Alveolite post estrattiva: sintomi e cura

Una delle conseguenze più comuni degli interventi di estrazione dentale è l’alveolite secca. Questa è provocata dallo scioglimento precoce o distacco completo del coagulo di sangue che fa da rivestimento all’alveolo residuante dall’estrazione  con conseguente esposizione dell’osso ai batteri. Dopo tre o quattro giorni dall’estrazione, può verificarsi un’infezione, dolore e infiammazione. L’alveolite dentale in genere si risolve spontaneamente, ma una cura può essere necessaria per attenuare il dolore. Alcuni soggetti sono più esposti al rischio di questa conseguenza post operatoria. Il fumo, l’assunzione di contraccettivi orali a base di estrogeni, l’uso di corticosteroidi, sono alcuni fattori che possono aumentare le probabilità di incorrere in questa infiammazione. Per tale motivo, prima di procedere ad un’estrazione dentale, è importante effettuare un colloquio accurato con il dentista ed esami preventivi approfonditi. In questi casi, l’alveolite si può prevenire applicando un antibiotico locale prima dell’estrazione.

ALVEOLITE DENTALE: COME RICONOSCERLA

Se a seguito di un’estrazione dentale persistono dolori, il medico dovrà verificare con una radiografia endorale o panoramica  che non si tratti di un ascesso odontogeno. Questo potrebbe anche essere causato da un pezzetto di radice dentale rimasto nell’alveolo. Tramite radiografia si potrà anche escludere che ci sia un’osteomielite, la quale in genere più estesa e accompagnata da febbre. I sintomi dell’alveolite dentale sono:

  • dolore che si diffonde su un lato del viso;
  • aspetto “vuoto” del sito dove è avvenuta l’estrazione dentale;
  • osso visibile dalla ferita aperta sulla gengiva;
  • tumefazione della guancia;
  • gonfiore dei linfonodi nella mascella e sul collo;
  • odore e sapore nauseante nel cavo orale;
  • febbre.

In presenza di questi sintomi a seguito di un’estrazione dentale, non si deve procedere con cure improvvisate e “fai da te”. È fondamentale rivolgersi immediatamente al dentista o recarsi al pronto soccorso per verificare la diagnosi e farsi indicare la cura giusta per l’alveolite dentale.

alveolite - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

alveolite – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Come si forma l’alveolite secca?

A seguito di un’estrazione dentale, il medico applica solitamente un tampone di garza di cotone sterile sull’alveolo residuo da tenere premuto per circa mezz’ora. Questa procedura serve a favorire l’emostasi e la formazione del coagulo. Quest’ultimo ha la funzione di arrestare il sanguinamento e tutelare i tessuti sottostanti e fa da base per la formazione del tessuto di granulazione. Tale tessuto occorre per crearne uno nuovo di tipo osseo nella cavità alveolare. In presenza dell’alveolite secca, invece, il coagulo di sangue che si è creato dopo l’estrazione si disintegra lasciando scoperti i tessuti, i quali si infiammano. La dissoluzione della fibrina presente nel coagulo insieme ai batteri contenuti nella saliva sono alcune cause dell’insorgere dell’alveolite post estrattiva.

CURA DELL’ALVEOLITE DENTALE

La terapia per guarire rapidamente dall’alveolite dentale deve essere indicata dal medico. Spesso viene consigliata l’assunzione di antidolorifici per alleviare il dolore. L’applicazione del ghiaccio esternamente al lato dolorante del viso per 15 minuti, più volte al giorno, può aiutare a tollerare meglio il fastidio. Un rimedio naturale per pulire e lenire sono i risciacqui con acqua salata o soluzione fisiologica dopo ogni pasto. L’utilizzo di una siringa di plastica pulita con la punta ricurva può aiutare a lavare il sito dell’alveolite da più angolazioni. Qualche goccia di olio di chiodi di garofano, applicata con un batuffolo di cotone pulito sulla ferita, può attenuare il dolore. In alcuni casi il dentista prescrive l’assunzione di un antibiotico, generalmente a base di metronidazolo, clindamicina o lincomicina, per abbreviare i tempi di guarigione.
La soluzione più estrema, nel caso in cui l’alveolite post estrattiva non si risolva, è il curettage che consiste nel raschiamento della zona lesa per riformare un nuovo coagulo.

Alveolite post estrattiva: come prevenirla

Eseguire una chirurgia “pulita” è il primo fattore importante per non incorrere nell’alveolite dentale. A conclusione dell’intervento è necessaria un’accurata irrigazione e detersione dell’alveolo. La quotidiana igiene dentale eseguita dal paziente ha il suo peso ed è utile fare un’ablazione del tartaro circa 10 giorni prima dell’estrazione.
Per favorire la corretta guarigione a seguito di estrazione dentale e prevenire l’alveolite è importante seguire alcune indicazioni:

  • evitare cibi duri che necessitino di molta masticazione o secchi e che possano graffiare le mucose. Meglio prediligere, quindi, alimenti liquidi, soprattutto nelle prime 24 ore dopo l’estrazione;
  • evitare di masticare chewing gum e di mangiare alimenti duri, cibi gommosi e piccanti per alcuni giorni al fine di non far insorgere irritazioni e infiammazioni;
  • evitare di bere alcolici;
  • evitare di fumare;
  • l’idratazione a seguito di un intervento è molto importante, quindi è necessario bere molta acqua;
  • evitare di bere liquidi molto caldi o molto freddi.

ALVEOLITE POST ESTRATTIVA: QUANTO DURA?

Il dolore ai denti, purtroppo, è comunemente uno dei meno tollerati. La principale preoccupazione del paziente, in presenza di un’infiammazione dell’alveolo post estrattivo che non si risolva spontaneamente, sono i tempi di guarigione. Stabilire quanto dura un’alveolite non è possibile e la guarigione può variare da persona a persona. Il dentista esperto eseguirà una pulizia dell’alveolo o un curettage. In seguito si dovrà attendere una settimana o due affinché si formi un nuovo coagulo. Sarà necessaria un po’ di tolleranza da parte del paziente e molta cautela nell’assunzione di cibi e nell’eseguire la corretta igiene del cavo orale ogni giorno. Questo permetterà di non incorrere in nuove complicazioni che allunghino ulteriormente i tempi di guarigione dall’alveolite secca.

Faccette dentali: costo e opinioni

Le faccette dentali sono sempre più richieste da chi vuole ovviare ad un problema dentale estetico. Le cure dentali, infatti, non sempre portano anche a risolvere le conseguenze estetiche di una patologia. Per chi non vuole rinunciare a sfoggiare un bel sorriso, l’applicazione delle faccette estetiche dentali è una soluzione ad una serie di problemi della dentatura molto comuni. Ricordiamo tra questi: il diastema, i denti scheggiati o consumati dal bruxismo, le discromie e i lievi disallineamenti dentali. Per eseguire questa operazione si procede realizzando in laboratorio dei gusci in ceramica da attaccare ai denti interessati a seguito di un trattamento. Vediamone nel dettaglio i particolari e le eventuali controindicazioni.

COSA SONO LE FACCETTE DENTALI?

Con questa definizione ci si riferisce a delle lamine in ceramica dello spessore di circa 0.5 mm da applicare e cementare esternamente ai denti. Si possono considerare, quindi, vere e proprie protesi usate per mascherare i difetti di forma, colore o posizione dei denti. Nel caso specifico dell’applicazione sui denti storti, il vantaggio non è solo estetico ma anche nella masticazione. Attualmente si utilizzano due tipi di faccette:

  • indirette, in ceramica, le più utilizzate: hanno l’estetica migliore e sono più funzionali e resistenti. Poiché devono essere realizzate artigianalmente da odontotecnici specializzati il loro prezzo è il più elevato;
  • dirette, in composito, applicate sul dente con materiali compositi: esteticamente hanno una resa peggiore e sono meno resistenti.

Quando si parla di “ceramica” si intendono vari tipi di materiali vetrosi. Più alta è la percentuale di cristalli impiegati per rinforzarli, maggiore è la resistenza ma con una parallela diminuzione della trasparenza.

Ecco come si applicano le faccette dentali

faccette dentali - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

faccette dentali – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Per eseguire l’applicazione delle faccette estetiche dentali, il dentista procederà in questo modo:

  • limatura del dente o dei denti interessati per rimuovere dai 2 ai 3 decimi di millimetro dello smalto della superficie frontale del dente;
  • misurazione dell’impronta dentale;
  • analisi e scelta del colore più adatto;
  • prove estetiche con faccette provvisorie per valutare se siano adatte;
  • in base alle necessità e alla sensibilità del paziente, valutazione del ricorso ad un’anestesia locale;
  • trattamento del dente o dei denti con acido fluoridrico e rivestimento con materiale adesivo;
  • posizionamento della faccetta.

La limatura del dente è, di solito, ciò che preoccupa maggiormente i pazienti. Si parla di faccette noprep quando si applicano le protesi senza limare il dente. Queste si possono rimuovere come le altre ma tra le principali controindicazioni ci sono la scarsa aderenza nel tempo e il danneggiamento dello smalto in caso di rimozione.

QUANTO DURANO LE FACCETTE DENTALI?

Le faccette estetiche dentali sono considerate permanenti e possono durare per più di 10 anni ma una serie di fattori può renderne necessaria la rimozione e la sostituzione. La durata delle faccette dipende:

  • dall’accuratezza e dalla competenza del dentista,
  • dalla qualità dei materiali utilizzati,
  • dall’attenzione del paziente nella manutenzione.

Per quanto riguarda i materiali, le ceramiche feldspatiche a base di ossido di silicio permettono di creare lamine molto sottili, trasparenti e luminose. Queste, però, non sono tra le più resistenti e durature. Le ceramiche a base di ossido di alluminio e di ossido di zirconio sono molto resistenti perché totalmente cristalline. Queste però risultano più opache. Le ceramiche a base di disilicato di litio, infine, sono le più costose perché risultano le più gradevoli a livello estetico e resistenti nel tempo.

QUANTO COSTANO LE FACCETTE DENTALI?

faccette dentali - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

faccette dentali – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Il costo delle faccette dentali varia a seconda del numero di faccette e del tipo di materiale impiegato ma è, generalmente, abbastanza elevato. La spesa da affrontare prima di ricorrere a questa soluzione va considerata in rapporto alla durata, che non è “eterna”, e alla reale necessità estetica. In caso si vogliano applicare le faccette sui denti storti, ad esempio, bisogna considerare i benefici che ne potrà trarre la masticazione, oltre che l’estetica. Ci sono patologie particolari del dente che si vuole rivestire che possono rendere necessaria la rimozione del 30% dello smalto, al fine di procedere con l’applicazione. In questo caso si devono valutare attentamente le controindicazioni della limatura assieme al costo dell’applicazione.

In definitiva, si può dire che questa tecnica presenti elevate qualità, da quelle estetiche – grazie alle ceramiche di ultima generazione è possibile imitare perfettamente i denti naturali – a quelle di resistenza e di biocompatibilità. Se tale interventyo viene effettuato da uno studio professionale, il risultato sarà quello di mantenere invariato il colore originale dei denti, donando al contempo un nuovo sorriso.

Cos’è la stomatite aftosa: terapia e sintomi

La stomatite aftosa ricorrente si manifesta nei bambini e negli adulti con delle lesioni fastidiose di piccole dimensioni all’interno del cavo orale, che si presentano ripetutamente nel tempo. L’assunzione di alcuni cibi e forte stress sono alcuni dei principali fattori scatenanti di questa infiammazione che provoca ferite nella bocca. I classici sintomi sono il bruciore seguito dalla comparsa di ulcere sul tessuto molle della bocca. Le ulcere possono comparire sulla lingua, all’interno delle labbra e delle guance, sul palato e sulle gengive. Questo problema è molto diffuso e per alcuni si manifesta con un paio di lesioni, poche volte all’anno. Per altri, invece, è più grave e si manifesta con numerose eruzioni costanti.

stomatite aftosa - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

stomatite aftosa – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

ADULTI E BAMBINI, SINTOMI DELLA STOMATITE AFTOSA

La stomatite o gengivostomatite aftosa si riconosce per la particolare intensità del dolore che dura dai 4 ai 7 giorni e anticipa l’arrivo delle ulcere. Queste somigliano a puntini di forma tonda o ovale. Sono di colore arrossato sul bordo e giallo grigiastro al centro. Hanno piccole dimensioni e non hanno l’aspetto delle vesciche come altre tipologie di lesioni del cavo orale. Spesso ne insorgono due o tre contemporaneamente e danno particolare fastidio mentre si mangia o quando si bevono liquidi caldi. I tempi di guarigione delle afte sono di massimo 10 giorni. Solo in casi di forme della patologia più gravi, come avviene nelle persone affette da AIDS, sono di grandi dimensioni e lasciano una cicatrice dopo la guarigione. Un altro sintomo della malattia è l’aumento della secrezione della saliva. Febbre e ingrossamento dei linfonodi si verificano raramente.

CAUSE DELLA STOMATITE AFTOSA

Vediamo quali sono le principali cause della stomatite:

  • i virus erpetici, la candida e gli stafilococchi sono alcuni dei microrganismi patogeni che provocano la stomatite. Questi si presentano soprattutto quando non viene curata l’igiene orale e la pulizia delle eventuali protesi dentarie;
  • l’utilizzo di sostanze antisettiche e le terapie antibiotiche possono contribuire all’insorgere del problema;
  • squilibri ormonali, malattie infettive, intossicazioni, deficit immunitari, carenze vitaminiche, possono dar luogo, tra gli altri sintomi, alle stomatiti;
  • la presenza di bordi taglienti nelle protesi dentarie è tra le cause della stomatite;
  • un’alimentazione povera di vitamine B1, B6 e B12 e non equilibrata può favorire la comparsa delle ulcere.

STOMATITE AFTOSA RIMEDI

I rimedi per la stomatite aftosa sono volti ad alleviare il dolore e non differiscono da quelli usati per la cura delle altre afte orali. L’applicazione dei preparati antisettici a livello locale contribuisce a disinfettare la bocca. Tra i farmaci prescritti comunemente dal dentista ci sono:

  • i collutori a base di clorexidina;
  • corticosteroidi come il desametasone in caso vi siano molte afte o corticosteroidi più blandi in caso ci siano poche afte;
  • compresse di prednisone;
  • farmaci immunosoppressori più forti per i casi più gravi;
  • un farmaco antivirale o antibiotico per i soggetti recidivanti e resistenti ai trattamenti.

Le cure “fai da te” in presenza di stomatite sono pericolose. Il medico, infatti, deve accertarsi che il paziente non soffra anche di un’infezione orale da herpes simplex, prima di prescrivere un corticosteroide.

Rimedi naturali per la stomatite aftosa

In attesa di un controllo dal dentista, si può ricorrere a dei rimedi naturali. Il potere lenitivo, antibatterico e anti infiammatorio delle piante e di altre sostante naturali è riconosciuto da molti. Il vantaggio di questi rimedi è che non richiedono prescrizione medica e non hanno effetti collaterali. Ecco alcuni accorgimenti per alleviare il dolore:

  • tenere una bustina tiepida di tè nero, ricco di acido tannico, sulle ulcere;
  • effettuare sciacqui della bocca con il bicarbonato di sodio, sfruttando le sue proprietà antibatteriche;
  • effettuare sciacqui con succo di limone diluito in acqua;
  • applicare sulle afte un gel a base di aloe vera, che aiuterà a disinfettare, lenire e cicatrizzare;
  • applicare a livello locale preparati lenitivi a base di chiodi di garofano.

PREVENIRE LA STOMATITE AFTOSA

stomatite aftosa bambini - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

stomatite aftosa bambini – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

La prevenzione è molto importante per evitare l’insorgere di problemi come quello della stomatite. La corretta igiene orale tre volte al giorno, con uno spazzolino e un dentifricio di buona qualità, è il primo passo. Alla spazzolatura dei denti si aggiungono l’utilizzo di filo interdentale, collutori e la periodica ablazione del tartaro eseguita presso lo studio del dentista. Anche l’alimentazione, però, aiuta a prevenire le malattie del cavo orale. La salivazione infatti può cambiare molto in base alle proprie abitudini alimentari. Se in essa è presente un eccessivo contenuto di batteri, l’igiene orale può non essere sufficiente per rimuoverli. Seguire una dieta equilibrata, povera di grassi e ricca di vitamine, contribuisce a diminuire le possibilità che insorgano infiammazioni nella bocca.

Cosa mangiare quando si soffre di stomatite aftosa?

Tra le cause per la stomatite aftosa si annovera l’assunzione di alcuni alimenti come:

  • mandorle,
  • arachidi,
  • cereali,
  • cioccolato,
  • pomodori,
  • caffè,
  • uova,
  • fragole,
  • formaggio.

Quando la malattia è in fase acuta, è meglio evitare l’assunzione di alcolici, cibi molto piccanti, acidi, speziati e salati che possono irritare e aumentare l’infiammazione.
I cibi consigliati per superare al meglio le fasi acute della stomatite sono:

  • la frutta e la verdura fresche e di stagione, sia cotte che crude e accuratamente lavate. Tra questi, ad esempio, sono da preferire kiwi, broccoli e spinaci;
  • gli alimenti ricchi di vitamina C e vitamina B12 come carne e pesce, formaggi;
  • inoltre, sono utili alla guarigione i cibi che contengono molto ferro come asparagi, fagioli e spinaci e acido folico come lenticchie e ceci.

LA STOMATITE AFTOSA È CONTAGIOSA?

Se la stomatite deriva dalla presenza di una malattia virale può essere contagiosa. In questi casi è bene prendere alcuni accorgimenti per evitarne la trasmissione, soprattutto tra i bambini. Posate e stoviglie non andranno “scambiate” tra bambini e adulti e sarà opportuno lavarle dopo ogni utilizzo. I bambini molto piccoli hanno la consuetudine di mettere spesso le mani in bocca e qualcuno succhia il dito per abitudine. Nei giorni in cui è presente la malattia, sarebbe opportuno cercare di evitare il più possibile questi gesti e pulire frequentemente le mani dei piccoli. In alternativa, sarà utile evitare che scambino i loro giochi con altri bambini dopo averli toccati e pulirli quando avranno finito di usarli.

Pulpite dentale: cause, sintomi e rimedi

La pulpite è un’infiammazione della polpa dentaria, ossia la parte più interna del dente che ha molte terminazioni nervose, vasi sanguigni e tessuto connettivo. Questa infiammazione è una delle più comuni cause del mal di denti e compare spesso in seguito al formarsi di una carie dentaria. Tra i sintomi più frequenti c’è il dolore, che aumenta in corrispondenza con l’assunzione di cibi caldi o freddi e ricchi di zuccheri o con la masticazione. Se non si provvede immediatamente ad una cura per alleviare il dolore e far guarire l’infiammazione, il problema può degenerare in un processo necrotico del dente, cioè della morte della polpa dentale stessa. Solo in casi come questo si deve ricorrere alla devitalizzazione, oppure alla rimozione di una parte della polpa o all’estrazione dentale.

CAUSE DELLA PULPITE

La pulpite dentale si verifica frequentemente in conseguenza di una carie profonda. Il dente danneggiato dalla carie ha lo smalto e la dentina rammolliti. Le sostanze acide prodotte dai batteri demineralizzano lo smalto e la dentina. In questo modo, i batteri e le loro tossine raggiungono la polpa del dente che viene infettata e si infiamma. Le altre possibili cause della pulpite sono:

  • masticazione scorretta;
  • mancanza di igiene orale;
  • parodontite;
  • traumi dentali;
  • ripetuti interventi invasivi ai denti;
  • bruxismo;
  • malocclusioni dentali.

Anche un dente devitalizzato può essere soggetto alla pulpite se la cura canalare non è eseguita presso uno studio dentistico che garantisca la massima igiene e attenzione durante l’intervento. È meglio, inoltre, verificare che lo studio si avvalga della collaborazione di dentisti esperti in endodonzia.

PULPITE DENTALE: COME RICONOSCERLA

pulpite - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

pulpite – Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

Quando insorge, la pulpite dentale inizialmente può essere priva di sintomi. I sintomi di questa infiammazione, anche nella sua fase acuta, possono essere confusi con altri problemi del cavo orale. Il mal di denti intenso ma non localizzato in un punto preciso, che sia continuo o intermittente è un primo segnale. Gli stimoli esterni come la masticazione, il caldo e il freddo peggiorano il dolore. Per individuare il problema che genera il mal di denti, in ogni caso, è necessario un controllo presso uno studio dentistico. In base all’esame del medico si potrà capire se si tratta di:

  • pulpite reversibile: quando l’infiammazione non è ancora grave e si può curare. Si riconosce dal fatto che il dolore non è sempre presente;
  • pulpite irreversibile: quando l’infiammazione della polpa si è aggravata e si verifica una necrosi della stessa. Si riconosce in presenza di forte dolore notturno e diurno e può essere anche purulenta.

COME SI CURA LA PULPITE

Ecco cosa fare in caso sia diagnosticata una pulpite dentale. Seguendo la terapia indicata dal dentista, molto probabilmente sarà necessario assumere dei farmaci per arrestare l’infiammazione ed evitare che peggiori e diventi acuta. A scopo antidolorifico sarà prescritto un analgesico per attenuare il fastidio. Un farmaco efficace per il trattamento del dolore non troppo intenso è il paracetamolo. A seconda dei casi, è anche indicata l’assunzione di un antibiotico per il controllo iniziale della pulpite.
Per eliminare la causa scatenante il dolore si dovrà effettuare un trattamento medico rimuovendo la carie la polpa del dente responsabile, effettuando di fatto una devitalizzazione.

Come prevenire l’insorgere della pulpite

Una corretta e costante igiene orale è sempre il primo passo nella prevenzione delle problematiche dentali di ogni genere. Lo stesso vale per la pulpite dentale. È importante ricordare alcune regole:

  • i denti vanno lavati tre volte al giorno;
  • lo spazzolino va sostituito ogni 3 mesi circa perché i batteri si accumulano fra le setole e queste, col tempo, si rovinano e graffiano la superficie del dente;
  • il dentifricio che contiene il fluoro è uno dei più utili nella prevenzione della pulpite perché rinforza lo smalto dei denti;
  • l’utilizzo frequente e prolungato di dentifrici che contengono sostanze che “sbiancano” i denti e sono abrasivi, invece, può rendere lo smalto più sottile;
  • l’uso del filo interdentale una volta al dì svolge una funzione importante perché permette di rimuovere accuratamente i residui di cibo che si incastrano tra le gengive;
  • il risciacquo con il collutorio antiplacca contribuisce a mantenere un’igiene ottimale della bocca.

Pulpite e mal di denti: quando controllarsi dal dentista?

La cura quotidiana dei denti parte dalla pulizia con lo spazzolino tradizionale o elettrico e il dentifricio più adatto alle proprie esigenze. Per eseguire correttamente tale pulizia è utile rivolgersi al proprio dentista di fiducia che, in base alle esigenze del paziente, consiglierà lo spazzolino migliore ed il dentifricio più adatto.
È bene farsi controllare periodicamente dal dentista per effettuare presso lo studio dentistico l’ablazione del tartaro completa per evitare l’insorgere di infiammazioni gengivale ed il conseguente mal di denti gengivale o carie. Soggetti particolarmente esposti a questi problemi possono fare una buona prevenzione grazie alle terapie indicate dal medico.

Pulizia dei denti. La guida definitiva

Chi non desidera avere un sorriso smagliante? È il sogno di molti e per realizzarlo la pulizia dei denti è importante tanto quanto la loro cura. La tecnologia oggigiorno ci consente di scegliere tra un’ampia gamma di strumenti innovativi per eseguire correttamente la pulizia dentale anche a casa. Seguendo con attenzione le indicazioni del dentista, l’uso quotidiano dello spazzolino elettrico può, ad esempio, aiutare a mantenere la salute dei denti. Ma tra i tanti strumenti a disposizione, come orientarsi per eseguire al meglio l’igiene orale quotidiana? Vediamo quali sono le buone abitudini da non perdere mai e le principali differenze tra i benefici della pulizia fai da te e quella periodica dal dentista.

QUANTO TEMPO DEDICARE ALLA PULIZIA DEI DENTI?

Molti di noi hanno difficoltà a ritagliarsi il tempo necessario per eseguire la pulizia dei denti quotidiana in modo adeguato. La mattina spesso si esce di casa di fretta e la maggior parte delle persone dimentica di lavare i denti dopo la colazione. Gli impegni lavorativi portano a consumare i pasti fuori casa e anche lavare i denti dopo pranzo può risultare complicato. La pigrizia dopo cena, poi, a volte induce a spazzolare i denti velocemente. Quanti si lamentano dei ritmi di vita frenetici? Le cose da fare sono sempre tante e, anche a causa di questo, non ci si ricorda di sostituire periodicamente gli strumenti per lavare i denti.

La pulizia dei denti: una sana abitudine

Come sottolineano i dentisti, l’igiene dentale deve diventare per ognuno di noi una buona abitudine. Portare con sé lo spazzolino e il dentifricio a lavoro non costa nulla! Sarà sufficiente lasciare un post-it sulla borsa da lavoro o impostare un avviso sul cellulare le prime mattine e poi diverrà un gesto automatico. Avete mai pensato che prendersi cura dei denti avrà dei vantaggi anche nella vita sociale? Se pranzate e bevete un caffè, avrete probabilmente l’alito un po’ più pesante per il resto del pomeriggio. Se dopo pranzo utilizzate un dentifricio rinfrescante, invece, chi vi starà vicino avvertirà una sensazione gradevole.
La sera, a casa, è necessario dedicare 4 o 5 minuti ad una pulizia completa. I primi tempi questa pratica richiederà un po’ di impegno ma quando vedrete i risultati, sicuramente non vi peserà più.

La pulizia dei denti a casa

Se non si pratica un’igiene dentale quotidiana corretta, il tartaro si accumulerà sotto al solco gengivale. In questo modo, quando si dovrà ricorrere alla pulizia professionale dei denti questa risulterà fastidiosa e durerà di più. Mentre la pulizia professionale dei denti richiede l’impiego di strumenti professionali particolari come gli ultrasuoni, il getto di glicina o bicarbonato di sodio o diversi altri strumenti manuali metallici, a casa servono:

  • lo spazzolino tradizionale oppure quello elettrico;
  • il dentifricio;
  • il filo interdentale;
  • il collutorio.

I denti vanno spazzolati con il dentifricio adatto alle proprie esigenze due o tre volte al giorno, dopo i pasti principali. Prima o dopo la spazzolamento, si deve procedere con il filo interdentale. L’impiego del colluttorio per gli sciacqui deve essere valutato di caso in caso dal proprio dentista in quanto si tratta di un farmaco disinfettante vero e proprio. Se invece si sceglie un collutorio naturale, si può usare una volta al giorno anche in gravidanza.

LA PULIZIA DEI DENTI PROFESSIONALE

Un altro errore frequente dovuto alla mancanza di tempo è quello di rimandare le sedute presso il dentista per sottoporsi all’ablazione del tartaro. In genere si tende a fissare una visita di controllo dal dentista solo quando si ha un problema o si avverte dolore e fastidio. I controlli periodici dal medico, invece, sono una pratica fondamentale per prevenire l’insorgere di molti problemi dei denti o di intervenire quando è troppo tardi. La pulizia professionale dei denti andrebbe fatta due volte l’anno ma l’esigenza può variare in base al paziente. La raccomandazione è di eseguirla almeno una volta l’anno. La pulizia dentale professionale serve a rimuovere completamente la placca ed il tartaro presenti sulla dentatura e tra un dente e l’altro. Poco dopo averla effettuata, generalmente, si può mangiare secondo le proprie abitudini senza problemi.

pulizia-dei-denti-professionale - Studio Dentistico Motta Jones, Rossi & Associati

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Pulizia denti professionale: quanto dura?

Per una pulizia professionale dei denti si ricorre mediamente due volte l’anno all’ablazione del tartaro presso uno studio dentistico. Questa procedura, detta anche detartasi  è molto semplice e non fa male. L’ablazione del tartaro contribuisce a rendere i denti più forti e belli. Se sono presenti alcune incrostazioni più difficili da rimuovere, si potrebbe avvertire un leggero fastidio. In genere, comunque, il principale disagio è dovuto alla presenza di gengive sensibili. Se soffrite di questo problema, sarà opportuno ricorrere per qualche giorno a dei prodotti per lenire l’infiammazione e la sensibilità delle gengive in previsione della detartasi. In alternativa, può essere associata alla pulizia qualche goccia di anestetico locale. Un altro fattore importante è anche la perizia della mano dell’operatore e la presenza o meno di zone di gengiva infiammata.
La durata di una seduta di ablazione del tartaro ben eseguita dipende ovviamente dalla quantità di tartaro e placca accumulatasi. Per i casi normali, dove vengono effettuati richiami di igiene orale professionale periodici e constanti, la durata dell’intera seduta può essere di circa 30-40 minuti. Generalmente, se si eseguono pulizie più sporadiche o nei casi in cui il paziente faccia fatica a mantenere la bocca pulita, una seduta può durare anche 60 minuti. Nei casi più impegnativi, si programmano anche 2 sedute da 45-60 minuti ciascuno.

COME ESEGUIRE LA PULIZIA DEI DENTI CON LO SPAZZOLINO

Una volta scelto lo spazzolino elettrico o manuale e l’impugnatura adatta alle vostre esigenze, ecco come procedere per pulire i denti al meglio:

  • si bagna lo spazzolino e si mette una piccola quantità di dentifricio sulle setole;
  • si poggiano le setole a 45° rispetto alla linea delle gengive;
  • si tiene la bocca bene aperta;
  • si spazzola partendo dalla base del dente (dalla gengiva) fino all’estremità e non con movimento orizzontale;
  • si ripete l’operazione sull’arcata dentale superiore ed inferiore, sia nella parte esterna che interna;
  • si poggiano le setole perpendicolari ai molari e si spazzolano;
  • i movimenti devono essere delicati. Se si ha la tendenza ad esercitare una forte pressione sulla gengiva con lo spazzolino è meglio scegliere uno spazzolino con setole morbide;
  • si sciacquano la bocca e lo spazzolino.

Come si fa la pulizia dei denti col filo interdentale?

Passare correttamente il filo interdentale aiuta ad eliminare i residui di placca e cibo dove non arriva lo spazzolino, in particolare tra un dente e l’altro. Sarebbe meglio usarlo prima di spazzolare i denti, almeno la sera. Nei bambini, non va usato prima che i denti da latte siano tutti sostituiti da quelli permanenti. Per non rischiare di irritare le gengive, il filo interdentale va passato con delicatezza, seguendo la curvatura naturale di ciascun dente. Ecco come procedere:

  • tagliare un pezzetto di filo lungo 30-40 cm;
  • avvolgere le due estremità attorno alle dita medie;
  • afferrare il filo teso tra pollici e indici;
  • infilare nello spazio tra due denti;
  • abbracciare il dente con il filo, formando una C;
  • far scivolare il filo verso il basso;
  • procedere in questo modo da entrambe le parti di ogni dente, partendo dai denti posteriori.

Un’alternativa al filo interdentale, in particolare per chi porta l’apparecchio ai denti, sono gli scovolini.