un dente e l’altro. Poco dopo averla effettuata, generalmente, si può mangiare secondo le proprie abitudini senza problemi.

pulizia-dei-denti-professionale - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

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Pulizia denti professionale: quanto dura?

Per una pulizia professionale dei denti si ricorre mediamente due volte l’anno all’ablazione del tartaro presso uno studio dentistico. Questa procedura, detta anche detartasi  è molto semplice e non fa male. L’ablazione del tartaro contribuisce a rendere i denti più forti e belli. Se sono presenti alcune incrostazioni più difficili da rimuovere, si potrebbe avvertire un leggero fastidio. In genere, comunque, il principale disagio è dovuto alla presenza di gengive sensibili. Se soffrite di questo problema, sarà opportuno ricorrere per qualche giorno a dei prodotti per lenire l’infiammazione e la sensibilità delle gengive in previsione della detartasi. In alternativa, può essere associata alla pulizia qualche goccia di anestetico locale. Un altro fattore importante è anche la perizia della mano dell’operatore e la presenza o meno di zone di gengiva infiammata.
La durata di una seduta di ablazione del tartaro ben eseguita dipende ovviamente dalla quantità di tartaro e placca accumulatasi. Per i casi normali, dove vengono effettuati richiami di igiene orale professionale periodici e constanti, la durata dell’intera seduta può essere di circa 30-40 minuti. Generalmente, se si eseguono pulizie più sporadiche o nei casi in cui il paziente faccia fatica a mantenere la bocca pulita, una seduta può durare anche 60 minuti. Nei casi più impegnativi, si programmano anche 2 sedute da 45-60 minuti ciascuno.

COME ESEGUIRE LA PULIZIA DEI DENTI CON LO SPAZZOLINO

Una volta scelto lo spazzolino elettrico o manuale e l’impugnatura adatta alle vostre esigenze, ecco come procedere per pulire i denti al meglio:

  • si bagna lo spazzolino e si mette una piccola quantità di dentifricio sulle setole;
  • si poggiano le setole a 45° rispetto alla linea delle gengive;
  • si tiene la bocca bene aperta;
  • si spazzola partendo dalla base del dente (dalla gengiva) fino all’estremità e non con movimento orizzontale;
  • si ripete l’operazione sull’arcata dentale superiore ed inferiore, sia nella parte esterna che interna;
  • si poggiano le setole perpendicolari ai molari e si spazzolano;
  • i movimenti devono essere delicati. Se si ha la tendenza ad esercitare una forte pressione sulla gengiva con lo spazzolino è meglio scegliere uno spazzolino con setole morbide;
  • si sciacquano la bocca e lo spazzolino.

Come si fa la pulizia dei denti col filo interdentale?

Passare correttamente il filo interdentale aiuta ad eliminare i residui di placca e cibo dove non arriva lo spazzolino, in particolare tra un dente e l’altro. Sarebbe meglio usarlo prima di spazzolare i denti, almeno la sera. Nei bambini, non va usato prima che i denti da latte siano tutti sostituiti da quelli permanenti. Per non rischiare di irritare le gengive, il filo interdentale va passato con delicatezza, seguendo la curvatura naturale di ciascun dente. Ecco come procedere:

  • tagliare un pezzetto di filo lungo 30-40 cm;
  • avvolgere le due estremità attorno alle dita medie;
  • afferrare il filo teso tra pollici e indici;
  • infilare nello spazio tra due denti;
  • abbracciare il dente con il filo, formando una C;
  • far scivolare il filo verso il basso;
  • procedere in questo modo da entrambe le parti di ogni dente, partendo dai denti posteriori.

Un’alternativa al filo interdentale, in particolare per chi porta l’apparecchio ai denti, sono gli scovolini.