Devitalizzare un dente - Studio Motta Jones - Rossi - Associati

Devitalizzare un dente: quando e perché è necessario

Quando è indispensabile devitalizzare un dente?

Il dente contiene al suo interno del tessuto molle che è fatto di fibre nervose, vasi sanguigni e tessuto connettivo. Queste strutture mantengono il dente vitale, idratato e capace di avvertire determinati stimoli termici e meccanici dell’ambiente orale e che vengono applicati sul dente stesso. Vi sono però alcune situazioni patologiche che possono compromettere la vitalità del dente.

Per esempio, la carie profonda è in grado di creare infezioni batteriche che dal dente possono poi propagarsi fino alla polpa dentaria. Vi sono poi casi in cui una lesione traumatica a livello di uno o più denti può causare la degenerazione polpa dentaria in quanto la dislocazione del dente può causare l’interruzione dei vasi sanguigni che nutrono la polpa dentaria.

Spesso, prima di andare incontro alla degenerazione del tessuto pulpare, detta anche necrosi della polpa dentaria, si può avere anche una forte infiammazione del tessuto in questione. Questa è la classica situazione denominata pulpite, in cui si avverte un fortissimo mal di dente “pulsante”. Il mancato intervento in casi in cui è in atto un processo di degenerazione della polpa dentaria può portare alla formazione di ascessi o granulomi. Infatti, se il tessuto in via di disfacimento viene lasciato all’interno del dente si formano in tempi variabili delle sostanze che fuoriescono dalla radice del dente andando ad intaccare il tessuto osseo circostante.

L’ascesso è la forma di infiammazione acuta e la sua mancata cura può portare anche a quadri clinici gravi con dolore e gonfiore molto importanti dovuti all’accumulo di pus. Il granuloma è invece una lesione cronica, spesso ignorata dal paziente, ma che può trasformarsi in ascesso. Altri sintomi che si possono spesso riscontrare sono il marcato dolore che si avverte quando si mastica su un dente. Questo fenomeno è dovuto allo sviluppo di un processo infiammatorio che coinvolge l’innervazione nella zona tra la radice del dente e l’osso.

Un dente necrotico può anche presentarsi di colore più scuro a seguito del fatto che il tessuto interno di fatto “marcisce” e diversi prodotti secondari di questo processo sono anche in grado di pigmentare i tessuti duri del dente. In situazioni del genere, è necessario procedere alla cosiddetta cura canalare che consiste nella rimozione completa della polpa dentale contenuta nel corpo del dente a nei canali delle sue radici. Oltre alla rimozione del tessuto molle, è fondamentale eseguire anche un’accurata disinfezione e successiva sigillatura della cavità che residua dallo svuotamento. Nel caso in cui il dente contenga ancora una polpa vitale, come nel caso della pulpite, la stessa manovra di svuotamento del contenuto di tessuto molle del dente viene denominato devitalizzazione del dente. Quindi, devitalizzare un dente in pulpite consente di ottenere anche l’effetto fondamentale di togliere il forte dolore.

Ove indicato, devitalizzare un dente è quindi una terapia in grado di salvare la componente di tessuto duro esterno del dente. Una volta, quando le tecniche di terapia canalare non erano sviluppate come ai giorni nostri, l’unica soluzione per denti doloranti o causa di infezione era l’estrazione. Va però sottolineato il fatto che non sempre è possibile devitalizzare un dente, soprattutto nei casi in cui il dente si presenti con grosse carie o fratture. Successivamente alla devitalizzazione, soprattutto per i denti posteriori che sono i più attivi nei processi di masticazione, è poi indicato una loro ricopertura protettiva tramite degli intarsi o delle corone protesiche, le cosiddette capsule dentarie. Il motivo di ciò è che la mancata idratazione del dente è causa di una minore elasticità del dente stesso e ciò li rende facilmente soggetti a fratture che potrebbero portare successivamente all’estrazione.

Vediamo cosa significa devitalizzare un dente

La terapia canalare – devitalizzare un dente – è un intervento odontoiatrico che rientra sotto la disciplina chiamata endodonzia. Lo svuotamento del dente è un’operazione che richiede una certa pazienza e precisione. Infatti, lavorare in spazi ridotti come quello dell’interno del dente può portare a lesioni indesiderate causate da errate manipolazioni dello strumentario. L’obiettivo primario è quello di asportare completamente il tessuto molle all’interno del dente e per fare ciò vengono impiegati strumenti meccanici e detergenti chimici.

Il trattamento meccanico prevede di sagomare il tragitto che la polpa fa all’interno del canale della radice secondo una progressione di strumenti che ne consenta la successiva introduzione di materiale da sigillatura. Al trattamento meccanico, vengono anche associati dei prodotti chimici che hanno la funzione di detergere e disinfettare il lume canalare che si sta sagomando. Terminata questa fase delicata, si riempie l’interno del canale con del materiale da sigillatura. I materiali più comuni che vengono impiegati sono la guttaperca e cementi a base di ossido di zinco ed eugenolo. In situazioni dove ci fosse infezione è anche opportuno utilizzare delle medicazioni intermedie. Infatti, finché non si è certi che il dente sia completamente senza sintomi non è bene sigillare il canale.

È importante effettuare una terapia canalare o la devitalizzare un dente con il corretto posizionamento della diga di gomma di modo che il singolo dente sia isolato dal resto della bocca per evitare che contaminanti come la saliva ed i batteri in essa contenuti entrino dentro il dente che si sta trattando vanificando i tentativi di disinfezione.
Le tempistiche di una terapia canalare o della devitalizzazione di un dente possono variare a seconda del numero di canali da trattare. Per esempio, i denti che presentano un solo canale diritto, come gli incisivi, in genere vengono trattati in una sola seduta da un’ora. I denti posteriori, in particolare i molari, possono anche richiedere più di una seduta in quanto presentano tre o più canali. Inoltre, la posizione posteriore di questi elementi dentari e la conformazione delle radici possono rendere particolarmente difficoltoso il manovrare gli strumenti in modo agevole.

Cosa comporta devitalizzare un dente?

Prima di devitalizzare un dente o terapia canalare, è di fondamentale importanza che l’odontoiatra esegua una corretta diagnosi e valuti l’effettiva possibilità di procedere a questo tipo di cura conservativa. È importante eseguire una radiografia mirata al dente e l’effettuazione delle opportune manovre diagnostiche in bocca. Una volta che si è individuato il dente da curare è bene prendersi il tempo necessario per eseguire le cure nei tempi e nelle modalità corrette. Prima che il dente venga ricostruito o incapsulato, è sicuramente una precauzione importante evitare di mangiare cibi duri dopo la devitalizzazione e non masticare dalla parte in cui è stata eseguita.
Infatti, come già accennato, il rischio di frattura dei denti devitalizzati è alto. Tuttavia devitalizzare un dente è ormai considerata un’operazione di routine con altissime percentuali di successo. Bisogna infine considerare che in alcuni casi la devitalizzazione di un dente potrebbe non essere praticabile come in caso di canali radicolari non accessibili, denti gravemente fratturati o supporto osseo inadeguato.

Devitalizzare un dente: dopo farà male?

Anche se si potrebbe pensare che un dente che ha perso la vitalità non dovrebbe percepire più alcuna sensazione di fastidio, in realtà a volte il dente che ha subito una terapia canalare può fare male. Anzi, una situazione tipica è quella di un dente che viene trattato dopo la scoperta casuale di un granuloma che fino ad allora non aveva dato alcun segno. Paradossalmente, a seguito delle cure canalari, ci può essere una sorta di reazione ed il paziente protesta per dolore che ritiene sia stato causato dalle cure stesse.

In realtà, si tratta di una reazione alla strumentazione ed alla reazione ai prodotti che possono andare ad irritare i tessuti attigui. Ad ogni modo, si tratta di situazioni che, per quanto indesiderati, si risolvono in poco tempo. In alcuni casi, sarà necessario l’assunzione di antidolorifici e/o antibiotici. Vi sono anche dei casi in cui devitalizzare un dente può non avere gli effetti sperati. Ciò accade soprattutto in denti in cui l’infezione si è protratta troppo a lungo nel tempo ed i batteri hanno creato delle colonie molto resistenti, sia all’interno dei canali del dente, sia all’esterno della radice. In questi casi non resta altro che estrarre il dente. Infine, si possono anche riscontrare precedenti terapie canalari effettuate non in modo completo. In tali casi si parla di “ritrattamento endodontico”. Si tratta di situazioni dove però le percentuali di successo sono molto inferiori in quanto il precedente intervento potrebbe presentare delle caratteristiche che limitano o impediscono un reintervento.

Quando si deve ricorrere alla cura canalare, è importante rivolgersi ad uno studio dentistico professionale ed affidabile, che garantisca la massima igiene e attenzione durante l’intervento e si avvalga di medici dentisti esperti in endodonzia, ossia la specializzazione nella diagnosi e nel trattamento di infezioni o traumi della polpa del dente.

Studio Motta Jones - Rossi - Associati - il tuo sorriso

Il tuo sorriso

Non nasconderti quando sorridi. È un aspetto importante di te! Sorridi sempre: la tecnologia digitale può aiutarti. Il digital smile design e i mock up virtuali stanno rivoluzionando la comunicazione e il rapporto tra paziente e dentista.
Grazie all’utilizzo della fotografia e delle impronte digitali (non quelle delle dita!), oggi è possibile mostrare al paziente la sua situazione iniziale e fornire una previsione di come potrebbe migliorare il suo sorriso. I rendering realistici mostrano esattamente come sarà il sorriso del paziente al termine dei trattamenti di estetica dentale

PROVA IL TUO SORRISO PRIMA DEL TRATTAMENTO!

Per rendere meglio l’idea: è un po’ come quando si va dall’architetto che ci mostra, attraverso i render, come sarà la nostra casa dopo i lavori di ristrutturazione. Allo stesso modo, la tecnologia digitale è in grado di mostrarti come sarà il tuo sorriso dopo le cure. Ma non finisce qui! Lo studio dentistico Motta Rossi, Jones e Associati ha un’arma in più: grazie alle mascherine in silicone e alle resine – prodotti che garantiscono una resa estetica di alta qualità – siamo in grado di applicare il nuovo sorriso in prova. Sì, hai capito bene! Potrai guardarti allo specchio e vedere come ti sta questo nuovo sorriso. Potrai tornare a casa e mostrarlo anche alla tua famiglia, un parere estetico in più non fa mai male. Potrai provare il tuo nuovo sorriso prima ancora di iniziare il trattamento vero e proprio e valutare se ti piace.

IL RENDERING ESTETICO PER IL TUO SORRISO

Il rendering estetico dura pochi giorni, giusto il tempo per capire, visualizzare e apprezzare come sarà il risultato: un sorriso finalmente smagliante e senza imperfezioni.
Attenzione però, perché questa non è una scorciatoia. Ricorda sempre che esistono degli step imprescindibili a qualsiasi trattamento odontoiatrico:

  • La diagnosi parodontale (lo stato di salute di gengive, legamento parodontale e osso);
  • La cariologica (carie dentarie);
  • L’ortognadontica (malocclusioni e malposizioni dentarie).

È importante comprendere che non è saggio applicare un qualsiasi dispositivo protesico senza una corretta diagnosi. Anzi, potrebbe rivelarsi un errore gravissimo con il conseguente fallimento precoce della riabilitazione.

Grazie alla tecnologia digitale, una vera e propria rivoluzione in campo odontoiatrico e nell’estetica dentale, il tuo nuovo sorriso non è più a scatola chiusa. Puoi provarlo e decidere se fa per te.
Charlie Chaplin diceva: “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso”.
Sorridi sempre!

Studio Motta Jones - Rossi - Associati - impianti-dentali-stampati-3d- dentiera

Gli impianti dentali stampati In 3d che potrebbero cambiare la vita a chi porta la protesi o dentiera

Tutte le novità riguardo la ricerca e l’introduzione di nuovi materiali o tecniche nel settore medico-dentale, sono un interesse costante dei soci dello studio dentistico Motta Jones – Rossi e Associati, a Milano centro. Un argomento di grande attualità in altri settori differenti dall’odontoiatria è la cosiddetta stampa in 3D. Recentemente, in diversi centri di ricerca nel settore medicale, si sta testando la possibilità di applicare questo tipo di tecnologia per lo studio e la cura di diverse patologie che affliggono l’uomo. Un settore particolarmente promettente consiste nella ricostruzione dei tessuti duri e molli del corpo, impiegando biomateriali diversi dagli innesti di osso prelevato dal paziente o da altri donatori. Tali studi servono anche a valutare la possibilità di fissare protesi dentarie fisse o mobili (dentiera) con metodiche alternative rispetto all’implantologia dentale odierna. Aziende come Cadskills o Materialise si stanno focalizzando in modo significativo verso questa direzione con l’approccio che coniuga fortemente l’impiego delle più avanzate tecnologie informatiche con la cura dei pazienti.

IL PROBLEMA DELLA DENTIERA

La soluzione tradizionale per compensare la perdita di numerosi denti naturali, è la loro sostituzione tramite l’inserimento di protesi rimovibili, come la dentiera, nella bocca del paziente. Tali protesi sono realizzate con barre in metallo e/o placche in resina che supportano a loro volta i denti mancanti. La situazione più estrema è rappresentata dalla classica dentiera, che è di fatto una placca in resina che appoggia sulla gengiva e sui tessuti molli circostanti. Su questa placca sono montati i denti artificiali in resina, che mimano la posizione e la forma della dentatura naturale.
Come è facile capire, la dentiera e le altre tipologie di protesi rimovibili non hanno mai rappresentato la soluzione ottimale. Nel breve e nel medio periodo si evidenziano spesso diverse problematiche molto difficili da risolvere in modo definitivo:

  • L’irritazione e l’infiammazione della gengiva e dei tessuti molli circostanti, provocate dalla dentiera;
  • La difficoltà nella masticazione e nel linguaggio, un problema molto frequente riscontrato nei pazienti che portano la dentiera;
  • La mobilità della protesi (in particolare se si tratta di una dentiera completa);
  • Il disagio psicologico del paziente;
  • La difficoltà, per chi porta una dentiera, di mantenere un buon grado di igiene orale e le conseguenti infezioni del cavo orale.

A tal proposito, abbiamo già pubblicato un articolo interessante sull’argomento.

DENTIERA vs IMPLANTOLOGIA CONTEMPORANEA: VANTAGGI E LIMITI

Dove possibile, le attuali tecniche di implantologia dentale consentono di sostituire i denti persi e di riabilitare la masticazione in modo relativamente rapido ed efficace, scongiurando tutte le problematiche legate all’uso di protesi rimovibili come la dentiera. E ad oggi, sono numerosi i pazienti portatori di denti artificiali supportati da impianti dentali, che non sono più costretti a portare la dentiera. Va però sottolineato il fatto che esistono ancora parecchie situazioni dove le condizioni per l’inserimento degli impianti dentali non sono ideali. Infatti, affinché un impianto sia correttamente funzionante deve essere integrato completamente nel tessuto osseo che circonda l’impianto stesso. E, affinché ciò avvenga, è necessario attendere diversi mesi, altrimenti c’è il rischio che l’intervento di implantologia fallisca. Una volta che l’impianto è integrato, viene finalmente applicato il dente artificiale, in alternativa all’applicazione di protesi mobili come la dentiera.
Da quanto detto finora, è quindi chiaro che una condizione importante per poter inserire un impianto dentale è che ci sia osso a sufficienza lungo tutta la lunghezza e il perimetro dell’impianto. Nelle situazioni in cui vi sia carenza di tessuto osseo è necessario eseguire delle procedure di chirurgia rigenerativa ossea, ma si tratta di interventi delicati, complessi e costosi. Inoltre, i tempi riabilitativi complessivi vengono allungati in quanto è necessario attendere anche i tempi di guarigione dell’innesto osseo. Pertanto, diversi pazienti si trovano a dover rinunciare a riabilitare la propria masticazione con protesi fisse su impianti dentali rimanendo senza denti o portando delle protesi rimovibili (dentiera).

LA STAMPA 3D SARÀ IN GRADO DI RIVOLUZIONARE L’IMPLANTOLOGIA DENTALE ED ELIMINARE L’USO DELLA DENTIERA?

La tecnologia di stampa 3D è in continua evoluzione e non passa mese in cui non vengano introdotte delle novità interessanti, tecniche all’avanguardia che potrebbero definitivamente scongiurare l’uso della dentiera. La tecnica che ha attirato la nostra attenzione, e che si pone anche l’obiettivo di eliminare l’inserimento di protesi mobili come la dentiera, prende spunto da una vecchia metodica implantologica, che nel passato non ha avuto un grande seguito, a causa dei limiti e delle problematiche che presentava. Si tratta dei cosiddetti impianti sottoperiostei.

Quando ancora non esistevano le attuali tecnologie di modellazione CAD (Computer Aided Design), la progettazione e la realizzazione degli impianti sottoperiostei era estremamente complessa ed imprecisa. Inoltre, non esisteva ancora la tecnologia di stampa 3D e quindi non era possibile utilizzare il titanio. Al suo posto venivano utilizzate altre leghe, che però non avevano le stesse caratteristiche di biocompatibilità. È quindi facile comprendere come in passato l’uso della dentiera, o di altre protesi removibili, fosse considerato una soluzione facile e veloce, pur restando provvisoria e non ottimale.

GLI IMPIANTI SOTTOPERIOSTEI E L’ABBANDONO DELLA DENTIERA

A differenza degli impianti a vite in titanio, gli impianti sottoperiostei sono costituiti da una specie di telaio con flange in metallo, posizionate con apposite viti sulla superficie dell’osso mandibolare o mascellare. In determinati punti vengono collocati gli ancoraggi che serviranno a garantire la ritenzione della futura protesi dentale. Il dispositivo viene progettato al computer, estrapolando la ricostruzione tridimensionale dell’anatomia del paziente da una tomografia assiale computerizzata (TAC). Una volta eseguito il disegno completo dell’impianto si è pronti per inviare i dati e far realizzare il prodotto finito in titanio, tramite stampante 3D. Successivamente, l’impianto viene inviato al clinico, il quale pianificherà l’intervento chirurgico del caso.
In questo modo, sarebbe possibile ovviare a tutte quelle situazioni dove è necessario eseguire dei complessi interventi di rigenerazione dell’osso per creare le condizioni di inserimento di un impianto a vite.

Osteonecrosi mandibolare e farmaci bifosfonati: dettaglio osso - Studio dentistico associato in centro a Milano

L’osteonecrosi mandibolare ed i farmaci bifosfonati

I farmaci bifosfonati

I farmaci bifosfonati sono una categoria di farmaci in grado di inibire il riassorbimento osseo. La funzione dei bifosfonati è quella di bloccare la diminuzione della densità ossea promossa dagli osteoclasti (le cellule ossee che contribuiscono a riassorbire l’osso in vista del rimodellamento osseo fisiologico).

I bifosfonati sono largamente utilizzati per il trattamento preventivo e terapeutico di patologie ossee quali l’osteoporosi, l’osteite deformante, le metastasi ossee, il mieloma multiplo e altri disturbi fisici che possono determinare una fragilità ossea nel paziente.

I bifosfonati agiscono accumulandosi prevalentemente nelle sedi in cui è maggiore il rimodellamento osseo, determinando un’inibizione del riassorbimento dell’osso.

Un problema emergente di interesse medico multidisciplinare legato all’uso dei farmaci bifosfonati e che sta avendo una forte risonanza anche in campo odontoiatrico è quello dell’osteonecrosi delle ossa mascellari in particolari circostanze. Le attuali evidenze scientifiche non sostengono in modo chiaro l’esistenza di una correlazione diretta tra l’assunzione di farmaci bifosfonati e la comparsa della patologia. Vi sono però numerosi studi e rapporti epidemiologici che confermano invece l’esistenza di questo rapporto causa-effetto.

L’osteonecrosi mandibolare

L’osteonecrosi mandibolare è una patologia infettiva a carattere progressivo e solo recentemente associata alla terapia con farmaci bifosfonati. Attualmente non è ancora definito il quadro completo dei fattori di rischio che determinano questa patologia.

Relativamente all’uso dei bifosfonati, alcuni dati in letteratura scientifica li indicano come fattori patogenetici primari nell’insorgenza dell’osteonecrosi mandibolare a causa della loro alterata capacità di rimodellamento osseo.

L’osteonecrosi mandibolare è una patologia caratterizzata da due fasi:

  • La prima fase è prevalentemente asintomatica e non presenta alterazioni cliniche e radiografiche;
  • Nella fase avanzata della malattia il paziente può avvertire una sensazione di intorpidimento e bruciore della bocca.

Lo studio dentistico Motta Jones, Rossi e Associati è in grado di effettuare una diagnosi precoce di osteonecrosi mandibolare da bifosfonati, attraverso un attento esame della mucosa orale e un’indagine radiografica in grado di evidenziare alterazione ossee.

[image url=”/wp-content/uploads/2017/07/osteonecrosi-mandibolare-sezione-ossea-studio-dentistico-milano-centro.jpg” align=”right” shadow=”1″] L’osteonecrosi mandibolare è un disturbo che richiede un attento protocollo di prevenzione e terapeutico.

L’assunzione di bifosfonati è generalmente caratterizzata dalla necessità di un trattamento pluriennale. Probabilmente, è l’eccessiva quantità assunta ed il conseguente accumulo nel tessuto osseo – spesso inevitabile se si vogliono risolvere complicanze scheletriche importanti o ridurre metastasi ossee in pazienti affetti da patologia tumorale – a determinare questo nuovo disturbo.

In realtà, l’incidenza di osteonecrosi mandibolare non è elevata, anche se può variare dall’1,2% a 9,9% e chiaramente queste percentuali dipendono dalla dose di assunzione e dal tempo di trattamento con i farmaci bifosfonati. In genere, i pazienti considerati più a rischio sono quelli che hanno subito trattamenti per la cura delle patologie tumorali e che hanno assunto farmaci bifosfonati.

Quali sono i maggiori fattori di rischio che determinano osteonecrosi mandibolare?

I fattori di rischio legati all’osteonecrosi mandibolare sono:

  • Interventi di chirurgia orale (estrazione dentaria, implantologia);
  • Traumi del cavo orale;
  • La scarsa igiene orale;
  • Parodontopatie croniche;
  • L’età; generalmente i pazienti colpiti da osteonecrosi mandibolare sono di età superiore ai 40 anni;
  • Alcune condizioni fisiologiche, come la menopausa.
  • Malattie sistemiche come il diabete, l’obesità, l’insufficienza renale, l’anemia;
  • L’assunzione di terapie farmacologiche associate ai bisfosfonati (glucocorticoidi, ciclofosfamide, eritropoietina, ranitidina);
  • Il tabagismo.

La diagnosi di osteonecrosi mandibolare

[image url=”/wp-content/uploads/2017/07/osteonecrosi-mandibolare-confronto-osso-sano-osso-malato-studio-dentistico-milano-centro.jpg” align=”left” shadow=”1″] Il paziente affetto da osteonecrosi mandibolare presenta un’esposizione diretta di tessuto osseo non vitale, di colore bianco tendente al giallo, maleodorante e circondato da mucosa infiammata.

Molti dei pazienti che si rivolgono allo studio dentistico associato Motta Jones, Rossi, non hanno particolari sintomi. Un elemento fondamentale per una diagnosi precoce della patologia è sicuramente la sensazione di dolore che il paziente ci riferisce. Spesso, prima di arrivare alla vera e propria necrosi ossea, è possibile identificare sintomi tipici di un’infezione odontogena, tra cui:

  • Dolore;
  • Edema;
  • Ulcerazione delle mucose;
  • Mobilità dei denti.

Questi primi sintomi consentono ai medici dentisti che collaborano con il nostro studio odontoiatrico associato, di effettuare una diagnosi precoce.

La fase avanzata di osteonecrosi mandibolare presenta alcune caratteristiche inconfondibili, che in alcuni casi, se non trattate terapeuticamente in modo adeguato, possono contribuire ad aggravare il quadro sintomatologico:

  • Osteomielite suppurativa (infezioni e lesioni);
  • Fratture ossee;
  • Fistole cutanee;
  • Fistole orali e nasali.

L’impiego di radiografie, ci consente di effettuare una diagnosi dettagliata dell’osteonecrosi mandibolare. In particolare, in uno stadio avanzato della malattia si ha un aumento di infezione batterica e un incremento dei processi di demineralizzazione locale dell’osso, che causano appunto una condizione di fragilità ossea. Questi aspetti sono facilmente riconoscibili attraverso una radiografia.

I trattamenti terapeutici per la cura dell’osteonecrosi mandibolare

Nel caso in cui le condizioni di salute del paziente lo consentano, presso lo studio dentistico Motta Jones, Rossi e Associati ci occupiamo della gestione dell’osteonecrosi mandibolare attraverso due diverse strategie terapeutiche:

  • I pazienti che stanno assumendo bifosfonati da meno di 3 anni e che non presentano fattori di rischio clinici, vengono sottoposti ad interventi di chirurgia orale, parodontale e maxillofacciale;

I pazienti in terapia con bifosfonati da più di 3 anni generalmente praticano una sospensione della terapia per almeno 3 mesi prima di sottoporsi alla chirurgia orale. E se le condizioni di salute generale lo consentono, la sospensione terapeutica da bifosfonati può prolungarsi fino alla completa guarigione ossea.

Dentista: medico o artigiano? - Primo piano sala - Studio dentistico associato in centro a Milano

Il dentista: medico o artigiano?

Andiamo dal dentista per il mal di denti, le carie, le gengiviti, per rimpiazzare denti estratti e, ultimamente, su indicazione di osteopati, fisioterapisti e chinesiologi. I dentisti curano carie, gengive, mettono impianti, fanno corone e faccette (non le emoticon, ma sottilissime corone parziali in porcellana) esteticamente bellissime.

I pazienti, spesso personaggi famosi, esibiscono sorrisi smaglianti, dimostrazione dell’impegno di seri professionisti. Reality televisivi ci spingono a sottoporci a trattamenti anti-aging, denti compresi per recuperare il candido sorriso di quando eravamo ragazzini.

Queste sono terapie mediche o lavoro di estetisti, pur altamente specializzati? Ma soprattutto, estetica a parte, questi denti ringiovaniti svolgono sempre la loro funzione?

Il problema è che siamo “odontocentrici” e spesso non ci rendiamo conto che il dente è inserito in un contesto anatomico e funzionale tra i più complessi del nostro organismo. Il dentista, infatti, si è inventato una quantità di superspecializzazioni: conservativa, parodontologia, endodonzia, protesi fissa e mobile, chirurgia orale, implantologia, odontoiatria adesiva, pedodonzia, ortodonzia, gnatologia… Ognuno di noi coltiva il suo orticello spesso dimenticando che è parte di un insieme che si chiama apparato masticatorio costituito da ossa, denti, muscoli, legamenti e due articolazioni.

Un sistema complesso richiede una visione di insieme da parte del dentista

[image url=”/wp-content/uploads/2017/06/dentista-medico-artigiano-ragazza-con-sorriso-studio-dentistico-associato-milano-centro.jpg” align=”left”] Per essere precisi i muscoli mandibolari sono nove tra elevatori e abbassatori, anche la lingua viene mossa da nove muscoli e così fanno diciotto. Le articolazioni della mandibola sono due e sono le più mobili del nostro organismo. Le funzioni svolte dalla bocca sono tre: masticazione, deglutizione e fonazione. Tutte necessitano di coordinazione e fluidità di movimento. Come si intuisce un sistema così complesso richiede una visione di insieme e una valutazione dell’efficienza e dello stato di salute di tutte le sue componenti. Quindi, oltre che dentisti focalizzati sui denti e le relative strutture di sostegno, dobbiamo allargare i nostri orizzonti e diventare un po’ ortopedici e fisioterapisti occupandoci dei muscoli e delle articolazioni del distretto anatomico di nostra competenza.

Dobbiamo anche tenere presente che tutte le funzioni svolte dall’organo masticatorio implicano movimento senza contatto dentale, deglutizione a parte. Anche nel serramento e nel bruxismo si ha contatto diretto fra i denti, ma si tratta di parafunzioni che possono causare un grave sovraccarico funzionale, tanto da compromettere la qualità del sonno provocando frequenti risvegli, perché sono attività prevalentemente, anche se non esclusivamente, notturne. Queste considerazioni devono spingerci a valutare l’occlusione (la relazione spaziale fra le arcate dentarie) non come relazione statica, ma dinamica in cui i contatti fra i denti devono facilitare lo scorrimento e non creare vincoli meccanici ai movimenti mandibolari.

Il dentista come artigiano specializzato

La nostra professione è dominata dall’ossessione per i tecnicismi operativi che ci rendono più simili ad artigiani altamente specializzati che a medici. Come in tutta la medicina si dovrebbe iniziare la visita facendo domande al paziente, perché questo ci permette di scoprire cose che vanno oltre l’evidenza delle carie, delle tasche parodontali o delle malocclusioni. Qualche volta veniamo a sapere che il paziente soffre di cefalea ricorrente e dobbiamo essere capaci di fare una diagnosi differenziale fra una cefalea muscolo-tensiva, una cefalea a grappolo, un’emicrania o una fibromialgia. Questo perché anche secondo l’American Society of Orofacial Pain la cefalea muscolo-tensiva localizzata in zona frontale, parietale e periorbitale è molto spesso collegata a disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare e, quindi, è di nostra competenza. Infatti l’80% dei pazienti affetti da problemi temporo-mandibolari soffre di cefalea contro il 20-23% del resto della popolazione.

Talvolta i pazienti sono totalmente asintomatici ed è possibile individuarli solo attraverso una palpazione delle articolazioni e dei muscoli masticatori riscontrando delle zone dolenti (punti grilletto). Questi ultimi pazienti sono i più “pericolosi” per il dentista, perché si tratta di persone il cui sistema è compensato, pertanto i sintomi non si manifestano durante lo svolgimento delle funzioni. Possono però entrare in crisi perdendo la capacità di compenso in seguito a una procedura odontoiatrica anche banale come una piccola otturazione, perciò è bene individuarli prima di avviare qualunque terapia.

Spesso risultano coinvolti anche i muscoli del collo, della nuca, delle spalle e anche la colonna vertebrale dorsale e lombare. In questi casi è facile vedere una correlazione fra disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare e il resto del tronco, magari proprio un osteopata ha suggerito la visita odontoiatrica.

In altri casi, però, a patologie posturali, dolori lombari e cervicali non si associa un coinvolgimento delle articolazioni temporo-mandibolari e/o dei muscoli masticatori che risultano negativi alla palpazione e si può così escludere l’apparato stomatognatico come causa.

Esistono anche dei biotipi facciali che favoriscono l’insorgenza di disfunzioni alle articolazioni della mandibola: asimmetrie del viso con mandibola deviata lateralmente, retrusione mandibolare (persone con il mento e il labbro inferiore arretrati rispetto al labbro superiore) e visi con una crescita verticale eccessiva.

Una visita odontoiatrica approfondita

Da quanto enunciato si evince che una visita odontoiatrica deve comprendere di routine un’anamnesi per indagare disturbi alla colonna cervicale, cefalee, qualità del sonno, attività professionale, parafunzioni, abitudini viziate e posture scorrette oltre a un esame obiettivo che comprenda una valutazione delle articolazioni temporo-mandibolari e dei muscoli correlati.

La visita richiede più tempo, si devono imparare alcune manovre di analisi manuale, approfondire l’anamnesi senza fermarsi alla scheda compilata dal paziente in sala d’aspetto, ma sarà tutto tempo risparmiato per il futuro che non riserverà a noi e al paziente imprevisti spiacevoli nel corso o, peggio, alla fine di terapie, magari lunghe e complesse.

Gummy smile - Studio dentistico associato Motta Jones Rossi - Milano centro

Il gummy smile

Il gummy smile

Il cosiddetto gummy smile, o sorriso gengivale, è caratterizzato da un’eccessiva esposizione delle gengive. Viene chiamato così per via dell’ampia esposizione gengivale del sorriso. Si tratta di un problema di estetica dentale, che crea uno sbilanciamento poco gradevole quando si sorride e una disarmonia dei denti che appaiono più piccoli.

In un sorriso equilibrato e armonioso, la distanza tra il bordo inferiore del labbro superiore e il margine gengivale degli incisivi centrali non dovrebbe superare 1 o 2 mm. Mentre nel sorriso gengivale c’è una distanza di almeno 4 mm che, nei casi più estremi, rende assolutamente sgradevole il sorriso.

Quali sono le cause del gummy smile?

Le cause del sorriso gengivale sono principalmente tre:

  1. L’assenza di eruzione passiva, ossia quando la gengiva si ritrae scoprendo l’intera corona del dente. Il risultato è un’eccessiva quantità di gengiva e una ridotta esposizione dell’elemento dentario;
  2. La causa scheletrica del gummy smile, che può essere un’eccessiva protuberanza dell’osso mascellare o un’eccessiva crescita verticale dell’osso;
  3. Il sorriso gengivale può anche essere di natura muscolare, causato appunto dall’iperattività del muscolo elevatore del labbro superiore.

La cura del gummy smile

Presso lo studio dentistico Motta Jones, Rossi e Associati ci occupiamo di risolvere gli inestetismi del sorriso causati dal gummy smile, mediante l’intervento chirurgico oppure attraverso l’utilizzo della tossina botulinica.

La correzione chirurgica prevede il riposizionamento verso il basso della mucosa gengivale dell’arcata dentale superiore, fino ad arrivare in prossimità del colletto dentale. L’obiettivo è una ridotta e più naturale esposizione delle gengive superiori. Il risultato dell’intervento chirurgico terapeutico per l’eliminazione del sorriso gengivale è definitivo.

La tossina botulinica viene iniettata in alcuni punti della radice del naso e comporta un rilassamento dei muscoli elevatori del labbro superiore che causano il gummy smile. In questo modo si evita che la gengiva venga scoperta eccessivamente. Il risultato in questo caso ha una durata limitata, di circa 4-6 mesi. Dopo questo periodo sarà necessario sottoporsi ad un’altra seduta.

Paura del dentista - Studio dentistico associato Motta Jones Rossi - Milano centro

Paura del dentista

Chi non ha paura del dentista alzi la mano!

L’odontofobia – la classica paura del dentista – colpisce molti pazienti, non solo bambini, ed è ormai un disturbo ufficialmente riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

La seduta dentistica è spesso associata ad un momento di disagio. La maggior parte dei pazienti sa bene che l’impiego dell’anestesia consente di limitare il dolore e che l’utilizzo di strumenti all’avanguardia hanno ormai ridotto la durata degli interventi chirurgici odontoiatrici.

Eppure, nonostante questo, la fobia del dentista continua ad essere un problema persistente, che molto spesso aggrava i disturbi fisici del paziente.

Una persona che prova paura e ansia del dentista sicuramente non ci va volentieri, tenderà quindi a posticipare e a rimandare all’infinito la visita odontoiatrica, trascurando ad esempio i sintomi di una carie in stato avanzato.

Solo quando il problema diventerà conclamato e grave, con un dolore troppo forte o con la perdita dei denti, il paziente si recherà con fatica dal dentista e sarà costretto a subire interventi complicati che avrebbe potuto evitare semplicemente sottoponendosi a delle visite odontoiatriche periodiche di controllo e prevenzione.

Di conseguenza, gli interventi odontoiatrici sui pazienti che hanno paura del dentista naturalmente contribuiscono ad aumentare la fobia.

La paura del dentista. Sintomi e cause.

Spesso la paura del dentista può sfociare in una vera e propria fobia, con reazioni irrazionali e incontrollabili. L’oggetto del disagio di un paziente odontofobico è la figura del dentista e di tutto quello che lo circonda: gli strumenti, gli odori della sala, i rumori, le luci, ecc.

I sintomi di questa paura si manifestano sotto forma di ansia, tachicardia, tremore, rigidità muscolare, senso di soffocamento, attacchi di panico e in alcuni casi svenimento.

L’odontofobia non è solo la paura del dolore, ma richiama inconsciamente fobie ataviche, come la paura di non avere pieno controllo di sé, poiché la seduta dentistica presuppone la posizione supina mentre siamo letteralmente nelle mani di un’altra persona (il dentista appunto).

Inoltre, la bocca è una zona per così dire privata del nostro corpo, che appartiene alla nostra sfera emotiva.

La sedazione cosciente risolve la paura del dentista

Alcuni pazienti che si rivolgono allo studio dentistico associato, manifestano la fobia del dentista. Un rimedio per risolvere questo disagio è sicuramente l’impiego della sedazione cosciente con il protossido di azoto. Questa tecnica consente di mettere a proprio agio il paziente, che affronta l’intervento odontoiatrico in una condizione di relax e benessere, ma senza perdere coscienza e mantenendo un atteggiamento collaborativo con il medico dentista.

Il nostro lavoro non si limita a diagnosticare i problemi ai denti o alle gengive e ad individuare i trattamenti terapeutici per risolverli. L’obiettivo dello studio dentistico associato è anche e soprattutto quello di prendersi cura dei propri pazienti. Eliminando l’odontofobia ci preoccupiamo del benessere delle persone durante la seduta odontoiatrica. Vogliamo che il paziente viva l’esperienza di curare i propri denti in modo sereno e consapevole.

L’impiego della cosiddetta sedazione cosciente aiuta a risolvere il disagio che molti paziente provano durante le visite dentistiche.

Il protossido di azoto presenta determinate caratteristiche farmacologiche, che lo rendono efficace e privo di effetti collaterali:

  • Bassa solubilità ematica;
  • Non viene metabolizzato dall’organismo (sono sufficienti 3 minuti di ossigeno per eliminare circa il 97% di protossido di azoto dall’organismo);
  • È totalmente anallergico;
  • Potenzia l’effetto dell’anestesia locale;
  • Stabilizza i parametri (pressione arteriosa e saturazione di ossigeno).

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Apparecchio trasparente - Studio Dentistico Motta Jones Rossi & Associati - Milano Centro

Apparecchio trasparente per il riallineamento dei denti

L’apparecchio trasparente per i denti è uno strumento utilizzato per riallineare la dentatura ed ottenere quindi dei benefici sia estetici che terapeutici, fino al raggiungimento di una migliore masticazione e di un più naturale movimento mandibolare. Nel periodo in cui si indossa l’apparecchio per i denti, è possibile notare significativi spostamenti di tutti i denti e risolvere il problema in modo definitivo.

Vediamo nel dettaglio alcuni aspetti relativi all’uso dell’apparecchio trasparente:

Apparecchio trasparente per bambini e adulti

Al di là di quello che si potrebbe pensare, il problema dell’allineamento non corretto dei denti non è ad esclusivo appannaggio dei bambini. Spesso anche gli adulti hanno necessità di effettuare un trattamento terapeutico di riallineamento dentale, magari perché è un problema che è stato trascurato in giovane età oppure a causa di un incapsulamento dentale non corretto, o ancora a causa della perdita di uno o più denti che comporta uno squilibrio del cavo orale. Sono numerose e di diversa natura le cause che rendono spesso urgente un trattamento terapeutico di riallineamento dei denti nei pazienti adulti. In tutto questo però  esiste una nota dolente: il paziente adulto soffre il disagio psicologico di indossare un apparecchio per i denti – fisso o mobile – troppo visibile e che rende poco piacevole il sorriso.

Le caratteristiche dell’apparecchio trasparente

Lo studio dentistico Motta Jones, Rossi e Associati offre il trattamento di ortodonzia invisibile mediante l’uso dell’apparecchio trasparente, garantendo un’assistenza medica adeguata in tutte le fasi: diagnosi, cura e mantenimento dell’allineamento dentale ottenuto.

Le caratteristiche dell’apparecchio trasparente sono:

  • Comodità e facile rimozione, è infatti possibile toglierlo autonomamente per bere, per mangiare e per effettuare la pulizia orale quotidiana con spazzolino e filo interdentale;
  • Non provoca alcuna irritazione al cavo orale e alla bocca;
  • Non costituisce un ostacolo per il linguaggio e la pronuncia;
  • E’ molto leggero, poiché il materiale con cui viene prodotto è una resina di 3 decimi di millimetro di spessore;
  • E’ personalizzato poiché viene prodotto in laboratorio dalle impronte dentali del paziente;
  • E’ pressoché indolore, anche se è giusto riportare che durante le prime ore dopo l’inserimento, è possibile che il paziente percepisca una leggera sensazione di fastidio o un dolore lieve, che di solito scompare dopo qualche ora. Questo fenomeno avviene perché la dentatura ha bisogno di un breve periodo di tempo per adattarsi all’apparecchio dentale.

In che modo agisce l’apparecchio trasparente?

Molti pazienti si chiedono in che modo funziona l’apparecchio trasparente. Il nostro obiettivo qui è quello di fare un po’ di chiarezza, al fine di mettere a proprio agio i pazienti e offrire la possibilità di valutare con cura i trattamenti terapeutici che si possono adottare.

Quando un dente viene sottoposto ad una forza esterna, si sposta nella stessa direzione della forza che ha ricevuto. Questo fenomeno accade perché il tessuto osseo è molto flessibile. Quando si indossa un apparecchio per il raddrizzamento dei denti assistiamo a due fenomeni:

  • La parte verso cui viene spinto il dente si riassorbe;
  • La parte che rimane vuota a causa dello spostamento del dente, è riempita da un nuovo tessuto osseo.

Quando è necessario l’apparecchio trasparente per i denti?

Esistono diversi casi in cui l’apparecchio per i denti, e in particolare l’apparecchio invisibile proposto ai pazienti adulti, è assolutamente necessario:

  • Nei casi di affollamento dentale, un fenomeno che si manifesta quando manca lo spazio tra i denti, ovvero quando i denti non hanno uno spazio adeguato per crescere dritti e quindi si scontrano l’uno con l’altro. In questi casi, l’apparecchio ha la funzione di creare spazio per far crescere i denti nel modo giusto;
  • Nei casi di diastema, un fenomeno che si verifica invece quando lo spazio tra i denti è eccessivo e non favorisce alcun punto di contatto. In presenza di diastema, l’apparecchio dentale ha la funzione di avvicinare i denti tra loro, chiudendo lo spazio;
  • Nei casi di morso crociato, che si verifica quando l’arcata superiore dei denti è più stretta rispetto all’arcata inferiore. In questi casi il morso, e quindi l’incastro tra le due arcate, è invertito, ossia i denti superiori si inseriscono negli spazi dei denti inferiori. Anche qui l’apparecchio trasparente, fisso o mobile, costituisce una valida risoluzione al problema poiché consente di espandere l’arcata superiore e di spingere i denti verso l’esterno;
  • Nei casi di morso profondo, ossia quando l’arcata superiore dei denti si sovrappone all’arcata inferiore;
  • Nei casi di morso inverso, ossia quando l’arcata inferiore dei denti sporge eccessivamente.

L’apparecchio trasparente innovativo e non invasivo

Fortunatamente, le innovazioni in campo odontoiatrico, hanno risolto questo problema. Presso lo studio dentistico Motta Jones, Rossi e Associati di Milano, risolviamo il problema dei denti non perfettamente allineati sia per pazienti bambini che per gli adulti. Nello specifico, per i pazienti adulti proponiamo l’apparecchio trasparente, o apparecchio invisibile, conosciuto anche come mascherina trasparente o con il nome di Invisalign. Si tratta di un particolare modello di apparecchio dentale, in grado di riallineare i denti senza dover ricorrere alle piastrine o agli archi metallici, elementi tipici dei classici apparecchi fissi o mobili e considerati particolarmente invasivi.

L’apparecchio trasparente è una tecnica di allineamento dentale non invasiva, poiché consente di riequilibrare il sorriso grazie all’utilizzo di mascherine in resina trasparente. L’impiego di questo materiale è innovativo, poiché costituisce un beneficio per la salute dei denti, ma anche un beneficio psicologico: il paziente ha la possibilità di riallineare i denti senza dover ricorrere ad un apparecchio invasivo e antiestetico. Le mascherine trasparenti utilizzate in questo trattamento ortodontico sono quasi del tutto invisibili e hanno una reale efficacia terapeutica.

Ai pazienti che si affidano al nostro studio dentistico associato, consigliamo di cambiare l’apparecchio trasparente ogni due settimane circa, in modo da guidare progressivamente i denti alla posizione corretta. E’ necessario poi tenerle tutto il giorno e la notte, togliendole solo per mangiare, per bere e per effettuare l’igiene orale quotidiana. Solitamente un risultato ottimale si raggiunge quando l’apparecchio trasparente viene indossato per almeno 22 ore al giorno, considerando anche la notte.

Apparecchio trasparente e terapia di mantenimento

Il nostro obiettivo, per favorire la risoluzione definitiva del problema, è quello di visualizzare in anticipo tutte le fasi di spostamento dei denti e produrre così gli apparecchi trasparenti personalizzati e sequenziali per ottenere nel tempo il posizionamento corretto di tutti i denti. Pianifichiamo attentamente insieme al paziente delle visite dentistiche periodiche, con lo scopo di verificare e monitorare i progressi della terapia, gli spostamenti dei denti, e assicurarci che il trattamento terapeutico adottato funzioni e proceda correttamente.  Nel momento in cui constatiamo l’effettivo raggiungimento della posizione dei denti precedentemente programmata, applichiamo l’apparecchio trasparente successivo (di solito ogni 2 settimane).

Alla fine dell’intero periodo di trattamento mediante l’impiego dell’apparecchio trasparente – che di solito dura circa 18 mesi, ma con durata variabile in base ai singoli casi – consigliamo sempre ai nostri pazienti di proseguire la terapia con una mascherina di contenzione, allo scopo di mantenere la posizione corretta raggiunta.

Sbiancamento dentale - Studio dentistico Motta Jones Rossi - Milano centro

Sbiancamento ed estetica dentale

Lo sbiancamento dentale: una breve panoramica

In ambito odontoiatrico è sempre maggiore la richiesta di soddisfare l’aspetto estetico oltre che la funzionalità di ogni paziente.

Anche all’igienista dentale vengono richiesti trattamenti estetici in quanto una bocca sana con un buon supporto parodontale ha un suo grande effetto nei rapporti sociali. Questo costituisce un motivo fondamentale per cui, oltre ai consueti prodotti di mantenimento quali dentifrici e collutori al fluoro e antiplacca, il professionista propone prodotti per lo sbiancamento dello smalto.

Si conoscono due tipologie di discromie dentali: estrinseche ed intrinseche.

Le prime le troviamo sulla superficie esterna dei denti e possono essere causate da particolari alimenti come caffè, liquirizia, tè o particolari sostanze come la nicotina o alcune tipologie di farmaci. Queste pigmentazioni possono essere facilmente rimosse con una igiene professionale e tramite l’utilizzo di bicarbonato e glicina presso lo studio odontoiatrico di fiducia.

Le pigmentazioni intrinseche invece, sono localizzate al di sotto dello smalto. Per eliminarle è necessario eseguire uno sbiancamento professionale.

Quest’ultimo si avvale di prodotti ad alte concentrazioni di principio attivo (perossido di idrogeno o perossido di carbammide) e sotto stretto controllo del professionista. In poche sedute, il paziente avrà ottenuto un risultato ottimale con denti più bianchi e un sorriso più luminoso.

Oltre lo sbiancamento professionale esiste anche lo sbiancamento con mascherine personalizzate che il paziente dovrà utilizzare per circa 4/6 ore o durante tutta la notte, all’interno delle quali troverà dei serbatoi che dovrà riempire con il gel sbiancante.

Ovviamente quest’ultima tecnica prevedrà l’utilizzo di perossido con percentuali minori dal momento che il paziente dovrà indossare le mascherine per più di una settimana.

Il mantenimento può essere coadiuvato da dentifrici e collutori enzimatici o a base di perossidi per sfavorire la formazione di pigmenti estrinseci sui denti.

Dopo che il paziente esegue uno sbiancamento è fondamentale adottare una dieta in bianco ed evitare di fumare per ameno 48h per favorire un risultato ottimale.