Stomatite cure

Stomatite: cure, diagnosi e prevenzione

Cos’è la Stomatite?

La stomatite è un’infiammazione che colpisce la mucosa della bocca; le cause sono di varia natura: chimica, infiammatoria, batterica, meccanica, funghi, virus, malattie sistemiche (autoimmuni, metaboliche, etc…). Tutti questi fattori possono favorire le infezioni del cavo orale, che in tal modo si infiamma e genera i classici disturbi della stomatite.

Stomatite - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Stomatite – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Diagnosi – ⬆️

Riconoscere i segni clinici ed effettuare la corretta diagnosi della stomatite

La diagnosi della stomatite si effettua analizzando i sintomi clinici e la storia clinica del paziente. Chi soffre di stomatite, in genere, avverte una sensazione di bruciore ed una forte sensibilità quando ingerisce alimenti molto caldi o molto freddi, nonché sensibilità quando assume alimenti irritanti.

Quando si è affetti da stomatite è necessario consultare il proprio dentista per individuare le cause dell’infiammazione e trattarla nel modo migliore. In questo modo si eviterà l’insorgere di disturbi secondari associati alla malattia ed alla sua cronicizzazione. Il dentista attraverso l’esame della cavità orale potrà escludere cause locali, come lesioni provocate dagli apparecchi dentali mobili o dalle protesi dentarie.

Tramite la diagnosi della stomatite si accerta:

  • la durata e la ricorrenza dei sintomi,
  • la presenza ed il livello di dolore,
  • la correlazione tra i sintomi ed il cibo o i farmaci assunti oppure l’esposizione a sostanze chimiche.

L’anamnesi deve appurare le condizioni note che potrebbero aver causato lesioni alla bocca come l’infezione da herpes simplex ed i fattori di rischio come diabete, assunzione di immunosoppressori, cancro, infezioni da HIV.

Il dentista durante la diagnosi della stomatite registrerà l’elenco degli eventuali farmaci utilizzati dal paziente e appurerà se sia stato sottoposto a radioterapia o chemioterapia.

Chi soffre di stomatite dovrà anche informare il medico sull’eventuale consumo di tabacco.

L’esame obiettivo del paziente comprende:

  • l’ispezione del cavo orale per accertare la presenza, la collocazione e la natura delle lesioni, tramite esame e palpazione di guance, palato duro e molle, lingua, labbra, linfonodi cervicali e sottomandibolari;
  • controllo delle altre superfici mucose, per individuare l’eventuale presenza di eritema, eruzioni cutanee, edema, desquamazioni;
  • la valutazione dello stato di salute generale del paziente.
Stomatite - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

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Tramite l’esame obiettivo si ricercano eventuali possibili cause anche a livello sistemico. Ad esempio: irritazione oculare, lesioni genitali, diarrea cronica e debolezza, perdita di peso.

In genere sono tipici di una stomatite sintomi come: bolle sulla pelle, presenza di febbre alta, infiammazione agli occhi e sistema immunitario compromesso. Tali stomatiti sistemiche devono essere trattate immediatamente in maniera specifica.

Test diagnostici e interpretazione

Se il medico lo ritiene opportuno può prescrivere al paziente dei test diagnostici a seguito dell’esame clinico. Questi permetteranno di riscontrare segni tipici della stomatite o eventuali fattori di rischio. Non si tratta di indagini eseguite comunemente ma sono raccomandate in modo particolare quando la malattia diventa cronica o sistemica. Le analisi che si possono effettuare sono:

per chi soffre di stomatite ricorrente, analisi microbiologica mediante coltura, determinazione della ferritina, sideremia, vitamina B12, zinco e acido folico, ricerca degli anticorpi anti-endomisio per la diagnosi della celiachia, biopsia delle lesioni se queste non hanno una eziologia evidente.

Più specifiche sono analisi di laboratorio come:

  • Test di Tzanck. Si tratta di un esame al microscopio dello striscio di materiale prelevato da una vescicola, che permette di distinguere affezioni come herpes simplex, herpes zoster, varicella e pemfigo;
  • coltura per herpes simplex virus;
  • test sierologico per la sifilide;
  • immunofluorescenza per stabilire se si tratti di stomatite aftosa ricorrente o di patologie cutanee bollose.

I risultati degli esami effettuati tramite biopsia e analisi permettono di evidenziare eventuali patologie ematologiche, carcinoma orale e vasculite.

Trattamento – ⬆️

Al fine di individuare la terapia corretta, è necessario accertare la causa specifica dell’insorgenza della stomatite. Il trattamento delle stomatiti varia a seconda della tipologia di infiammazione, dei sintomi e dell’insieme di fattori che hanno originato il disturbo.

La stomatite generalmente si cura con farmaci da banco che permettono di alleviare i sintomi dell’affezione:

  • la tetraciclina, un antibatterico che inibisce la sintesi proteica;
  • farmaci antisettici, utili per disinfettare la cavità orale;
  • in caso di infezione e su indicazione del dentista, antimicotici, antibiotici e antivirali;
  • anestetici ed antidolorifici, per attenuare il dolore causato dalle lesioni.

Il trattamento della stomatite in genere è rivolto alla causa specifica, mentre a livello locale si prescrive l’applicazione di farmaci corticosteroidei e l’utilizzo di collutori antisettici. Alcune tipologie di collutori sono più indicate per la cura della stomatite, poiché contengono principi attivi ed ingredienti efficaci per trattare i segni comparsi a seguito dell’insorgenza della stomatite. Alcuni esempi di componenti attivi utili a tale scopo sono:

  • il desametasone, un corticosteroide che allevia i sintomi tipici dell’infiammazione quali gonfiore, dolore e bruciore;
  • il difenidramina, un antistaminico ed anestetico locale;
  • la nistatina, un antibiotico che inibisce le funzioni della membrana citoplasmatica, si lega alla membrana del patogeno e ne induce la neutralizzazione.

I collutori che contengono questi principi attivi in genere devono essere prescritti dal medico e risultano essere un rimedio efficace per il trattamento della stomatite.

Altri trattamenti a livello locale si effettuano utilizzando:

  • medicamenti protettivi o di barriera;
  • farmaci anti-infiammatori come triamcinolone, amlexanox e desametasone;
  • cauterizzazione chimica o fisica;
  • anestetici come lidocaina e sucralfato.

Se si soffre di stomatite può essere utile adottare alcuni accorgimenti ai primi sintomi:

  • evitare l’assunzione di eventuali sostanze che hanno già causato la stomatite al paziente;
  • effettuare con maggior attenzione e cura la quotidiana igiene orale con dentifricio e filo interdentale, per prevenire l’insorgere di infezioni secondarie;
  • evitare l’assunzione di alcol e caffè e l’uso di tabacco.

Rimedi naturali – ⬆️

Chi predilige i rimedi naturali e fitoterapici può provare ad utilizzare alcune piante medicinali che contribuiscono efficacemente alla cura della stomatite:

Descrizione Attività principale
Ribes Azione anti-infiammatoria
Calendula Antiflogistica e cicatrizzante
Vitamina C Antiossidante e immunostimolante, accelera la cicatrizzazione delle ulcere della bocca
Limone Disinfettante
Propoli Antisettica
Rosa canina Elevata concentrazione di vitamina C

In presenza di un’infezione del cavo orale è importante mantenere un buono stato di salute e adottare una dieta adeguata. Alcuni cibi si possono assumere ogni giorno per rafforzare il sistema immunitario come carote, arance, cavoli, limone, albicocche, miele e mirtilli. Affinché l’assunzione di cibo non contrasti gli effetti della cura della stomatite, è opportuno evitare l’assunzione di: alcol, caffè, zucchero, cioccolato, cereali raffinati, carni rosse, bevande e alimenti molto caldi.

Prevenzione – ⬆️

Per prevenire le stomatiti la prima abitudine importante è quella di eseguire ogni giorno una corretta igiene orale: i denti vanno puliti dopo ogni pasto e la bocca si può disinfettare con un collutorio.

Al fine di evitare la comparsa di malattie del cavo orale è fondamentale fare attenzione ai fattori di rischio descritti ed anche seguire una dieta alimentare equilibrata, limitando il consumo di alcolici. Smettere di fumare è un altro passo importante per evitare l’insorgenza della stomatite.

Stomatite

Stomatite. Cause, sintomi e definizione

Definizione – ⬆️

La stomatite consiste in un processo infiammatorio, acuto o cronico, che si presenta nella cavità orale di persone di tutte le età. Si può manifestare in una sede specifica della mucosa orale oppure in modo diffuso. La stomatite dà diversi sintomi all’interno della bocca: arrossamento, ulcere orali (afte), gonfiore, sanguinamento. Tali segni si associano ad una sensazione di dolore quando si mangia, quando si parla e mentre si lavano i denti.

La stomatite si presenta sul tessuto di rivestimento della cavità orale: può manifestarsi nelle guance, nelle labbra, sul palato, sulle gengive, sulla lingua. Spesso è associata a piccole ulcere che causano dolore e vengono comunemente chiamate afte della bocca.

Forme di stomatite – ⬆️

A seconda della zona del cavo orale coinvolta, possono manifestarsi anche disturbi secondari come: glossiti (sulla lingua), gengiviti e cheiliti (sulle labbra). Quando le lesioni che compaiono con le stomatiti sono estremamente dolorose, può diventare difficoltoso persino assumere cibo. Ne conseguono malnutrizione e disidratazione.

Se si soffre di stomatiti con una certa frequenza, è opportuno analizzare quali possano essere i fattori scatenanti. Solitamente i più comuni risultano intolleranze alimentari, allergie, carenze nutrizionali, condizioni di elevato stress.

Tipologie di stomatite

Le tipologie più comuni di stomatite sono:

  • Stomatite da antibiotici,
  • Stomatite erpetica,
  • Stomatite di origine tossica,
  • Stomatite aftosa,
  • Stomatite catarrale,
  • Stomatite ulcerosa,
  • Stomatite di Vincent,
  • Stomatite da nicotina.
Stomatite - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

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Sintomi – ⬆️

L’infiammazione della stomatite di solito è dolorosa. Il fastidio si può avvertire sia localizzato in alcuni punti, sia come bruciore diffuso. Masticando e mangiando questo dolore aumenta. I sintomi più frequenti associati alla stomatite sono:

  • comparsa di afte,
  • mucosa orale arrossata,
  • comparsa di pustole.

A questi sintomi generali si aggiungono spesso altri segni come: gengive che sanguinano, alitosi, maggiore secrezione salivare, febbre e linfonodi ingrossati.

Le stomatiti si devono distinguere dall’herpes simplex che causa la comparsa di ulcere labiali. Le vescicole dovute all’infezione del virus dall’herpes simplex si localizzano esternamente alla cavità orale, ad esempio intorno alle labbra, sul mento o dentro alle narici e sono anche contagiose.

Pustole e afte associate alla stomatite non si possono invece trasmettere.

Cause – ⬆️

Nella mucosa orale risiedono numerosi batteri saprofiti e patogeni, che in determinate quantità possono agevolare l’insorgere di infiammazioni. Il normale flusso di saliva di solito riesce a proteggere la mucosa dagli attacchi fisici, meccanici e chimici.

L’insorgere della stomatite, in alcuni casi, coincide con una diminuzione delle difese immunitarie del cavo orale che favorisce la proliferazione di batteri, virus o funghi. Eventuali carenze nutrizionali o  disturbi del sistema endocrino possono agevolare tale deficit. Altre cause delle stomatiti possono essere una reazione allergica o il contatto con sostanze irritanti. Oltre alle manifestazioni delle stomatiti localizzate sull’epitelio, alcune malattie sistemiche facilitano la comparsa dei disturbi tipici della stomatite. La stomatite può essere anche considerata una malattia idiopatica (ovvero, talvolta compare senza cause esterne evidenti).

Stomatite - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

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I principali fattori che facilitano la comparsa della stomatite possono essere di diversa natura:

  • Malattie infettive,
  • Composizione della saliva alterata,
  • Scarsa igiene orale,
  • Alterazioni metaboliche.

Le più comuni cause della stomatite includono:

  • Infezioni batteriche
    • Actinomicosi orale
    • Gengivite acuta ulcerativa necrotizzante
    • Gonorrea
    • Sifilide
    • Tubercolosi
  • Infezioni fungine
    • Infezioni da candida
    • Criptococcosi (micosi provocata dal Cryptococcus neoformans)
    • Coccidiomicosi (micosi sistemica causata dal fungo Coccidioides immitis)
    • Mucurmicosi
    • Blastomicosi (micosi sistemica dovuta al Blastomyces dermatitidis)
  • Infezioni virali
    • Herpes simplex (infezione primaria, soprattutto nei bambini)
    • Herpes simplex (infezione secondaria, herpes labiale su labbra o palato)
    • Varicella-zoster virus (infezione primaria del virus herpetico di tipo 3, che causa la varicella)
    • Herpes zoster (per riattivazione del Varicella-zoster virus latente, chiamato comunemente “fuoco di Sant’Antonio”)
    • Altre infezioni: coxsackievirus, citomegalovirus, virus di Epstein-Barr, HIV, condilomi acuminati, influenza, rosolia
  • Malattie sistemiche
    • Diabete
    • Celiachia
    • Immunodeficienza
    • Sindrome di Behçet
    • Malattie infiammatorie intestinali
    • Carenze nutrizionali
    • Carenza di ferro
    • Carenza di vitamina B3 (pellagra)
    • Carenza di vitamina C (scorbuto)
    • Leucemia
    • Disordini piastrinici
    • Neutropenia ciclica
    • Malattia di Kawasaki
    • Sindrome di Stevens-Johnson
    • Porpora trombotica trombocitopenica
    • Pemfigo volgare
    • Eritema multiforme
  • Farmaci
    • Antibiotici (prolungati trattamenti con penicillina, tetraciclina, cloramfenicolo..)
    • Anticonvulsivi
    • Barbiturici
    • Farmaci chemioterapici
    • Farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS)
  • Agenti irritanti la mucosa orale, irritazioni di natura fisica e reazioni allergiche
    • Cibi acidi o irritanti (esempio: alimenti piccanti o speziati)
    • Assunzione di alimenti e/o bevande troppo calde (provocano scottature nella cavità orale)
    • Apparecchi dentali e/o protesi inadeguate o con bordi taglienti (che possono provocare traumi persistenti)
    • Esposizione professionale a coloranti, vapori acidi, metalli pesanti (esempio: mercurio, bismuto, piombo)
    • Consumo eccessivo di alcool
    • Tabacco (la stomatite nicotinica colpisce in particolare i fumatori di pipa)
    • Dentiere che si adattano male
    • Traumi (esempio: morsi all’interno della bocca o alla lingua; lavaggio troppo vigoroso dei denti)
    • Ipersensibilità di tipo IV (per reazioni a ingredienti di dentifricio, collutorio, caramelle, coloranti o rossetti)
  • Altre
    • Cancro orale
    • Xerostomia (nota anche come secchezza delle fauci)
    • Sindrome della bocca urente (sindrome della bocca che brucia o stomatopirosi)
    • Lichen planus (malattia mucocutanea di origine immunitaria)
    • Stomatite aftosa ricorrente
    • Radioterapia
    • Chemioterapia
    • Condizioni di stress e di ansia

Fattori di Rischio – ⬆️

I principali fattori che favoriscono le stomatiti sono:

  • Carenze alimentari,
  • Malattie sistemiche croniche,
  • Immunodeficienza,
  • Scarsa igiene orale,
  • Traumi,
  • Protesi inadeguate,
  • Chemioterapia e radioterapia.

Uno specifico polimorfismo genetico può, inoltre, determinare elevate concentrazioni di IL-1 e TNF-α, predisponendo all’insorgenza della stomatite aftosa ricorrente.

Malattia parodontale schema

Cos’è la malattia parodontale? Ecco come riconoscerla e curarla

Spesso ci si riferisce alla malattia parodontale anche con i termini parodontite e piorrea. Si tratta di una malattia dentale di origine batterica che innesca un processo infiammatorio. Colpisce in Italia circa il 60% della popolazione ed in modo particolare le persone di età compresa tra i 35 ed i 44 anni. Quasi il 10% degli italiani soffre di forme avanzate della patologia (dati). L’aspetto più insidioso di questa patologia è che agisce in modo poco evidente e se non viene prontamente curata, porta alla distruzione del tessuto di sostegno dei denti. L’apparato di sostegno del dente, ovvero il parodonto, è costituito da:

  • osso alveolare,
  • gengiva,
  • fibre elastiche,
  • cemento radicolare.

Inizialmente l’infiammazione che accompagna la parodontite interessa in genere le gengive e si manifesta come gengivite. Il segnale più frequente di questa flogosi è il sanguinamento.

Sintomi della malattia parodontale

L’insorgere di questa malattia purtroppo avviene spesso in maniera asintomatica. Quando le gengive sono infiammate perdono la loro naturale consistenza duro-elastica e la colorazione rosata e presentano rossori e gonfiori. Questo è uno dei sintomi da tenere in considerazione. I segnali da non sottovalutare nell’auto diagnosi della malattia del parodonto o piorrea, sono inoltre:

  • alito cattivo,
  • sapore anomalo nel cavo orale,
  • sanguinamento gengivale spontaneo o allo spazzolamento o quando si masticano cibi duri,
  • recessione della gengiva,
  • mobilità dei denti.

Molti pazienti si accorgono di avere un problema solo quando comincia la mobilità dentale. Questa, se non trattata adeguatamente, degenera fino alla caduta dei denti.

In presenza di uno o più di uno di questi sintomi, una visita odontoiatrica è fondamentale per una corretta diagnosi. La diagnosi precoce consente di effettuare il trattamento corretto. Poter intervenire quando i tessuti parodontali non sono ancora compromessi può allungare il tempo di permanenza dei denti nella bocca.

Cause della malattia parodontale

Questa malattia ha una origine multifattoriale e le principali cause sono la predisposizione genetica, i batteri ed il fumo. Le gengiviti trascurate sono tra le cause che portano spesso ad una retrazione del solco gengivale a seguito della quale si formano le tasche parodontali. Se non si interviene immediatamente, i germi anaerobi si moltiplicano e l’infiammazione si estende al parodonto e alle ossa che sostengono i denti. Le tossine prodotte aggrediscono le cellule dei tessuti parodontali, compresi gli osteoblasti.

Malattie delle gengive - Parodontite: sintomi, cause e terapie per la cura -Studio Dentistico Motta Jones Rossi - Milano Centro

Malattie delle gengive – Parodontite: sintomi, cause e terapie per la cura -Studio Dentistico Motta Jones Rossi – Milano Centro

Malattia parodontale e prevenzione

Un controllo periodico con un sondaggio parodontale è il miglior strumento di prevenzione per intervenire immediatamente ed evitare il degenerare della malattia. Il sondaggio è un test indolore che misura il grado di danneggiamento dei tessuti gengivali e dei tessuti parodontali. Oltre agli esami preventivi che si possono effettuare presso lo studio dentistico di fiducia, ci sono degli accorgimenti da prendere quotidianamente.

La pulizia regolare del cavo orale e dei denti con spazzolino e filo interdentale è di fondamentale importanza per prevenire l’insorgere di malattie. L’astensione dal fumo inoltre può contribuire a ridurre il rischio di infezioni poiché le tossine presenti nel fumo facilitano l’azione dannosa dei batteri. Lo stress e le condizioni che abbassano le difese immunitarie dell’organismo sono un altro fattore che incide nella comparsa di malattie dei denti.

Cura della malattia parodontale

Il controllo della placca batterica sopragengivale e sottogengivale e l’eventuale assunzione di farmaci locali o sistemici sono gli strumenti principali per evitare il degenerare della malattia parodontale. In alcuni casi possono essere necessarie anche più sedute di detartrasi presso lo studio dentistico. Questa va completata con la lucidatura delle superfici strumentate tramite spazzolini o coppette con pasta pomice. La pulizia degli spazi interdentali può essere rifinita con strisce abrasive.

La levigatura radicolare è una tipologia di igiene professionale specifica per la rimozione del tartaro sottogengivale. Questa può essere eseguita:

  1. a “cielo chiuso”, ovvero senza effettuare lo scollamento della gengiva;
  2. a “cielo aperto”, ovvero effettuando il sollevamento dei lembi gengivali per migliorare l’accesso al sito da trattare.
Endodonzia

L’endodonzia e i trattamenti terapeutici dell’endodonto

L’endodonzia è una branca dell’odontoiatria che si occupa della diagnosi e dei trattamenti terapeutici dei problemi legati all’endodonto. L’endodonto è la cavità presente all’interno del dente, costituita dalla polpa dentaria e dal canale radicolare. Lo studio dentistico Motta Jones, Rossi e Associati pratica trattamenti ai problemi legati all’endodonto, allo scopo di curare i denti danneggiati a causa di carie o traumi. Questa branca dell’odontoiatria prevede degli interventi odontoiatrici ambulatoriali minimamente invasivi. Il trattamento endodontico si rende necessario quando la polpa del dente presenta un’infiammazione. Le cause di un’infezione alla polpa dentaria (nota anche come nervo del dente) che richiedono una terapia endodontica sono tendenzialmente:

  • una carie profonda e a uno stadio avanzato;
  • un trattamento odontoiatrico inadeguato;
  • diverse tipologie di trauma che provocano fratture del dente.
Endodonzia - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Endodonzia – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

L’endodonzia in caso di polpa dentale danneggiata

La polpa del dente è un tessuto molle costituito da arterie, vene, terminazioni nervose e cellule connettivali. Questa ha due funzioni diverse, in base all’età del paziente:

  • nel paziente in età di sviluppo, forma la struttura portante calcificata del dente (dentina);
  • nel paziente adulto, è più assottigliata e ha funzioni meno primarie, come la percezione e la sensibilità al freddo e l’idratazione della dentina.

Una carie dentaria non curata provoca la decalcificazione e la distruzione progressiva dei tessuti duri del dente. L’azione di microrganismi presenti nella placca batterica ingrandisce la cavità prodotta dalla carie, fino a quando l’infezione non raggiunge la polpa, causando necrosi e perdita del dente. La polpa dentaria così danneggiata provoca ripercussioni acute, dolorose e spesso croniche, sui tessuti circostanti.

Il trattamento endodontico o terapia canalare è una terapia che consente in questi casi di mantenere il dente danneggiato, evitandone l’estrazione e optando per la devitalizzazione.

Quali sono disturbi e sintomi che portano ai trattamenti di endodonzia

Uno dei sintomi più rilevanti di una carie profonda, che può danneggiare la polpa del dente, è l’eccessiva sensibilità al freddo o al caldo. Non si tratta di un sintomo che riguarda solo i danni provocati dalla carie, ma è associabile anche ad altri disturbi. Alcuni esempi sono la scopertura dei colletti gengivali causata da una malattia parodontale, dal bruxismo, dal trauma da spazzolamento. Alcuni sintomi comuni dei disturbi endodontici sono:

  • il dolore acuto localizzato, che si può estendere anche alle parti vicine alla zona interessata;
  • la sensibilità prolungata al caldo o al freddo del dente danneggiato;
  • il dolore durante la masticazione o quando il dente viene toccato e stimolato;
  • la pigmentazione del dente;
  • il gonfiore della gengiva.

La diagnosi dei disturbi dentali tramite l’endodonzia

Quando l’eccessiva sensibilità del dente è accompagnata da dolore e gonfiore localizzati, che persistono anche dopo lo stimolo, si è in presenza di una carie dentaria in fase avanzata. Le conseguenze di questa infezione, se non curata tempestivamente e in modo efficace, provocano la cosiddetta pulpite. A seguito di questa infiammazione progressiva, acuta e dolorosa della polpa del dente sarà inevitabile la necrosi dello stesso.

Lo studio dentistico Motta Jones, Rossi e Associati si avvale di strumenti endodontici tecnologicamente avanzati per la diagnosi e la terapia dei problemi dei denti:

  • binocoli operatori ingranditori microchirurgici. Grazie alla capacità di ingrandire la visuale rendono possibili interventi come la ricostruzione di fratture radicolari e l’utilizzo di fili di sutura di diametro molto piccolo;
  • rilevatori apicali computerizzati per la corretta identificazione delle lunghezze delle radici dentarie;
  • micromotori endodontici dedicati e strumenti in Nickel-Titanio per la sagomatura dei canali radicolari.

Le cure e i trattamenti dell’endodonzia

La terapia endodontica può consistere nell’intervento di devitalizzazione del dente. Il trattamento endodontico prevede la rimozione della polpa dentaria infiammata e infetta. Si può provvedere alla sostituzione del dente con un’otturazione permanente in guttaperca (una macromolecola di origine vegetale) e cemento canalare. Presso lo studio dentistico Motta Jones, Rossi e Associati pratichiamo adeguati trattamenti di endodonzia dopo aver effettuato la detersione e la sagomatura dei canali radicolari. L’obiettivo è quello di consentire al dente danneggiato di riprendere a svolgere le sue funzioni, rimuovendo l’infezione. La nostra esperienza nel settore odontoiatrico ci consente di affermare che la percentuale di successo di un trattamento endodontico è molto elevata. È di grande importanza effettuarlo sotto isolamento con la diga di gomma.

Le fasi operative dell’intervento di endodonzia

Per quanto riguarda gli interventi di endodonzia, lo studio dentistico Motta Jones, Rossi e Associati prevede le seguenti fasi operative:

  • l’impiego dell’anestesia locale per eliminare il dolore durante il trattamento;
  • la rimozione della carie dentaria;
  • l’isolamento del campo operatorio mediante la cosiddetta diga di gomma, costituita da un foglio di lattice di gomma che isola il dente da curare. In tal modo si evitano abrasioni, lesioni delle gengive e ingestioni accidentali di strumenti canalari;
  • l’apertura della camera pulpare;
  • la rimozione della polpa dentale infetta;
  • l’impiego di ipoclorito di sodio, un potente disinfettante usato come irrigante endocanalare;
  • la detersione e la sagomatura dei canali radicolari mediante ipoclorito di sodio e acido etilendiamminotetraacetico;
  • l’otturazione canalare mediante bio-materiali antibatterici, guttaperca e cemento canalare;
  • la ricostruzione della corona del dente, nei casi in cui è molto danneggiata;
  • il controllo radiografico del dente trattato a fine intervento.

Il post intervento di endodonzia e l’importanza della prevenzione

Dopo l’intervento di endodonzia alcuni pazienti avvertono un indolenzimento della parte trattata, che può essere facilmente alleviato con un farmaco analgesico. I medici endodontisti che collaborano presso il nostro Studio consigliano in questi casi alcuni accorgimenti per evitare ricadute e migliorare i tempi di completa guarigione:

  • evitare di masticare con il dente trattato, fino a quando non è completamente riabilitato;
  • mantenere una corretta igiene orale quotidiana, per evitare ulteriori infezioni.

È possibile tutelare la salute dei denti e diagnosticare un’eventuale carie da curare prima che comporti un danno irreversibile attraverso visite dentistiche periodiche. Consigliamo ai pazienti che si affidano allo studio dentistico Motta Jones, Rossi e Associati di effettuare controlli con una frequenza di 1 o 2 volte l’anno, anche in assenza di particolari sintomi o fastidi.

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L’importanza della detartrasi e della corretta pulizia dei denti

La detartrasi è una prestazione odontoiatrica molto richiesta dai pazienti che si rivolgono allo Studio dentistico Motta Jones, Rossi e Associati. Questa pratica viene anche chiamata ablazione del tartaro e consiste nella pulizia professionale dei denti. Si tratta di un’attività alla base del mantenimento della salute del cavo orale, che dona anche una sensazione di benessere e freschezza all’interno della bocca.

L’ablazione del tartaro andrebbe effettuata ogni 6 mesi ma la periodicità può variare in base al paziente. Se ad esempio si seguono scrupolosamente le indicazioni del dentista sulla corretta e frequente igiene orale può risultare sufficiente una pulizia dentale professionale anche una volta all’anno. Ci sono pazienti che presentano dei requisiti fisiologici per cui non hanno bisogno di una detartrasi frequente perché:

  • hanno una dentatura che si autodeterge bene;
  • la loro saliva ha una composizione minerale ottimale.

PERCHÈ È NECESSARIA LA DETARTRASI?

La placca è una sostanza di colore biancastro, formata da batteri che si trovano nella bocca. Questi producono un acido che col tempo corrode lo smalto dei denti e le gengive e provocano la formazione del tartaro. Grazie alla pulizia dentale professionale e alla corretta igiene orale quotidiana, è possibile prevenire la formazione del tartaro. Le ragioni principali che rendono necessaria la detartrasi sono:

  • prevenire la formazione del tartaro e della carie;
  • impedire l’insorgenza di patologie che possono compromettere la salute del paziente (in particolare cardiopatie e complicazioni del diabete).

La detartrasi serve a rimuovere i depositi di placca e tartaro dai denti. Si tratta di accumuli naturali, ma una quantità eccessiva può provocare malattie dentali e gengivali. Presso lo studio odontoiatrico Motta Jones, Rossi e Associati collaborano igienisti dentali professionisti che svolgono la detartrasi.

LE TECNICHE DI DETARTRASI E PULIZIA DEI DENTI PROFESSIONALE

Quando la formazione del tartaro è già avvenuta, l’unico modo per eliminarlo è quello di sottoporsi alla detartrasi. Gli strumenti professionali impiegati per l’ablazione del tartaro presso il nostro studio dentistico associato sono:

  • gli ablatori dentistici a ultrasuoni, che combinano la vibrazione e il flusso d’acqua pressurizzata per rimuovere la placca;
  • strumenti di precisione (raschiatori o curette), che vengono utilizzati per rimuovere i depositi di placca e lucidare la superficie dei denti;
  • la pasta abrasiva, impiegata per rimuovere le macchie di fumo e di caffè, i depositi di placca ed è utile nello sbiancamento dei denti;
  • la luce laser.

I nostri igienisti dentali valutano la salute orale del paziente per stabilire la giusta tecnica di detartrasi da applicare.

detartrasi ablazione tartaro - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

detartrasi ablazione tartaro – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

LA DETARTRASI FA MALE?

Il motivo per cui alcuni pazienti tendono a rimandare l’appuntamento annuale con l’ablazione del tartaro è che temono sia dolorosa. Nella maggior parte dei casi, quando le gengive sono sane, durante il procedimento di detartrasi si avverte solo la vibrazione provocata dall’ablatore. Questo strumento serve appunto a rimuovere la placca e il tartaro. Se non ci sono grossi accumuli di tartaro sui denti, in genere si sente soltanto un leggero fastidio. Questa è una ragione in più per non rimandare la pulizia dentale professionale. Se invece la rimozione del tartaro eseguita presso lo studio dentistico non provoca alcun tipo di sensazione, potrebbe essere il segnale del fatto che non viene eseguita correttamente. Per non dover ripetere l’operazione ed evitare di causare danni a denti e gengive, è opportuno rivolgersi a professionisti qualificati.

PREVENIRE PLACCA E TARTARO CON LA CORRETTA IGIENE DENTALE

Praticare una corretta igiene orale quotidiana è fondamentale per mantenere la salute di denti e gengive e prevenire la formazione del tartaro. Ecco come eseguirla:

  • spazzolare i denti dopo ogni pasto per circa 2 minuti, comprese le superfici più difficili da raggiungere (dietro i denti e sulla parte posteriore dei molari);
  • utilizzare uno spazzolino con setole morbide, non aggressivo sulle gengive;
  • sostituire lo spazzolino quando appare rovinato (ogni 2 mesi);
  • scegliere dentifrici non aggressivi;
  • utilizzare il filo interdentale, che è in grado di eliminare circa il 40% di placca;
detartrasi ablazione tartaro - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

detartrasi ablazione tartaro – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

  • utilizzare un collutorio antisettico e antibatterico senza alcol. L’alcol infatti secca la bocca e promuove la proliferazione batterica;
  • spazzolare la lingua, poiché vi si annidano molti batteri;
  • evitare di mangiare cibi troppo zuccherini, che rilasciano acidi nocivi per i denti;
  • bere molta acqua;
  • evitare il fumo che è tra le maggiori cause di formazione del tartaro.

DETARTRASI E PULIZIA DEI DENTI: QUALI PATOLOGIE DEL CAVO ORALE PREVENGONO?

Se non si provvede ad una corretta pulizia dei denti e alla periodica detartrasi si può incorrere nella comparsa di patologie dei denti. Le due patologie del cavo orale più diffuse sono la carie e la malattia parodontale, che può sfociare in quella che comunemente viene chiamata piorrea. La carie è provocata dalla placca batterica, ossia dai batteri che vivono e proliferano nella bocca. La malattia parodontale è provocata principalmente dal tartaro. La prevenzione della carie e delle malattie parodontali passa attraverso una corretta igiene orale quotidiana tramite un uso frequente di spazzolino e filo interdentale.

Apnea notturna

Apnea notturna: sintomi, rischi e rimedi

La sindrome dell’apnea notturna: di cosa si tratta? Vediamo rischi, sintomi e rimedi

Il fenomeno dell’apnea notturna è piuttosto frequente e può riguardare bambini e adulti. Come si può facilmente intuire dal nome, le apnee notturne causano l’interruzione o il rallentamento eccessivo della respirazione durante il sonno. L’interruzione può durare da qualche secondo a pochi minuti e verificarsi una o più volte a notte. In casi gravi, si può trattare anche di oltre 30 interruzioni in un’ora. Quando si è svegli l’aria fluisce nei polmoni grazie al sostegno dei muscoli del collo che tengono aperte le vie respiratorie. Questi muscoli mentre si dorme si rilassano causando un lieve restringimento delle vie respiratorie, senza per questo impedire all’aria di entrare e uscire. Se si soffre della sindrome delle apnee notturne, invece il passaggio può trovare un’ostruzione.

Come si fa a sapere se si soffre di apnea notturna?

Durante l’apnea notturna generalmente si passa da una fase di sonno profondo ad un’altra di sonno leggero. In seguito, la respirazione torna ad essere regolare, qualche volta accompagnata dal forte russare. Statisticamente, gli uomini sono più a rischio delle donne per quanto riguarda questa patologia ma il “diretto interessato”, in genere, non ha modo di accorgersi di essere affetto dalla sindrome. Per chi vive da solo l’unico segnale di cui può rendersi conto è la sonnolenza ripetuta durante il giorno, ma spesso si finisce per attribuirla ad altri fattori. Normalmente sono le persone che dormono insieme al paziente oppure chi lo osserva e ascolta durante il sonno, come nel caso di un bambino, ad accorgersi dei sintomi. Non esistono esami del sangue che possano diagnosticare questa sindrome, quindi è importante valutare insieme al medico i “segnali” durante un periodo di osservazione.

Alcuni sintomi della sindrome delle apnee notturne

Apnea Notturna - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Apnea Notturna – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Alcuni dei sintomi “campanello d’allarme” più comuni sono al contempo delle conseguenze fastidiose di questa patologia come:

  • mal di testa frequenti la mattina;
  • problemi di memoria, apprendimento e concentrazione;
  • irritabilità, depressione, sbalzi d’umore;
  • necessità di alzarsi frequentemente la notte per urinare;
  • sensazione di bocca asciutta o mal di gola al risveglio.

Durante la visita medica presso il proprio dentista di fiducia si potrà riferire l’eventuale presenza di questi problemi. Uno dei sintomi più frequenti delle apnee notturne è il continuo e forte russare che, se interrotto da pause, è seguito da un ansimare o boccheggiare. Il russamento di solito è più forte quando si dorme supini. Russare però non significa necessariamente soffrire di apnee notturne.

Esami per chi soffre di apnee notturne

Per valutare se si hanno apnee durante la notte insieme al medico:

  • si esamineranno gli eventuali precedenti di apnea in famiglia;
  • si verificherà la presenza di gonfiori o ingrossamenti dei tessuti nella bocca, nel naso e nella gola;
  • si misurerà la frequenza cardiaca poiché la cattiva qualità del sonno di chi soffre di apnea notturna può causare il rilascio degli ormoni dello stress che la fanno aumentare.

Di fronte alla possibile diagnosi di questa sindrome si può effettuare anche la polisonnografia in ospedale o in una clinica specializzata. Oppure si può ricorrere ad un monitor portatile a domicilio, per registrare attività cerebrale, movimenti oculari, battito cardiaco e pressione.

Le diverse tipologie dell’apnea notturna

A seconda di come si verificano le apnee notturne durante il sonno, sono state classificate due tipologie:

  • si parla di apnea ostruttiva se le vie respiratorie si ostruiscono oppure collassano e l’aria che attraversa l’ostruzione provoca forte russamento. È particolarmente frequente nelle persone in sovrappeso e nei bambini con tonsille ingrossate;
  • meno frequente l’apnea centrale, causata dalla mancanza di “invio” dei segnali corretti da parte della zona del cervello che controlla la respirazione ai muscoli che partecipano alla sua attivazione. Questa è diffusa ad esempio tra chi fa uso continuo di certe tipologie di farmaci.

Le cause dell’apnea notturna

Le vie respiratorie di chi soffre di apnea notturna restano del tutto o parzialmente ostruite perché:

  • i muscoli del collo e la lingua si rilassano troppo;
  • la lingua e le tonsille sono di dimensioni eccessive rispetto all’ampiezza delle vie respiratorie;
  • l’adipe in eccesso di un soggetto in sovrappeso può far ispessire le pareti della trachea;
  • la particolare struttura ossea di testa e collo provoca il restringimento delle vie respiratorie;
  • l’età avanzata del paziente causa una diminuzione della capacità degli impulsi nervosi di mantenere rigidi i muscoli del collo durante il sonno.

Quali rischi corre chi soffre di apnea notturna?

L’apnea notturna può alterare il metabolismo contribuendo alla possibilità di andare incontro ad obesità e diabete. Se le vie respiratorie sono parzialmente o totalmente occluse durante il sonno, i polmoni non ricevono la quantità d’aria necessaria. Quindi si può verificare anche un abbassamento repentino del livello di ossigeno nel sangue. Il cervello inizierà a “disturbare” il sonno per cercare di irrigidire i muscoli delle vie aeree superiori e di tenere aperta la trachea. Ne può derivare un aumento della frequenza cardiaca, aritmie o anomalie del battito fino all’insufficienza cardiaca e conseguente rischio di ipertensione, infarto, ictus. La mancanza di sonno può portare ad incidenti sul lavoro o alla guida di veicoli.

La cura dell’apnea notturna

Nella maggior parte dei casi, per eliminare il fenomeno delle apnee notturne si consiglia innanzitutto di modificare alcune cattive abitudini e lo stile di vita. Alcuni esempi sono:

  • abolire il fumo;
  • ridurre il consumo di alcol e sostituire i farmaci che provocano sonnolenza;
  • dimagrire in caso di sovrappeso;
  • abituarsi a prendere sonno stando sdraiati su un fianco invece che supini, anche con l’aiuto di cuscini;
  • ricorrere a spray nasali o farmaci contro le allergie, per migliorare la respirazione.

Il dentista o l’ortodontista possono realizzare un apparecchio su misura per rimettere in posizione mandibola e lingua. Questi nei casi di apnea lieve terranno aperte le vie respiratorie mentre si dorme. Esiste anche la possibilità di ricorrere ad un intervento chirurgico per allargare le vie respiratorie, rimuovendo o restringendo i tessuti in eccesso nella cavità orale, oppure risistemando la mandibola. La rimozione delle tonsille può risultare idonea nei bambini in cui queste ostacolano la respirazione.

Apnea Notturna - Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Apnea Notturna – Studio Motta Jones, Rossi & Associati

Come funziona il ventilatore a pressione positiva continua (CPAP)?

Quando i principali accorgimenti non bastano a risolvere il problema, la terapia più comune è quella con il ventilatore a pressione positiva continua (CPAP). Questa viene sempre suggerita prima di giungere alla decisione di ricorrere all’intervento chirurgico. Il ventilatore a pressione positiva continua crea una lieve pressione d’aria per tenere aperte le vie respiratorie mentre si dorme. Questo ventilatore deve essere regolato le prime volte dal personale qualificato. Il flusso d’aria dell’apparecchiatura viene modificato in base alle necessità del paziente.

Estrazione dente del giudizio

Estrazione dente del giudizio: costo e tutto quello che c’è da sapere

I denti del giudizio sono quattro e vengono detti anche terzi molari. Generalmente nascono tra i 18 e i 25 anni di età nelle ultime posizioni dell’arcata dentale. Il termine medico per riferirsi all’estrazione del dente del giudizio è “avulsione”. Questo intervento può essere necessario per motivi di diversa natura. Oggi è ritenuto un intervento di routine che si esegue a livello ambulatoriale ma, trattandosi pur sempre di un’operazione chirurgica, prima di affrontarla è bene essere informati sui postumi, sulle possibili controindicazioni e sui rimedi alle eventuali conseguenze. Le complicazioni che più frequentemente possono presentarsi sono gonfiore e dolore o sanguinamento dopo l’intervento. Che si tratti del dente del giudizio inferiore o superiore, il costo dell’estrazione varierà a seconda delle strutture e in base alla presenza o meno di particolari anomalie del cavo orale.

ESTRAZIONE DENTE DEL GIUDIZIO: QUANDO È NECESSARIA

Estrazione dente del giudizio - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Estrazione dente del giudizio – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

L’avulsione si esegue a scopo preventivo o curativo. Nel primo caso serve a tutelare il corretto allineamento degli altri denti per evitare il generarsi di malocclusione. In età adulta, spesso si ricorre all’avulsione per limitare i rischi che l’uscita di un dente del giudizio può portare ad un terzo molare già formato. L’estrazione del dente del giudizio è necessaria a scopo curativo nei casi di:

  • affollamento dentale che rende difficoltosa l’igiene dentale quotidiana e interferisce con la normale masticazione;
  • erosione e infiammazione del dente adiacente al dente del giudizio ancora incluso nella gengiva, il quale spinge contro le radici del primo;
  • grave infezione, pulpite, carie, ascesso dentale al dente del giudizio;
  • dente del giudizio non uscito e intrappolato all’interno dell’osso mandibolare o mascellare;
  • infiammazione della gengiva causata da un dente del giudizio mal posizionato;
  • pressione esercitata dal dente del giudizio su quelli vicini che genera mal di denti cronico;
  • rottura o frattura del dente.

DOLORE DOPO L’ESTRAZIONE DEL DENTE DEL GIUDIZIO: COME EVITARE COMPLICAZIONI

Estrazione dente del giudizio - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Estrazione dente del giudizio – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

A seguito dell’estrazione del dente del giudizio quanto dura il dolore? La principale preoccupazione di chi deve sottoporsi a questo intervento sono le possibili conseguenze post estrazione. I tempi di recupero variano a seconda del caso specifico ed in genere non richiedono più di una settimana. Per evitare che si crei infezione dopo l’intervento e favorire una immediata guarigione, sarà necessario seguire scrupolosamente la terapia farmacologica e le indicazioni date dal medico. Sarà utile anche qualche suggerimento riguardo cosa mangiare dopo l’estrazione.
Il decorso post-operatorio varia di caso in caso e dipende da diversi fattori come:

  • il grado di sviluppo delle radici del dente del giudizio da rimuovere,
  • la corretta messa in atto delle precauzioni antecedenti e durante l’estrazione del dente;
  • l’osservanza delle indicazioni date dal dentista dopo l’estrazione.

Postumi dell’estrazione del dente del giudizio

Solitamente l’estrazione del dente del giudizio si effettua in anestesia locale, per contrastare il dolore durante l’intervento. Solo in casi più gravi e in presenza di pazienti affetti da sindrome ansiogena che impedisca loro di affrontare serenamente l’intervento, si ricorre all’anestesia totale. Svanito l’effetto dell’anestesia, le conseguenze più comuni sono dolore post estrazione, lieve sanguinamento, temporanea riduzione della capacità masticatoria. Anche la febbre dopo l’estrazione è abbastanza frequente ed in genere è un fenomeno transitorio, che si risolve con l’assunzione di paracetamolo. Questo tipo di intervento in molti casi si può effettuare senza punti di sutura ma talvolta è necessario metterli proprio per chiudere la ferita chirurgica.

Precauzioni post estrazione dente del giudizio

Ecco alcuni pratici suggerimenti per affrontare al meglio il decorso post operatorio:

  • la notte può essere utile dormire con la testa poggiata su due cuscini per attenuare il dolore e l’emorragia gengivale;
  • per tamponare il sanguinamento si può tenere premuta una garza sterile assorbente sulla gengiva per 30-60 minuti;
  • l’assunzione di farmaci antidolorifici e antinfiammatori prima che svanisca l’effetto dell’anestesia è spesso consigliata dal medico;
  • tenere una borsa del ghiaccio sulla guancia, all’esterno della mascella, per 10 minuti e più volte al giorno, può contribuire ad alleviare dolore ed infiammazione;
  • il cavo orale va risciacquato con collutori dopo 12-24 ore;
  • per non irritare la gengiva è opportuno consumare cibi liquidi o soffici e non troppo caldi o freddi;
  • il consumo di alcolici ed il fumo sono assolutamente da evitare.

COSTO ESTRAZIONE DENTE DEL GIUDIZIO

Il prezzo di questo intervento varia in base a vari fattori. Elemento di cui tenere conto in primo luogo è se lo si affronta in una struttura sanitaria pubblica o in una clinica privata. Il costo dipende, poi, dal tipo di incisione da effettuare: infatti, a seconda che il dente del giudizio da estrarre sia semi incluso o totalmente incluso, il prezzo subirà delle variazioni. Ne seguirà un’operazione di tipo più invasivo o meno invasivo che richiederà maggiori o minori precauzioni e tipologie di anestesia differenti. Anche la presenza di eventuali anomalie del cavo orale del paziente può condizionare la complessità dell’estrazione dentale e conseguentemente il costo dell’intero intervento. Solo a seguito di un incontro con il proprio dentista di fiducia, esperto in chirurgia orale e degli opportuni esami preventivi, si potrà valutare il costo complessivo.

Chirurgia Guidata - Studio Motta Rossi & Associati

La Chirurgia guidata: cos’è e come avvantaggia il paziente

Con le nuove tecnologie a disposizione dell’odontoiatra, la pianificazione pre-chirurgica ha raggiunto, grazie alla nuova metodologia definita Chirurgia Guidata, un livello assoluto di precisione. Per definizione, si intende per chirurgia guidata o, meglio ancora, Protesicamente Guidata (in funzione della realizzazione del progetto protesico specifico del paziente), l’insieme delle procedure chirurgiche effettuate attraverso la realizzazione di una dima custom-made, cioè di un dispositivo che contiene tutte le informazioni necessarie sull’anatomia specifica del paziente.

Chirurgia Guidata - Studio Motta Rossi & Associati

Chirurgia Guidata – Studio Motta Rossi & Associati

La realizzazione di questa dima implantare viene eseguita in laboratorio attraverso una fresatura computerizzata (CAD-CAM) che si basa sul confronto di esami radiografici tridimensionali (T.C. CONE BEAM a basso dosaggio). Dalla progettazione di un modello digitale che simula la situazione tridimensionale del paziente viene costruita sia la dima che servirà per l’esecuzione dell’intervento chirurgico che la protesi provvisoria fissa, potenzialmente a disposizione del clinico ancora prima dell’inizio della chirurgia. Questa metodologia implica una serie diversificata di conoscenze cliniche informatiche e tecniche da parte delle diverse figure professionali coinvolte.

Grazie a questa metodica, infatti, è possibile programmare meticolosamente l’intervento in modalità virtuale e conseguentemente arrivare alla chirurgia reale in modo atraumatico e minimamente invasivo per il paziente con conseguente riduzione dei tempi di guarigione e discomfort post-operatorio.

La fase chirurgica

La chirurgia guidata rappresenta un nuovo modo per inserire impianti endossei nelle arcate dentarie, con modalità minimamente invasive, tempi rapidi e spesso con l’inserimento degli impianti e il montaggio dei denti in una sola giornata in studio. Mediante l’utilizzo di uno speciale software, siamo in grado infatti di effettuare preventivamente un intervento chirurgico “virtuale”, riuscendo così a pianificarne ogni fase ed identificando in anticipo le difficoltà ed i limiti delle strutture anatomiche a rischio.

Ciò implica per il paziente un modo rivoluzionario di affrontare il trauma conseguente all’intervento chirurgico, poiché la guida rende l’intervento così veloce e prevedibile che è possibile effettuare l’inserimento degli impianti direttamente dalla gengiva, senza tagli e senza mettere punti. Il paziente, quindi, avrà pochissimi fastidi dopo l’intervento, senza gonfiore, né dolore né sanguinamento. Subito dopo aver messo gli impianti sarà così possibile avvitarci sopra i denti già costruiti in laboratorio dall’odontotecnico.

La chirurgia guidata è in buona sostanza una pratica rivoluzionaria che permette ad ogni paziente di potersi sottoporre ad interventi chirurgici anche complessi usufruendo delle ultime tecnologie in campo medico per ottimizzare al meglio e con i minori rischi possibili il risultato protesico finale.

Igienista dentale cosa fa - Studio dentistico Motta Jones Rossi & Associati

Sbiancamento dentale

Tra le procedure svolte dall’igienista dentale rientra lo sbiancamento professionale. Quest’ultimo viene utilizzato per correggere discromie dentali che possono essere causate da diversi fattori quali caratteristiche genetiche sfavorevoli, patologie sistemiche, utilizzo di antibiotici come le tetracicline, il fumo e l’assunzione di cibi e bevande come caffe, tè, liquirizia e coloranti artificiali.

COME FUNZIONA LO SBIANCAMENTO PROFESSIONALE

Lo sbiancamento dentale si esegue utilizzando perossido di idrogeno o perossido di carbammide. Questi agenti sbiancanti attivi penetrano all’interno dello smalto e raggiungono le molecole responsabili delle pigmentazioni. I radicali liberi di ossigeno rilasciati dall’agente disgregano tali molecole rendendole non più visibili.
Queste sostanze possono garantire il loro funzionamento auto attivandosi oppure si attivano tramite luce alogena, led, laser garantendo un’accelerazione del processo sbiancante. Anche i denti devitalizzati possono essere sbiancati ma a differenza di un dente vitale quest’ultimo verrà sbiancato dall’interno. Lo sbiancamento endodontico, infatti, prevede l’apertura del dente e l’inserimento del gel sbiancante direttamente all’interno del dente non vitale. Dopo 3-5 giorni sono visibili i progressi dello sbiancamento.

Nei pazienti che presentano pigmentazioni da nicotina, caffè, tè o liquirizia si procede professionalmente tramite utilizzo di polveri di bicarbonato o glicina in grado di disgregare tali macchie superficiali, riportando così il dente al suo bianco naturale. A differenza dello sbiancamento tramite utilizzo di perossido, quest’ultimo ha un effetto molto più breve rispetto al primo che invece può durare anche più di un anno.
Un altro metodo di sbiancamento professionale è lo sbiancamento domiciliare che il paziente può eseguire facilmente a casa tramite utilizzo di mascherine individuali, precedentemente eseguite dal dottore tramite semplici impronte in alginato.

Queste mascherine presentano vestibolarmente delle bombature su ciascun dente all’interno delle quali il paziente inserirà una piccola quantità di perossido di idrogeno al 10% che indosserà per 4-6 ore durante il giorno ( o durante la notte) per un massimo di 12-14 giorni.

È DOLOROSO?

Lo sbiancamento dentale non è doloroso e non rovina lo smalto, ma può provocare una ipersensibilità che va a scemare nei giorni successivi al trattamento.
Per questo motivo è sempre meglio prescrivere al paziente (prima e dopo lo sbiancamento) dentifrici e collutori specifici indicati alla sensibilità dentale.

TUTTI POSSONO ESEGUIRE LO SBIANCAMENTO DENTALE?

Lo sbiancamento dentale è sconsigliato a pazienti con gravi malattie croniche , donne incinta o in fase di allattamento, pazienti allergici a una delle sostanze contenute nel gel o che hanno denti danneggiati o cariati.
Importante segnalare che per i pazienti portatori di protesi dentali sarà impossibile eseguire lo sbiancamento in quanto il gel non agisce sulle corone protesiche.
I pazienti che presentano otturazioni sui settori frontali potranno eseguire lo sbiancamento ma successivamente, in base al risultato di bianco ottenuto, si dovrà intervenire sostituendo le vecchie otturazioni con delle nuove, utilizzando un composito che si avvicina di più alla nuova colorazione del dente.

COME CI SI COMPORTA SUCCESSIVAMENTE AL TRATTAMENTO?

Una volta eseguito lo sbiancamento professionale ci sono dei piccoli accorgimenti che il paziente dovrà seguire per garantire che il risultato di bianco ottenuto si mantenga nel tempo. È fondamentale che nelle 48 ore successive il trattamento il paziente eviti di fumare e assumere tutti quei cibi che rilasciano facilmente pigmentazioni. Questo perché il dente durante e al termine del trattamento è molto permeabile e assumendo sostanze colorate o fumando si andrebbe ad alterare la colorazione ottenuta. Riportiamo quindi un elenco di alimenti da evitare:

  • Caffè
  • Liquirizia
  • Cioccolato
  • Pomodoro, spinaci, barbabietole, carciofi e tutta la verdura molto colorata
  • Vino rosso
  • Arancia, lampone, more, fragole e tutta la frutta colorata

In conclusione lo sbiancamento professionale è in alcun dubbio da preferirsi allo sbiancamento domiciliare fai da te per una ragione semplice ed immediata: la cura è più duratura ed efficace a qualsiasi rimedio domestico a base di rimedi naturali in quanto lo sbiancamento professionale penetra all’interno dello smalto e non agisce solo sulle macchie estrinseche al dente ed è eseguito sotto la supervisione del dentista.